Covid-19 e Fairtrade: aggiornamento #2

La pandemia sta continuando a colpire i paesi dell’America Latina e dei Caraibi. Il più colpito è il Brasile, seguito da Perù, Cile, Ecuador. I governi di quasi tutti i paesi hanno preso misure restrittive per prevenire il contagio, sospendendo attività che prevedono raduni di massa, stabilendo periodi di quarantena, limitando il movimento dei propri cittadini alle attività essenziali e chiudendo le frontiere.

Proiezioni economiche

Secondo la CEPAL (Comision economica par America Latina y el Caribe) e la Banca Mondiale si prevede che le economie dei paesi dell’America Latina e dei Caraibi saranno fortemente colpite dalla crisi generata dalla pandemia del coronavirus, dato che le misure di prevenzione hanno provocato una paralisi delle principali attività economiche.
La Banca Mondiale prevede che le regioni subiranno una recessione con una caduta del PIL regionale del 4,6% nel 2020 dal momento che si verificherà una caduta dei guadagni generati dai settori come il turismo, i servizi, il commercio e i trasporti così come delle rimesse che pesano molto nelle economie dei paesi. CEPAL prevede una riduzione delle esportazioni a causa della diminuazione dell’attività economica dei principali partner commerciali dell’America Latina e dei Caraibi (Stati Uniti, Europa e Cina). Allo stesso modo si avrà una caduta dei prezzi dei prodotti primari, l’interruzione delle catene di fornitura e il peggioramento delle condizioni finanziarie a livello mondiale che avranno un effetto sull’economia delle regioni. Si prevede inoltre una perdita dei posti di lavoro che può generare un forte impatto. La chiusura temporale e la sospensione delle attività danneggerà le micro, piccole e medie imprese che generano il 47% dei posti di lavoro e che potrebbero vedersi obbligate a chiudere o a licenziare i dipendenti. Inoltre, si registra un’alta percentuale di persone che lavorano nel settore informale e che non possono contare su nessun tipo di protezione sociale.

Situazione dei migranti

La popolazione migrante è particolarmente vulnerabile durante una pandemia. Molti migranti originari dell’America Latina e dei Caraibi si trovano negli Stati Uniti e sono diventati uno dei gruppi più vulnerabili dal momento che non si avvicinano ai centri di salute per paura di essere deportati. Inoltre, centinaia di migranti transitano per il Messico con destinazione Stati Uniti in condizioni di grande vulnerabilità. I migranti haitiani che lavorano in Repubblica Dominicana non sono potuti tornare ad Haiti a causa della chiusura delle frontiere dal 18 marzo. I migranti che lavorano nelle zone rurali stanno sopravvivendo grazie alla solidarietà della popolazione dal momento che si trovano senza documenti e quindi non possono accedere agli aiuti che lo Stato sta offrendo alle famiglie più povere. I nicaraguensi che si trovano in Costa Rica affrontano situazioni difficili e per questo si è registrato nelle ultime settimane un ritorno di circa 20 mila persone in Nicaragua.
Nelle organizzazioni  certificate Fairtrade, si stanno realizzando misure preventive contro la propagazione del virus tra i lavoratori migranti, e allo stesso modo si sta realizzando la distribuzione di alimenti per le famiglie. La CLAC sta elaborando materiali informativi in creolo che saranno distribuiti nelle piantagioni.

Situazione delle organizzazioni del commercio equo

La maggior parte delle organizzazioni certificate Fairtrade in America Latina ha preso le misure di prevenzione disposte dai governi di ciascun paese e continua a lavorare con meno personale e orari differenti nella raccolta e nella prepazione dei prodotti per l’esportazione. Molte organizzazioni stanno implementando il lavoro a distanza per la parte amministrativa. Le esportazioni stanno continuando in quasi tutti i paesi e per tutti i prodotti, però sono più lente a causa delle procedure richieste, alla disponibilità di container e per i problemi di trasporto locale. Ci sono difficoltà nel trasporto interno dovute alle restrizioni stabilite. Il settore più colpito è quello dei fiori, nel quale si registrano licenziamenti di lavoratori in Ecuador.

Prodotti

Caffè

Ci sono limitazioni per le operazioni sul campo, ma molti lavoratori stanno continuando a lavorare. Si sta lavorando a distanza per la parte amministrativa e c’è meno personale impiegato nei campi e nei centri di lavorazione. La raccolta del caffè si è ridotta a causa della mancanza di personale. Uno dei problemi di questo momento è che i produttori non stanno ricevendo assistenza perché i tecnici non possono muoversi verso i campi e i centri di lavorazione. La richiesta di caffè si mantiene alta ma ci sono problemi di spedizione poiché mancano i container o perché si sta dando priorità alla spedizione di cibo fresco. Gli uffici governativi hanno ridotto l’orario di lavoro e per questo motivo i processi di esportazione sono più lenti. Le organizzazioni sperano di mantenere i contratti con il proprio personale. Una delle risorse che si sta considerando a medio e lungo termine è quella di utilizzare il Premio Fairtrade come fondo per pagare il salario del personale. Nei Paesi del Sudamerica il raccolto sta iniziando: si espera di lavorare con raccoglitori locali che possono essere trasportati nelle piantagioni del caffè. Ci sono molte resitrizioni dovute al distanziamento sociale che ha costretto a ridurre gli orari di lavoro e la quantità di persone per turno. Questa modalità garantisce la salute dei lavoratori e dei produttori ma farà aumentare i costi di produzione.

Produttrice di Corcil (Guatemala). Copyright Sean Hawkey

In Centro America i Paesi hanno terminato il ciclo di raccolta 2019/2020 e i produttori si stanno focalizzando nel mantenimento delle coltivazioni e nella preparazione della prossima raccolta. La maggior parte delle organizzazioni ha già venduto il proprio caffè, non si riportano cancellazioni nei contratti e le consegne sono state fatte secondo quanto concordatotra le organizzazioni e i compratori. I prezzi attualmente sono in rialzo ma il mercato è molto instabile e questo comporta un rischio per le organizzazioni.

Cacao

La produzione di mantiene nella norma nella maggior parte dei paesi con problematiche relative alla manopera necessaria per la raccolta in alcuni paesi a causa delle restrizioni alla mobilità che rendono difficile l’accesso al lavoro nel campo. Si sta continuando a lavorare da remoto e c’è meno personale nei campi e nei centri di lavorazione, come misure preventive. In alcuni paesi, la produzione di cacao è stata bassa o non molto buona rispetto agli anni precedenti a causa dell’impatto del cambiamento climatico. Rispetto alla commercializzazione del cacao, è tutto nella norma. Dal’altra parte, alcuni paesi stanno affrontando ritardi negli ordini, situazioni difficili per portare il prodotto ai porti e chiusura delle dogane. Nell’ultima settimana c’è stato un incremento della domanda di volume di cacao, specialmente di quello certificato Fairtrade.
Nei paesi della regione andina (Ecuador e Perù), la raccolta sta cominciando ora come in Repubblica Dominicana. Uno dei rischi in questo paese è il minor numero di lavoratori disponbiili per la raccolta in campo, dovuto alle restrizioni ma non ci si aspetta un ritardo nella raccolta delle fave. In Colombia, Costa Rica, Panama e Nicaragua la raccolta si è chiusa e in molti casi è stata buona quest’anno.
Attualmente, dopo un periodo di prezzi bassi, sia il prezzo che la domanda sono cresciuti. La richiesta di cacao Fairtrade continua a essere stabile perché le aziende hanno capito che ci sarà minore offerta in futuro e stanno facendo scorta di prodotto.

Zucchero

Tutti i paesi stanno lavorando con restrizioni parziali o totali di mobilità e questo sta limitando le operazioni delle organizzazioni. C’è un impatto notevole dal momento che i produttori non hanno lavorato la canna e per questo non hanno liquidità. In alcune organizzazioni non c’è assistenza tecnica e non hanno potuto mantenere i controlli adeguati alla produzione. I contratti firmati all’inizio dell’anno si stanno mantenendo e non si registrano nuove vendite. Continuano le esportazioni in modo rallentato.

Nella regione andina ci sono organizzazioni che producono solamente panela tutto l’anno. Attualmente hanno realizzato il 25% della raccolta, lasciando in sospeso il 75% della produzione stimata in circa 10 mila tonnellate di panela. Ma, a partire da aprile, tutte le operazioni si sono rallentate per le misure restrittive alla mobilità. La mancanza della possibilità di lavorare la canna da zucchero crea un ritardo nel calendario agricolo e probabilmente non sarà possibile consegnare in tempo la panela sui mercati locali ed esterni.

In Centroamerica, le organizzazioni hanno lavorato l’80% della produzione, stimata in 110 mila tonnellate di zucchero. Le organizzazioni in El Savador e Costa Rica stanno terminando la raccolta e questo crea un clima di fiducia. Ma tutte le organizzazioni hanno poca forza lavoro disponibile per tagliare la canna e questo fa aumentare i costi.
Nei Caraibi, è stato effettuato il 45% della raccolta. In Belize c’è stato un ritardo nella raccolta per cui finora si è arrivati al 40% del totale. Le organizzazioni a Cuba e in Giamaica hanno finito la raccolta e si stanno prendendo cura delle loro coltivazioni e aiutando le loro comunità in diverse aree, soprattutto con rifornimenti di cibo.

Banane

I costi di produzione aumentano a causa del distanziamento sociale che impone meno lavoratori nella piantagione e nei centri di confezionamento. La produzione di banane viene considerata essenziale per i mercati e le economie locali. Per questo, molti paesi produttori hanno stabilito speciali condizioni in modo che i lavoratori possano spostarsi nei campi e le organizzazioni non sono tenute a fare operazioni particolari. I produttori stanno utilizzando separatori di plastica per i lavoratori negli impianti, chiedono loro di utilizzare mascherine e hanno implementato altre misure preventive.

Attualmente, la maggior parte dei porti lavora normalmente con orari ridotti a causa dei protocolli di prevenzione. Ma ci sono difficoltà per far arrivare il prodotto al porto di Guayaquil dal momento che la città è diventata l’epicentro della pandemia in Ecuador e non ci sono servizi di trasporto o personale disponibile. Si sono registrati  problemi logistici anche se la produzione continua in Colombia, Repubblica Dominicana, Perù e Panama.
I prezzi si sono mantenuti stabili e c’è un aumento della domanda di prodotto. La riduzione del personale sta provocando l’aumento dei costi di produzione poiché i lavoratori sono costretti a svolgere lavoro straordinario.

Uso del Premio Fairtrade

Nelle ultime settimane, molte organizzazioni Fairtrade hanno utilizzato parte del Premio per comprare cibo per i propri membri e per la popolazione più vulnerabile nelle proprie comunità. Alcuni hanno destinato dei fondi per un aiuto economico a persone anziane o dei gruppi più fragili che non possono lavorare a causa della pandemia, come abbiamo raccontato in Perù.

Ci sono casi anche di donazioni per rafforzare il sistema sanitario a livello locale come in Colombia. Prosegue la catena di solidarietà da parte delle Organizzazioni di commercio equo in America Latina e nei Caraibi. Da parte del coordinamento locale (CLAC) si sta offrendo consulenza per poter utilizzare il Premio per affrontare la crisi a medio e lungo termine.
 
 

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