Cotone

Con un alto livello di analfabetismo e un accesso limitato alla proprietà della terra, la maggior parte dei coltivatori di cotone vive sotto la soglia della povertà ed è dipendente da intermediari che spesso comprano il loro cotone a prezzi al di sotto dei costi di produzione.

I costi di produzione crescenti, i prezzi variabili del mercato, la diminuzione della superficie coltivabile e il cambiamento climatico sono sfide quotidiane, come la fluttuazione dei prezzi del cibo e l’insicurezza alimentare. In Africa occidentale, il piccolo produttore di cotone possiede dai 2 ai 5 ettari che possono a stento fornirgli il reddito necessario per coprire i bisogni essenziali come cibo, salute, tasse scolastiche, sementi e strumenti di lavoro. Una piccola caduta nel prezzo del cotone può avere serie implicazioni per la capacità di un contadino di far fronte a questi bisogni.

In India, la maggior parte dei contadini è indebitata a causa degli alti interessi dei prestiti contratti per acquistare i fertilizzanti e altri costi di produzione e alcuni di essi hanno deciso, per la disperazione, di togliersi la vita. La complessità della catena di fornitura del cotone e del tessile sta a significare che i contadini hanno poco potere di negoziazione con gli altri attori della catena per assicurarsi prezzi migliori.

Ma in aggiunta a questi problemi, che sono una piaga per la maggior parte dei piccoli produttori, la situazione del cotone sta peggiorando perché il commercio globale del cotone è pesantemente fuorviato dai sussidi dati ai produttori di cotone anche nei paesi ricchi come negli Stati Uniti e in Europa.

I sussidi governativi creano un mercato con “finti” prezzi bassi che rende i contadini delle nazioni in via di sviluppo incapaci di competere e permette agli Stati Uniti di esportare il proprio cotone ad un prezzo più basso di quello prodotto in Africa Occidentale o India.

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