Un consiglio per le vacanze…

28 giugno 2016

Tra pochi giorni in Brasile inizierà la raccolta delle arance e per i piccoli produttori di questi agrumi, tra i più diffusi e apprezzati al mondo, comincia uno dei periodi più impegnativi e cruciali dell’anno.

A partire dai primi di luglio, tutti i componenti della famiglia di ogni “fazenda” arriveranno nei campi prima del sorgere del sole per raccogliere a mano ogni singolo frutto già maturo, lungo filari di alberi che arrivano fino a quattro metri di altezza.

Ce lo racconta Vanusa Toledo, direttrice di COACIPAR, un’organizzazione di 57 aziende agricole a conduzione familiare con sede nel Paranà, produttrice del succo d’arancia Fairtrade che arriva sui nostri scaffali.

È il periodo dell’anno in cui c’è lavoro anche per diversi aiutanti stagionali, provenienti da diverse parti del mondo.

Alla fine della campagna (che dura in totale sei mesi) la Cooperativa aprirà le sue porte a tutti, organizzando una grande festa, una vera e propria “sagra” in cui i produttori, i lavoratori e le loro famiglie celebreranno il buon esito dell’attività agricola.

“In più, alla fine della stagione i lavoratori che si saranno distinti per il loro impegno e dedizione riceveranno un bonus in denaro ulteriore, afferma orgogliosa Vanusa.

Qualità della vita e prodotti più buoni grazie a Fairtrade

Questo è infatti uno dei modi in cui i soci produttori della cooperativa COACIPAR scelgono collegialmente di investire ogni anno il Premio Fairtrade, devolvendo a questo bonus il 10% dell’intero importo.

Il 45% del premio viene poi destinato a miglioramenti infrastrutturali, come l’acquisto di macchinari (macchine elevatrici che facilitano la raccolta dei frutti da alberi alti fino a quattro metri), attrezzature e dispositivi per la sicurezza sul lavoro, corsi di formazione per il primo soccorso.

L’altro 45% viene investito in ambito sociale, per il miglioramento della qualità della vita delle famiglie ma anche per dare un’educazione e un supporto a bambini e adolescenti delle zone più povere del Paese, come le favelas.

“Grazie al Premio Fairtrade il tenore di vita delle nostre famiglie è cambiato visibilmente, persone che hanno sempre e solo lavorato la terra hanno finalmente avuto la possibilità di ristrutturare le proprie case e poter ricevere ospiti. Cambiamenti che non sarebbero stati possibili se fossimo fuori del sistema Fairtrade”.

Coacipar2

L’unione fa la forza

Il prezzo di mercato delle arance convenzionali è inferiore al prezzo minimo assicurato da Fairtrade alle organizzazioni di produttori, è quindi molto difficile per i piccoli coltivatori non organizzati entrare in un mercato estero e poter competere.

Inoltre, una grande conquista che la cooperativa è riuscita a ottenere nell’ultimo anno è stata quella di entrare nella compagine societaria dell’industria trasformatrice delle arance in succo. Questo ha consentito di dare maggiore continuità, solidità e sicurezza alle attività di COACIPAR e alla loro capacità di stare sul mercato.

“La nostra mission è promuovere la crescita dei piccoli produttori soci della cooperativa attraverso azioni che riescono a far aumentare la produzione agricola in maniera sostenibile a livello economico, ambientale e sociale. E, cosa molto importante, assicurando uguaglianza e pari opportunità tra tutti i soci continua Vanusa, dichiarando che COACIPAR rappresenta un’organizzazione di piccoli produttori 100% Fairtrade!

Cambiamenti climatici e sfruttamento delle risorse le sfide principali

Durante l’inverno un albero di arance ha bisogno di almeno 700 ore a una temperatura minore di 15 gradi, altrimenti la fioritura non ha un buon esito, e solo l’1% dei fiori di ogni pianta diventa frutto.

L’aumento delle temperature può compromettere il raccolto e dal 2000 a oggi il clima è diventato sempre più determinante.

Ma più che il clima sono le multinazionali dei fitofarmaci che stanno danneggiando l’ambiente e le colture nel nostro Paese” tiene a precisare Vanusa “Le dosi massicce di ormoni, pesticidi, antiparassitari, irrorati su piante e campi per decenni hanno ‘drogato’ il terreno rendendolo più povero e vulnerabile agli attacchi delle malattie e dei parassiti”.

D’altro canto, in COACIPAR i campi non sono molto estesi (la dimensione media di una piantagione è pari a 20 ettari) e per controllare eventuali presenze di parassiti basta un solo lavoratore ben formato.

Inizia l’estate e molti di noi staranno già pensando alle vacanze: perché non andare alla scoperta di quei produttori che, piccoli ma determinati, dall’altra parte del mondo, lavorano per costruire un futuro migliore non solo per sé ma per l’intero pianeta?