INDIA: la situazione dei produttori di tè

Dopo circa un mese di lockdown, le industrie del tè hanno riaperto a metà aprile. Le disposizioni governative permettono lo svolgimento di alcune funzioni essenziali, ma al momento concedono l’impiego solo al 50% della forza lavoro, nel rigido rispetto dei protocolli COVID-19.

La stagione del tè è adesso

Nel periodo che va da marzo a maggio nell’India nord-orientale inizia la stagione del tè, ed è il momento in cui le condizioni climatiche sono più favorevoli alla nascita delle nuove piantine. Poiché questa fase ha coinciso parzialmente con il lockdown, e quindi non è stata effettuata la prima raccolta delle foglie e la potatura delle piante nelle parti superiori, ci si aspetta un calo di produttività perché i germogli non sono stati recisi.

Attualmente nel paese afferiscono al circuito Fairtrade 23 piantagioni e 2 organizzazioni di piccoli produttori; in tutto si tratta di 5.500 lavoratori.

Le mani vengono disinfettate grazie a un composto naturale che ha proprietà antibatteriche

Le piantagioni, che normalmente producono circa 25.000 tonnellate di tè Fairtrade all’anno, hanno ripreso le loro attività, e prestano estrema attenzione e perizia ai potenziali rischi. Le disposizioni governative obbligano all’impiego del 50% del personale nei campi, e quindi per assicurare lavoro a tutti, le persone sono state suddivise in gruppi che si alternano. In Bengala Occidentale e Assam invece, le piantagioni sono state riaperte dapprima con il 25% della forza lavoro, che poi è diventato il 50%. Il management delle aziende si è occupato di fare formazione sulle misure da utilizzare sia all’aperto che all’interno degli stabilimenti per prevenire il COVID-19.  L’attenzione principale resta focalizzata sulla fornitura di adeguate tute protettive per i lavoratori e di medicinali, e sul monitoraggio di tutte le attività che vengono condotte nei campi, negli impianti di lavorazione e nei dintorni.

Utilizzo del Premio

Oltre al supporto ricevuto dal Governo, le piantagioni utilizzeranno il Premio Fairtrade per affrontare le conseguenze della crisi. Nel 2017 i produttori tè in India hanno ricevuto 1.315.503 euro di Premio Fairtrade. Chamong Tee Exports, un’organizzazione che gestisce piantagioni in Bengala Occidentale e Assam, è stata la prima a pagare i salari ai dipendenti anche durante il periodo di lockdown. Questo aiuterà i lavoratori e le loro famiglie ad affrontare le spese impreviste. Non sarà sufficiente a compensare il danno subìto dallo scoppio della crisi, ma è un piccolo gesto per alleviare il peso della situazione.

Presso le Jay Shree Tea & Industries invece i lavoratori hanno preso l’iniziativa di sanificare i loro villaggi e distribuire farmaci essenziali tra la popolazione per impedire la diffusione dell’infezione durante e dopo le ore lavorative.

Nelle immagini qui sopra stanno preparando una soluzione di disinfettante a partire da una pianta locale, l’Artemisia vulgaris, nota per le sue proprietà purificanti e medicamentose: con il suo odore molto forte allontana insetti e batteri. La soluzione viene spesso applicata sulla pelle come antisettico e repellente per gli insetti, e serve per curare molte infezioni.

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