Caffè certificato Fairtrade: perché no?

13 ottobre 2017

Le torrefazioni italiane scelgono sempre di più il caffè certificato Fairtrade. Il consumo nazionale infatti è in aumento, con un + 22% registrato nel 2016 rispetto all’anno precedente, come la vendita all’estero: 31 torrefazioni italiane, infatti, hanno venduto il proprio caffè certificato Fairtrade prevalentemente nel settore Ho.re.ca in 64 paesi per un volume di vendita che sfiora le 650 tonnellate di caffè tostato (+75% rispetto al 2015). I principali Paesi di destinazione del caffè italiano certificato Fairtrade sono stati Svezia, Gran Bretagna, Danimarca, Olanda, Finlandia, Germania. In Italia sono presenti 49 torrefazioni licenziatari del Marchio e il caffè Fairtrade è servito in circa 1000 bar.

Che cosa garantisce la certificazione Fairtrade

Fairtrade è il marchio di certificazione del commercio equo e il marchio etico più conosciuto al mondo (Globescan 2015). Il sistema internazionale Fairtrade garantisce ai produttori agricoli e ai lavoratori di Asia, Africa e America Latina un prezzo stabile (Fairtrade minimum Price) per sostenere i costi medi di una produzione sostenibile, e assicura un margine di guadagno aggiuntivo da investire in progetti di sviluppo a favore delle comunità come la costruzione di scuole, ospedali, corsi di formazione e borse di studio per il figli dei lavoratori, o il miglioramento della produzione (Fairtrade premium). Inoltre assicura il rispetto dell’ambiente, della biodiversità e promuove l’agricoltura sostenibile.

Il Marchio Fairtrade sulle confezioni di caffè indica che il 100% del prodotto è realizzato con chicchi che provengono da organizzazioni certificate, tutte di piccoli produttori.

Per saperne di più sulle modalità di approvvigionamento di caffè da produttori del circuito equo solidale Fairtrade, vai sull’apposita sezione del sito: https://www.fairtrade.it/per-le-aziende/

Focus ambiente

Gli Standard ambientali Fairtrade prevedono che i cafetaleros non utilizzino prodotti contenenti organismi geneticamente modificati e che si dotino di un sistema di controllo sull’impatto ambientale delle attività che vengono svolte, oltre a piani per la diminuzione e il controllo dell’impatto, che deve essere costantemente monitorato.

Altri aspetti riguardano la gestione dei rifiuti; il controllo sull’erosione dei terreni e l’introduzione di sistemi specifici per ridurlo; l’inserimento di buone pratiche per incrementare la fertilità del suolo. Fairtrade ha avviato in particolare nel settore del caffè lo sviluppo di una serie di programmi per l’adattamento e la mitigazione ai cambiamenti climatici rivolti ai produttori, introducendo percorsi di formazione su nuove pratiche agricole.
Solo le organizzazioni di piccoli coltivatori possono iscriversi ai registri Fairtrade, pertanto sono escluse le piantagioni.
In più, i produttori di caffè ricevono il Fairtrade premium di 20 centesimi a a libbra (454 grammi) per caffè convenzionale e 30 centesimi a libbra per il caffè biologico. Almeno 5 centesimi del premio sono dedicati al miglioramento della produzione o della qualità. Fairtrade ha concentrato i suoi sforzi nell’organizzazione dei piccoli produttori che producono il 70-80 per cento del caffè a livello mondiale.

Supportando i piccoli produttori a organizzarsi autonomamente in cooperative o associazioni, i contadini possono negoziare migliori condizioni di commercio e Fairtrade può avere un impatto maggiore.