Zucchero Fairtrade: tra i paneleros di Quinchia

5 aprile 2018

Non albeggia ancora quando partiamo da Pereira, capoluogo del dipartimento di Risasalda, 250 km ad ovest della capitale, Bogotà. Con me c’è il collega Alessandro Pastò che segue le filiere di zucchero e cacao che arrivano in Italia. È il nostro primo viaggio in Colombia: l’obiettivo è quello di incontrare le cooperative che da meno di un anno esportano il loro zucchero panela a condizioni Fairtrade in Italia.

Dopo tre ore di viaggio in macchina arriviamo a Quinchia, distretto dove si trova la cooperativa Asopanela.  Ad accompagnare questi produttori anche Maria Emilia e Viviana Uribe, tecniche agronome che lavorano per Fedepanela, organizzazione nazionale di supporto che incontriamo proprio lì. Sono loro ad occuparsi della formazione agli agricoltori e dell’accompagnamento nella risoluzione dei piccoli e grandi problemi di ogni giorno. La città, situata a sud di Medellin, è stata teatro di violenza negli ultimi 50 anni dove prima le Farc e poi i Narcos segregavano mogli e figli dei campesinos per costringerli a lavorare per loro.

 

Un passato da cui riscattarsi

Circa un quarto dei circa 40.000 abitanti in quegli anni è stato desplasados (sfollato) anche se ora, grazie a un programma di supporto del governo,  sta in parte tornando alle case e ai terreni di proprietà.

Un’ora di strada sterrata percorribile solo con le jeep ci ha portato al primo “trapiche” (il molino), il magazzino della canna, dove si svolge la molitura e lo zucchero viene asciugato e confezionato in sacchi da 24 kg.  “Con i soldi del Premio Fairtrade, siamo riusciti a comprare le nostre prime divise e a procurare il materiale didattico necessario ai figli dei contadini per accedere al colegio, la scuola media, ci racconta Diego Ismael Trejos, 26 anni, presidente della cooperativa Asopanela, che associa 125 agricoltori e 7 trapiche. È il primo passo per garantire un vero diritto allo studio per le future generazioni”.  Grazie a un progetto del governo colombiano, la cooperativa si sta anche occupando di fare arrivare ai vari nuclei acqua potabile e di mettere in piedi una rete fognaria per garantire migliori condizioni igienico sanitarie ai soci.

Nella selva colombiana

Abbiamo aggiunto un’ora di macchina al nostro percorso per arrivare a un secondo trapiche, dove abbiamo potuto assistere al processo completo da cui si ottiene la panela, lo zucchero di canna non raffinato.

Siamo a quota 1800, sopra le Ande, e intorno a noi,  a perdita d’occhio, c’è solo la rigogliosa selva colombiana, con canna da zucchero che cresce fino a circa 2000 metri e che, a dispetto della follia umana che in quei territori ha prodotto narcotraffico e guerriglia, continua a dare frutti buoni consentendo il sostentamento di queste comunità. La casa dove ci accoglie Dona Marina (proprietaria dell’azienda agricola insieme al marito Jose Gilberto Herrera) è una costruzione bassa in laterizio, con un tetto in lamiera e un porticato. Qui, quando si allarga la famiglia, basta aggiungere una nuova stanza per ingrandire la struttura.

Colpisce il fatto che cose scontate per noi come avere una rete elettrica e accesso all’acqua qui rappresentano un grande beneficio, come poter avere una lavatrice per  lavare anche gli indumenti di lavoro. Dona Marina ci prepara una vera e propria comida campesina, degna degli ospiti più importanti:  sopas de frijoles, pollos, arroz y huevos, corredati da un’accoglienza commovente e piena di speranza.

Nuove prospettive per queste comunità

Ora il nostro compito è quello di trovare nuovi sbocchi commerciali per una cooperativa contigua che supporteremo per poter avere entro il 2018 oltre 300 tonnellate di Panela da agricoltura di base e garantire un migliore futuro a queste comunità .

Abbiamo iniziato il nostro viaggio di ritorno a Quinchia e poi di nuovo a Pereira con la coscienza che il nostro lavoro e il nostro impegno possano concretamente contribuire allo sviluppo sostenibile di queste piccole comunità: oltre 15 ore di strada in condizioni proibitive ci hanno dimostrato che possiamo costruire un’economia equa , fatta da persone vere e solidali.

Paolo Pastore, direttore di Fairtrade Italia