Il Fairtrade Social tour di Silvia

18 giugno 2018

Conosciuta da tutti per essere stata l’unica donna italiana a partecipare alla Dakar, e per essersi aggiudicata il primo posto nella sua categoria al Rally dei Faraoni, al Rally del Marocco e al Rally di Tunisia, Silvia Giannetti, maremmana doc e motociclista professionista, ha chiuso la sua carriera internazionale tra il 2010 e il 2011 con due edizioni della Dakar Argentina-Cile. In quelle occasioni, Silvia ha lasciato il cuore oltreoceano ed è proprio là che ha deciso di ritornare, quest’anno, con un progetto speciale che coinvolge anche molti produttori Fairtrade.

Un’idea speciale

È iniziato tutto per caso: avevo programmato una vacanza in Cile e Argentina. Ma sbirciando tra i miei ricordi delle Dakar ho ritrovato quello di Franco De Panfilis, direttore commerciale di Organic Sur che importa banane, zenzero e curcuma biologiche dal Perù e che mi ha proposto  un viaggio non solo a livello turistico, ma soprattutto sociale. E così a novembre 2018 partirò alla scoperta del Perù per poi rientrare in Italia a  febbraio 2019. Le mie corse per il mondo mi hanno insegnato che più importanti dei premi sono i popoli e le persone che ho incontrato ai quali però ho potuto dedicare sempre poco tempo.

Un percorso irto di ostacoli

Il Perù è un territorio molto variegato che passa dal litorale desertico, alle imponenti Ande, alla foresta equatoriale. Ne percorrerò 20 mila km (da Lima alla Cordigliera, al Passo del Ticlio, fino alla Valle del Piura, nel cuore del deserto), accompagnata da un fotoreporter e muovendomi molto lentamente tra terreni pietrosi o fangosi ma soprattutto a causa dell’altitudine. Attraverserò passi sopra i 4500 metri!

Mi hanno detto  che per fare 400 km in moto ci vogliono circa 16/18 ore. Infatti, nelle zone del Perù che visiterò non ci sono strade asfaltate e la moto sarà carica di bagagli, materiali, ruote di scorta e camere d’aria. Guidare su questi terreni impervi sarà dura e devo ammettere che un po’ mi preoccupa ma il fine ultimo del mio viaggio mi aiuta a superare ogni ostacolo.

Silvia Giannetti alla presentazione del suo Perù Social Tour lo scorso maggio, a Marina di Grosseto

Una missione sociale

Andrò in in Sudamerica infatti non solo per scoprire nuovi territori, bensì per portare il mio appoggio e il mio aiuto alle popolazioni degli Ashaninka che vivono a ridosso delle piantagioni di banane, curcuma e zenzero biodinamiche e nelle quali lavorano ogni giorno.

Famiglie di contadini che abitano e lavorano in questo territorio e che riescono a sopravvivere grazie a Fairtrade, un marchio di certificazione del commercio equo che lavora con produttori agricoli in tutto il mondo garantendo loro migliori condizioni di vita e di lavoro.

Qui, avrò anche il compito di insegnare la sicurezza stradale, fattore attualmente inesistente per i campesinos che ogni giorno si recano a lavoro utilizzando piccole moto. Porterò con me caschi, protezioni per la schiena, per i gomiti, per le ginocchia  e i guanti forniti dai miei sponsor perché lì non hanno niente di tutto questo. Inoltre porterò delle donazioni e generi come scarpe, vestiti e giocattoli.

Ai contadini vorrei insegnare tecniche di guida in fuori strada, a mettere le moto a punto, le sospensioni, i catarifrangenti ma anche la sicurezza. Cercherò di essere loro d’aiuto e di portare tutta l’esperienza  che ho acquisito in questi anni di rally. Visiterò anche le scuole delle comunità dove studiano circa 5000 bambini ai quali porterò il mio appoggio, nonché il materiale didattico che già sto raccogliendo qui in Italia e che poi verrà spedito verso il Perù.

Cooperativa La Campina, una delle tappe del percorso di Silvia in Perù

Correre per gli altri

La moto partirà da Livorno il 19 di settembre e arriverà dopo 35/40 giorni: nel container ci saranno anche tutti i materiali raccolti finché i primi di novembre arriverò per sdoganarli e partire.

Sono più emozionata di quando ho corso la Dakar perché questa volta non corro per me ma per gli altri: so che là ci saranno delle persone che mi aspettano per diversi motivi e questo è un grande incoraggiamento. I primi due mesi vivrò con la popolazione degli Ashaninka, mi ospiteranno e mi porteranno nelle coltivazioni e nelle scuole.

So già che un solo viaggio non basterà per scoprire tutte le meraviglie che il Perù offre, ma dopo tante esperienze sulla mia moto voglio incontrare gente come me, tenace e che sa cosa vuol dire toccare la terra con le proprie mani.