Cambiare una foglia per cambiare la vita

3 agosto 2017

Provate a pensare di vivere una vita povera, nascosti nella foresta, senza scuole, strade, assistenza sanitaria, abitando in capanne di fango, con un lavoro minorile diffuso, costantemente sotto l’oppressione delle armi e dei machete dei gestori della coca.

Si avete letto bene, i gestori del narcotraffico, soprattutto colombiani, che gestivano le piantagioni di coca nel Nord del Perù, a Jaunjui e dintorni, oggi trasformate in piantagioni di cacao.

Nel mio ultimo viaggio in quelle zone per realizzare un breve documentario sulla realtà agricola dei produttori di cacao certificato Fairtrade, ho ascoltato storie di vita passata che mi hanno colpito.

Non sono trascorsi 40 anni e la gioia della vita attuale nei volti degli anziani, si trasformava a poco a poco in tristezza raccontando il vissuto del recente passato.

LA VITA ERA APPESA A UNA FOGLIA, LA FOGLIA DI COCA

Bastava una diminuzione della produzione, il rifiuto di un prezzo, un piccolo sgarbo e si era uccisi e se la produzione restava bassa, allora era tutta la famiglia a essere sterminata.

In questo modo il campo rimaneva senza un proprietario ed era facile rimpiazzare le famiglie poco produttive con altre donne, uomini e bambini disposti a lavorare per sopravvivere.

Esagero direte voi. Purtroppo no. Anzi, la situazione, se possibile, era ancora peggiore.

Malattie, scarsa alimentazione, l’assenza di presidi sanitari e scolastici, completavano il quadro generale della vita dei contadini “cocaleros”.

Era l’unica coltivazione che rendeva due Sol, la moneta peruviana, ma almeno in quel contesto, bastavano per sopravvivere.

POI LA SVOLTA

Con l’aiuto di qualche alleato straniero, le coltivazioni di coca furono distrutte, i narcotrafficanti in buona parte furono uccisi o arrestati, diversi si nascosero in altri stati e la produzione delle preziose e maledette foglie di coca finì ufficialmente per cessare, almeno in quella zona del Perù.

Ma cosa coltivare al posto della coca?

Cacao fu la proposta, una pianta abbastanza facile da gestire, con un processo di raccolta e di lavorazione semplice Ma produrre cacao non voleva dire avere un guadagno assicurato sino a che …

Ed è qui la svolta.

Per produrre basta poco ma produrre per ottenere un prodotto biologicamente sano è un’altra cosa.

Ecco quindi l’introduzione del concetto di coltivazione biologica e di miglioramento della produzione. Concetti che, dopo un intenso lavoro di informazione e formazione della popolazione che si aggregò in cooperative, consentì di lavorare in un contesto più stabile, puntando alla qualità del prodotto e iniziando l’esportazione per il mercato estero.

Il miglioramento dell’ambiente e quindi del prodotto coltivato, incrementò le vendite e di conseguenza il reddito.

 CON FAIRTRADE

Con Fairtrade crebbe la stabilizzazione sociale, attraverso la costruzione di scuole, strade, strutture e corsi di formazione, e quella economica, mediante contratti garantiti e il premio in denaro sulla produzione. Tuttavia, non è il reddito la principale conquista dei contadini di Juanjui: è la migliorata qualità della vita, dei rapporti sociali, il fatto di poter mandare i figli a scuola e la consapevolezza, evidente per chi parla con la gente, di avere fatto la scelta giusta.

Ecco la vera conquista. Cambiare una foglia per cambiare la vita.

Carlo Piccinelli, giornalista e videomaker