23 Aprile 2019

Aziende della moda, abbiamo qualche domanda da rivolgervi.

Sono passati tre anni da quando Fairtrade ha lanciato lo Standard e il Programma Fairtrade per il tessile, che avevano l’obiettivo di migliorare salari e condizioni dei lavoratori dell’industria. Ma i grandi marchi dell’industria della moda sono ancora riluttanti ad aderire. Come mai?

A dire la verità, siamo un po’ amareggiati. Vi ricordate quando abbiamo lanciato il nostro Standard nel 2016? Era difficile non accorgersene perché nella stampa di settore l’eco è stata forte. Ad alcuni non piaceva il nostro approccio, ma questo non ci ha fermato. Abbiamo lavorato per anni e chiesto pareri a molti, molti stakeholder e – cosa più importante – ai lavoratori stessi, e abbiamo stilato lo Standard con l’approccio più completo che l’industria della moda avesse mai visto. Ma poi, cos’è successo?

Innanzitutto, voglio complimentarmi con le aziende tedesche che stanno lavorando instancabilmente perché alcune delle loro filiere siano certificate con questo standard. Grazie Brands Fashion, 3FREUNDE e MELAWEAR, il mondo ha bisogno di pionieri come voi! Inoltre ci sono 28 stabilimenti in India che stanno affrontando temi come salute e sicurezza, salari, rappresentanza dei lavoratori, sicurezza sociale, protezione ambientale e produttività all’interno del Programma Fairtrade per il tessile. Chapeau! Apprezziamo molto anche le marche, e sono molte, che acquistano cotone Fairtrade come primo passo verso una produzione più sostenibile – i coltivatori di cotone meritano di più per il duro lavoro che fanno.

Ancora sfide da affrontare

Eppure, tutti noi sappiamo che ci sono ancora molte sfide da affrontare nel business della moda. Eccone alcune:

  1. I lavoratori che producono vestiti per tutto il mondo dovrebbero poter vestire sé stessi, e mangiare e abitare in una casa dignitosa con la propria famiglia, e dovrebbero potersi permettere cure sanitarie, educazione scolastica, trasporti. In breve, i lavoratori del tessile meritano un salario dignitoso, esattamente come chiunque altro. Se ti stai chiedendo che cosa intendiamo per salario dignitoso, non preoccuparti, l’abbiamo calcolato. O meglio, un gruppo di ricercatori l’ha calcolato, sotto l’egida della Living Wage Global Coalition. Puoi trovare i riferimenti per le regioni di Dacca e di Tirupur sul sito della Coalizione, e altri stanno per essere pubblicati. Lo Standard Fairtrade per il Tessile  richiede che i lavoratori arrivino a guadagnare un salario dignitoso entro sei anni dalla certificazione. Alcuni dicono che sia un tempo troppo lungo, altri che non sia abbastanza. Noi pensiamo sia un tempo realistico, considerando l’enorme distanza tra i salari attuali e il salario dignitoso. E sì, questo ai brand non costa poco. Ma il costo umano di questa situazione di povertà è molto più alto.
  2. I lavoratori hanno il diritto di sentirsi al sicuro. Ogni anno Fashion Revolution – che si tiene in concomitanza con l’anniversario del terribile crollo del Rana Plaza, che uccise più di 1.100 lavoratori del tessile bengalesi – è un doloroso promemoria del fatto che la sicurezza non è ancora scontata in molte fabbriche tessili. Il nostro Standard prevede criteri di sicurezza degli spazi di lavoro e degli edifici, per la protezione personale e per l’utilizzo di prodotti chimici.
  3. I lavoratori sono esseri umani, e gli esseri umani hanno bisogno di tempo libero e tempo per dormire, altrimenti rischiano incidenti sul posto di lavoro e non possono trascorrere del tempo con gli amici e la famiglia. Gli orari di lavoro troppo prolungati sono un problema molto noto in questo settore, che richiede impegno serio per essere affrontato. Noi di Fairtrade facciamo la nostra parte mostrando in che modo un’azienda può generare profitti e allo stesso tempo essere etica. Con lo Standard Fairtrade per il Tessile vengono regolamentate le ore di lavoro, così come i contratti e il lavoro temporaneo. Ci sono anche delle raccomandazioni che riguardano pratiche di acquisto eque – sì, anche nei picchi di produzione – e per contratti a lungo termine.
  4. I lavoratori devono poter rivendicare i loro diritti. Il nostro Standard aiuta a rimuovere gli ostacoli affinché i lavoratori possano riunirsi in sindacato e include formazione sui loro diritti, rappresentanza democratica all’interno dell’azienda, comunicazione interna e gestione dei reclami. Il che ci porta al prossimo punto.
  5. Niente è perfetto. Per questo motivo, è importantissimo avere dei meccanismi ben gestiti da applicare nel caso in cui le cose vadano male. Con lo Standard Fairtrade per il Tessile, le fabbriche devono avere delle procedure di reclamo che permettano alle ONG locali o ai sindacati di sostenere i lavoratori, in modo che ci sia qualcuno pronto a difenderli nel procedimento.
Operaia alla macchina da cucire. Armstrong, India. Copryright Fairtrade Germania

Quindi, cari marchi della moda, che ne pensate? È già tutto pronto per essere messo in pratica. Mancate solo voi. Giusto per essere chiari: non è una questione che riguarda noi. Riguarda soprattutto i lavoratori del settore. E i consumatori, che vogliono sapere chi ha fatto i loro vestiti e in quali condizioni.

Di certo non pretendiamo di cambiare l’industria della moda in una notte, ma vogliamo davvero tentare. Insieme. Con voi. Ci state?

di Rossitza Krueger, Textiles Manager Fairtrade International, traduzione e adattamento Ufficio comunicazione Fairtrade Italia