Senza un commercio più equo non c’è giustizia climatica

29 novembre 2018

I piccoli produttori agricoli devono essere sostenuti nella lotta contro il cambiamento climatico. La giustizia climatica si raggiungerà solo con maggiori regole vincolanti anche sul commercio e favorendo pratiche commerciali più eque per chi produce.

Dal 3 al 14 dicembre la Polonia ospita la COP 24, la conferenza mondiale sul Clima da cui, secondo molti, dipenderanno le sorti del pianeta.

Il movimento internazionale del Commercio Equo e Solidale – a cui aderiscono Fairtrade Italia ed Equo Garantito – chiede a tutti i membri e partecipanti al UNFCCC – United Nations Framework Convention on Climate Change di introdurre meccanismi vincolanti di trasparenza ed equità per un commercio più giusto, al fine di raggiungere una vera giustizia climatica nelle negoziazioni della COP 24.

Più di 500 milioni di piccole aziende agricole di produttori forniscono oltre l’80% del cibo consumato nel sud del mondo.

Insieme ai lavoratori impiegati in agricoltura, essi sono tra i gruppi più colpiti dagli effetti devastanti dei cambiamenti climatici, e nonostante questo, all’interno dei negoziati sul cambiamento climatico, le loro voci non vengono ascoltate.

Il documento politico congiunto, “Trade Justice: A key component of building smallholder farmers’ climate resilience“, delinea cinque misure concrete necessarie per trasformare urgentemente il sistema economico globale in modo che sia funzionale al benessere delle persone e del pianeta:

  • trasparenza e regolamentazione vincolanti
  • sostegno finanziario
  • corsi di formazione incentrati sui bisogni dei piccoli produttori e delle competenze tecniche necessarie
  • investimento nella ricerca agronomica e giustizia fiscale

Il Commercio Equo e Solidale da solo non può far fronte alle sfide poste dai cambiamenti climatici e dalla disuguaglianza nelle catene del valore; l’attuale sistema economico globale deve essere urgentemente trasformato.