Fairtrade per una due diligence più fair

Un nuovo rapporto descrive come Fairtrade intende il processo di due diligence, e fa il punto  sugli audit 2022 per aree tematiche

Citrus producers (Brasile). Foto: Isis Sol, © CLAC

In un nuovo rapporto dedicato ai diritti delle persone e dell’ambiente, Fairtrade diffonde per la prima volta i dati aggregati ricavati dagli audit, suddivisi per aree tematiche come i diritti del lavoro, la protezione dei bambini e la biodiversità. Fairtrade è la prima certificazione di sostenibilità a pubblicare una panoramica di questo tipo.


Il report descrive le attività che Fairtrade svolge nell’ambito della HREDD, e punta l’attenzione sulla povertà e sulla diseguaglianza come cause delle continue violazioni dei diritti umani e dell’ambiente. Chiede inoltre un’azione collettiva, in un periodo in cui sta aumentando l’attenzione per la regolamentazione sui diritti umani e sulla sostenibilità, sul greenwashing, sulla deforestazione fino alla corporate due diligence.

“Dopo un decennio in cui gli sforzi sono stati singoli o solo di facciata, le aziende oggi si stanno impegnando sempre di più nella due diligence, cioè ad investigare ed intervenire sulle tematiche inerenti ai diritti umani, agli abusi o ai problemi ambientali nelle proprie filiere” ha dichiarato Dr. Tytti Nahi, Direttrice del Centro d’eccellenza Fairtrade sulla HREDD. “Le certificazioni non sono tenute a pubblicare report di due diligence, tuttavia ci teniamo comunque a farlo in un’ottica di maggior trasparenza verso i nostri partner. Per essere efficace, la due diligence deve essere giusta: si deve basare sul dialogo tra le imprese e le persone coinvolte, deve comprendere una spartizione delle spese e una collaborazione tra le imprese della filiera così come tra i governi e la società civile”.

Cayat (Costa d’Avorio). Foto © Mohamed Aly Diabaté

Il report, intitolato Supporting shared responsibility, fornisce informazioni dettagliate su come Fairtrade svolge le attività di due diligence, cioè su come i rischi legati ai diritti umani e all’ambiente vengono identificati, affrontati e tracciati nelle filiere Fairtrade e sul modo in cui la certificazione opera. Descrive aspetti distintivi delle azioni di mitigazione e di rimedio, come ad esempio il coinvolgimento dei portatori di diritto, il Prezzo Minimo e il Premio Fairtrade, il supporto diretto alle organizzazioni, i programmi e le attività di advocacy. Si trova inoltre una fotografia dei risultati degli audit rispetto ai criteri di certificazione collegati ai diritti umani e ambientali delle organizzazioni di produttori e le aziende sui controlli effettuati nel 2022.


I risultati degli audit svolti in più di 1.500 organizzazioni di produttori Fairtrade riportano che, in una percentuale tra il 90 e il 98 per cento le stesse realtà rispondono o addirittura superano gli Standard Fairtrade in tutte le nove aree analizzate della HREDD, che sono ad esempio condizioni di vita più dignitose, diritti dei lavoratori, diritti dei bambini, non discriminazione e ambiente.

L’area su cui lavorare maggiormente è quella legata alla capacità organizzativa, dove i requisiti hanno corrisposto solo nell’83 per cento dei casi. Parallelamente il report rileva che per rafforzare i diritti dei lavoratori ed effettuare una seria due diligence, ad esempio relativa a processi decisionali democratici e al coinvolgimento degli stakeholders, sono necessarie più risorse e supporto.

Coopevictoria (Costa Rica). Foto: © Stanislav Komínek

Il report inoltre riporta i risultati degli audit effettuati in oltre 1.800 aziende certificate tra importatori, esportatori, trasformatori, terzisti e brand. Qui la conformità agli standard è più alta nelle dichiarazioni relative a buone condizioni di vita e alla qualità, e più bassa nell’area che comprende contratti più equi, calendarizzazione dei pagamenti e appropriato coinvolgimento degli stakeholder, cioè comunicazioni chiare con le organizzazioni agricole e piani di approvvigionamenti futuri.

 

Alle realtà certificate solitamente è data la possibilità di correggere le non-conformità, nell’ottica di promuovere lo sviluppo e il miglioramento delle organizzazioni. Il report pertanto include anche un approfondimento relativo a criteri e misure correttive che vengono intraprese.


È importante ricordare tuttavia che gli audit non sostituiscono l’HREDD, e le certificazioni non assolvono la responsabilità delle aziende di effettuare la due diligence.


“Gli audit sono degli indicatori di come i diritti vengono rispettati, ma non sono perfetti, e solo in alcuni casi rivelano le cause alla radice dei problemi” ha Dr. Nahi. “C’è ancora molto lavoro da fare, e noi speriamo che quello che abbiamo appreso da questo report contribuisca alle discussioni sulle iniziative multi-stakeholder nella due diligence, e sui miglioramenti reali per agricoltori e lavoratori”.

“Infine, se l’HREDD sfociasse in un abbandono dei fornitori più vulnerabili, ovvero quelli che operano nelle regioni ad alto rischio, e specialmente in quelli che si stanno dotando dei temi per affrontare questi rischi, sarebbe un fallimento” continua Dr. Nahi “Le violazioni dei diritti umani e lo sfruttamento dell’ambiente dipendono da redditi inadeguati e dal non coinvolgimento delle persone che sono più colpite. La due diligence delle aziende deve partire da qui”.

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