Lavoro minorile e Fairtrade: combattere l’ingiustizia e costruire futuro

Nella Giornata Internazionale contro il lavoro minorile, intervistiamo Anita Sheith che se ne occupa a Fairtrade International.

C’è una piaga silenziosa nel nostro sistema commerciale globale: circa 152 milioni di bambini sono intrappolati nel lavoro minorile e molti di loro lavorano nelle filiere del cibo. Mentre la comunità internazionale si unisce per la Giornata Internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile, la vera domanda, è: come eliminare il lavoro minorile una volta per tutte?
Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) che monitora il lavoro minorile nel mondo, circa la metà di questo fenomeno si verifica in Africa (72 milioni di bambini) seguita da Asia e Pacifico (62 milioni). Su questo sfondo, il 70 per cento dei bambini lavora in agricoltura e circa la metà di essi lavora in occupazioni o situazioni considerate pericolose per la loro salute e la loro vita.
A dispetto delle statistiche allarmistiche, il trend complessivo è stato positivo. Negli ultimi 20 anni, l’incidenza del lavoro minorile è diminuita del 38 per cento con il numero totale di bambini impiegati che si è ridotto di circa 100 milioni. Ma, dice Anita Sheith, Senior advisor social compliance and development a Fairtrade International, c’è ancora molto lavoro da fare.

Grazie al Premio Fairtrade, la scuola primaria di Waridi, in Kenya, fronisce ai bambini acqua potabile e la possibilità di lavarsi prima del momento del pranzo. Ora la scuola è chiusa
Grazie al Premio Fairtrade, la scuola primaria di Waridi, in Kenya, fronisce ai bambini acqua potabile e la possibilità di lavarsi prima del momento del pranzo. Ora la scuola è chiusa a causa di Covid-19. ©Nathalie Bertrams

Le vittorie conseguite nella battaglia contro il lavoro minorile sono una volta di più a rischio a causa dell’impatto della pandemia da Covid-19. La chiusura delle scuole, i limiti alle migrazioni per motivi di lavoro hanno fatto diventare i ragazzi e le ragazze più vulnerabili. Se i genitori si ammalano a causa del virus, i bambini e i ragazzi, soprattutto le ragazze, potrebbero finire per assumere responsabilità più grandi di loro per la sopravvivenza delle loro famiglie.
Dunque, come possiamo assicurarci che in questo anno per l’eliminazione del lavoro infantile, le vittorie così duramente conquistate nei due decenni passati non siano reversibili? Abbiamo parlato con Anitha Sheith degli obiettivi di Fairtrade per quest’anno così ambizioso e su come sta conducendo la sua battaglia contro il lavoro minorile.

Dominique dal Burkina Faso durante il raccolto del cacao in una piantagione a 50 km da Abengourou. ©Stanislav Komínek, Fairtrade Czech Republic and Slovakia

Per cominciare, che cos’è il lavoro minorile? Molte persone hanno difficoltà ad inquadrare il concetto e sembra ci sia una sottile distinzione tra sfruttamento del lavoro minorile e lavoro minorile. Come li definisce Fairtrade?

Lo sfruttamento del lavoro minorile fa riferimento al lavoro che è dannoso per la salute e il benessere dei bambini e interferisce con la loro educazione, il tempo ricreativo e lo sviluppo. ILO (Organizzazione internazionale del lavoro), che mette a punto gli Standard e le norme per definire che cos’è sfruttamento del lavoro minorile e cosa non lo è, ha identificato tre categorie specifiche per definire questa pratica: età, esposizione a materiali pericolosi e quello che loro chiamano “le peggiori forme incondizionate” di lavoro minorile.

  • Età: ILO colloca l’età minima generale per essere assunti o lavorare a 15 anni. L’organizzazione non riconosce che in alcuni Stati la scuola è obbligatoria fino a 16 anni e a quel punto l’età minima è corretta per tale paese. ILO accetta anche che i ragazzi dai 13 anni possano svolgere lavori leggeri ma questo non deve interferire in nessun modo con la frequentazione della scuola.
  • Esposizione a materiali pericolosi: sono, per loro natura, nocivi per la salute, la sicurezza o a livello di rischio morale per i bambini. I Paesi hanno chiesto all’ILO di preparare delle linee guida per quello che può essere definito come lavoro pericoloso ma l’ILO offre definizioni generiche come punto di partenza.
  • Peggiori forme incondizionate di lavoro minorile: come tutte le forme di schiavitù o pratiche simili alla schiavitù, la prostituzione infantile e la pornografia e la partecipazione ad attività illecite come la produzione e il traffico di droga. Questo è quello che più o meno corrisponde al lavoro minorile dal punto di vista delle Nazioni Unite.

Tuttavia, dobbiamo anche tenere a mente che in molti Paesi del mondo è legalmente accettato per i bambini di partecipare al lavoro leggero se non va a interferire con la loro educazione. In molte società che si basano sull’agricoltura, per esempio, i bambini possono aiutare i loro genitori e familiari nei campi portando avanti mansioni che vanno dalla pulizia al raccolto. Ed è questa la parte insidiosa: se non si guarda con occhi esperti, a volte quello che sembra sfruttamento è lavoro perché dipende da un certo numero di fattori come ad esempio lo svolgimento, il tipo di lavoro e le condizioni di esecuzione.

Cooperativa Coobana, Changuinola, Panama.© Eduardo Martino

Qual è l’approccio di Fairtrade nell’affrontare il lavoro minorile?

Abbiamo bisogno di porre l’accento soprattutto sul fatto che il lavoro minorile è il prodotto di disuguaglianze sistemiche e condizioni di commercio inique, specialmente la povertà endemica. Finché le famiglie vulnerabili non saranno capaci di raggiungere una vita dignitosa, mettere fine al lavoro minorile rimarrà difficile. Migliori guadagni, qualità del sistema scolastico, affrontare la discriminazione, lo sfruttamento e l’abuso, la consapevolezza sui diritti dei bambini, interventi legali e cambiamenti sociali sono tutti fattori necessari per combattere il lavoro minorile.
Attraverso la nostra stessa esperienza, abbiamo imparato che il modo di affrontare il problema del lavoro minorile è cruciale. Fairtrade ha adottato un approccio basato sui diritti e centrato sulla comunità perché aumenta in modo esponenziale la possibilità che le comunità prendano in carico il loro problema piuttosto di portare altrove pratiche dannose. Lavoriamo su molteplici fronti dal mettere a punto standard severi alla formazione per le organizzazioni di produttori allo sviluppo di programmi mirati con altri partner.
Lavoriamo anche per affrontare la povertà come una delle principali cause alla radice del problema, attraverso i Prezzi minimi Fairtrade e il Premio che migliora le entrate per i contadini. Queste iniziative di Fairtrade sono cruciali perché forniscono ai produttori guadagni finanziari che possono utilizzare per rinvestire nelle loro comunità e famiglie, costruire scuole, offrire un’educazione migliore e generalmente salvaguardare i bambini dalla piaga stessa del lavoro minorile.

Un bambino appartenente alla comunità di lavoratori del settore bananiero della provincia di Montecristo, in Repubblica Dominicana. ©Fairtrade / José García

Ci sono stati esempi di lavoro minorile riscontrato tra i produttori certificati Fairtrade? Come ha risposto?

Si, ci sono stati diversi casi nei quali i produttori certificati hanno utilizzato, o è stato segnalato che abbiano utilizzato, lavoro minorile. Le segnalazioni possono insorgere a seguito di un audit condotto dal nostro ente di certificazione FLOCERT o, in altri casi, sono state portate da attivisti locali o giornalisti. Detto questo, se il lavoro minorile è presunto o identificato in un’azienda agricola certificata Fairtrade, facciamo scattare azioni immediate e complete.
Alla segnalazione di lavoro minorile si attiva immediatamente la policy di Fairtrade per la protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili. Questa policy richiede di agire in maniera sicura per proteggere le persone colpite coinvolte nelle peggiori forme di lavoro minorile, di supportare i produttori con misure preventive e di assicurare che siano seguiti gli Standard Fairtrade.
Se si identificano le peggiori forme di lavoro minorile, allora prepariamo un report per l’agenzia di protezione nazionale, se presente, o per le organizzazioni di diritti umani nel paese per ulteriori azioni, come il rimedio sicuro. La nostra policy di protezione e le procedure per i bambini e gli adulti vulnerabili chiede una risposta e un’azione per garantire il rispetto delle leggi nazionali pertinenti e applicabili e il rispetto delle norme Fairtrade.
Da parte loro, gli Standard Fairtrade per il lavoro minorile e la protezione dei bambini richiedono che le azioni di rimedio debbano assicurare sicurezza a lungo termine per i bambini e la creazione di progetti di prevenzione per assicurare che il figlio sottratto non sia sostituito da altri. Tuttavia se viene trovata una non conformità per questo aspetto degli Standard, supportiamo le organizzazioni di produttori nel rafforzamento dei loro programmi e sistemi per indagare e prevenire il lavoro minorile.
In ultima analisi, l’assenza di sistemi adeguati, compresi il monitoraggio continuo e la risposta al problema, porta alla sospensione e quindi alla decertificazione se l’organizzazione di produttori non lo affronta.

Un magazzino di raccolta del cacao della cooperativa Cann, Costa D’Avorio, con un cartello contro il lavoro minorile. ©Fairtrade Austria

Il 2021 è l’Anno internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile. Organizzazioni, come Fairtrade, i governi e le aziende private hanno sottoscritto degli impegni con ILO che li spingono ad aumentare i loro sforzi nel combattere il lavoro minorile. Che cosa sta pianificando Fairtrade per questo anno così importante?

Fairtrade ha aderito all’ILO insieme comunità internazionale impegnandosi a porre fine al lavoro minorile. E ci siamo, infatti, impegnati ad accelerare i nostri sforzi attraverso il Sistema partecipato di monitoraggio e cura Fairtrade Youth Inclusive Community Based Monitoring and Remediation (YICBMR) che si focalizza sulla formazione, sul rafforzamento delle capacità e sul coinvolgimento dei bambini lavoratori, dei giovani, delle organizzazioni dei produttori, delle famiglie e delle loro intere comunità nei paesi produttori nell’identificare e nel rispondere ai rischi di lavoro minorile. YICBMR mette al centroi bambini, i giovani e gli adulti affinché si impegnino ad affrontare alla radice le cause di lavoro minorile nella comunità locale . È un sistema ad area che copre sia le organizzazioni di produttori Fairtrade che quelle non Fairtrade. I contadini e i membri della comunità, come donne, giovani e bambini, si impegnano in modo paritario insieme per identificare potenziali e o attuali rischi per il benessere dei bambini e costruiscono delle indicazioni per rispondervi. Le organizzazioni di produttori imparano chi coinvolgere, quali dipartimenti del governo e quali progetti di prevenzione dovrebbero essere implementati per affrontare le cause alla radice del lavoro minorile. Bambini e adulti identificano dove i bambini si sentono sicuri e dove non sicuri e disegnano progetti per migliorare il benessere dei bambini e il loro sviluppo.
In fin dei conti, il nostro programma è un approccio inclusivo di area: abbiamo bisogno che la comunità intera investa nel mettere fine al lavoro minorile e rispetti i diritti dei bambini.
Ad oggi, è stato implementato per diversi prodotti in 14 Paesi. E ci sono attualmente in corso programmi in America Latina, Africa e Asia – Pacifico.

Una ragazza che ha fatto parte del programma di Fairtrade sul lavoro minorile in Madagascar.

Puoi parlarci dei ragazzi che sono stati coinvolti nel supportare le fasi del programma a livello dei produttori?

L’approccio del programma coinvolge i giovani in un ampio raggio di attività e di decisioni da prendere: sono membri dei Comitati del lavoro minorile, raccolgono dati e li valutano, sono facilitatori della comunità. Molto spesso bambini e ragazzi sono oggetto di raccolte dati sul lavoro minorile. Fairtrade voleva cambiare questo approccio e dare spazi dove i ragazzi siano considerati come soggetti che conducono la battaglia contro il lavoro minorile. I giovani coinvolti nel supportare l’implementazione del YICBMR svolgono essi stessi da lavori svolti in età precoce, capiscono la differenza tra lavoro leggero e lavoro minorile. All’inizio, le organizzazioni di produttori erano riluttanti ad assumerli. Ma oggi tutti le organizzazioni dichiarano il lavoro enorme che hanno fatto per costruire interesse nella comunità riguardo al lavoro minorile. Alcuni hanno assunto questi giovani a tempo pieno nelle organizzazioni.

Si stima che mentre il lavoro minorile sia diminuito del 38% negli ultimi 10 anni, 152 milioni di bambini ne sono ancora vittima. Cosa ti piacerebbe vedere in più nella battaglia globale contro il lavoro minorile?

Penso che in Europa e negli Stati Uniti il lavoro minorile è un problema del passato – qualcosa di relegato alle pagine delle novelle di Dickens. Ma il lavoro minorile è qui e la battaglia è concreta e deve basarsi sui diritti dei bambini, specialmente il loro diritto ad essere protetti e ascoltati.
Quando si tratta di sradicare il lavoro minorile, quello che abbiamo bisogno di mettere in luce è il fatto che siamo coinvolti tutti quanti: organizzazioni come Fairtrade, attivisti locali e internazionali, giornalisti, ricercatori, produttori, consumatori – abbiamo tutti un ruolo da giocare e siamo complementari.
In un mondo che ha subito l’impatto di Covid-19, dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per lavorare insieme nel trovare, risolvere e prevenire il lavoro minorile e allo stesso tempo migliorare le opportunità per i giovani tra i 16 e i 24 anni di trovare un lavoro dignitoso, sviluppare competenze e opportunità di fare impresa. A Fairtrade siamo impegnati a fare la nostra parte.

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