L’India che non ti aspetteresti

Giulia Camparsi si occupa delle filiere del cotone e del tessile per Fairtrade Italia e questo novembre ha visitato alcune realtà in India.

Viaggiare in India per Fairtrade mi ha permesso di rivedere il mio modo di pensare alle imprese di quel paese, sotto tanti punti di vista. E questo è indice dei pregiudizi che ci accompagnano quando viaggiamo in certi contesti. Ero in un gruppo di 25 persone, tutte europee, e nessuno di noi si aspettava quello che ha visto e vissuto. Ma forse la cosa più straordinaria è stato incontrare alcune donne, stupende, come Anjira, Ankita, Narmadha e Sagata. 

Vasadha Swaraj

Anjira M. lavora per Vasudha Swaraj come Social Compliance and Business Development officer. Vasadha Swaraj è un gruppo di agricoltori di cotone associato a Pratibha Synthex, un’azienda tessile nel distretto di Khargone nello Stato del Madhya Pradesh in India, ad integrazione verticale, per la quale lavora Ankita come Head of Communication.

Anjira e Ankita lavorano a braccetto: quello che Anjira sviluppa nei campi, Ankita lo traduce in materiale di marketing per l’azienda. La filosofia del gruppo Vasudha – Pratibha è molto semplice: le comunità di agricoltori devono essere indipendenti. In un’industria, quella del cotone, dove gli agricoltori sono alla mercè delle multinazionali che forniscono loro le sementi OGM e i relativi pesticidi e fertilizzanti, Anjira racconta agli agricoltori perché è importante tornare all’agricoltura biologica come veniva praticata fino a 30 anni fa. Attraverso il Premio Fairtrade hanno costruito una sala di formazione con 25 pannelli illustrati che spiegano come gestire il suolo e l’acqua in modo virtuoso. Di fianco al training center c’è un campo test, dove vengono messe in atto le buone pratiche, un vivaio di piante di cotone e da frutto da distribuire agli agricoltori associati e un impianto per produrre compost dal letame. Ma la vera indipendenza passa dalla disponibilità di semi ed agrochimici. Così, il gruppo, attraverso finanziamenti Fairtrade ad hoc ha iniziato la ricerca per la propagazione di semi non OGM e la selezione di nuove varietà che diano resa e resistenza ottimali. Le mogli degli agricoltori sono impiegate in un impianto di produzione di pesticidi naturali a base di oli essenziali e fertilizzanti organici (a base di urina di mucca), la cui ricetta è stata condivisa con i singoli agricoltori che possono scegliere anche l’autoproduzione.  

Quando ho chiesto ad Ankita cosa significa per lei lavorare come donna, la sua risposta è stata una fragorosa risata accompagnata da un: “beh, sappiamo fare le cose bene come gli uomini, non vedo dove stia il problema”. Chapeau!

Paramount Textile

Sagata e Narmadha, invece, le ho conosciute da Paramount Textile, un’azienda tessile che produce biancheria da letto di alta qualità ed è certificata secondo il Fairtrade Textile Standard: paga a tutti i propri dipendenti uno stipendio dignitoso, che nel caso specifico è circa due volte e mezzo lo stipendio minimo previsto dalla legge indiana. L’azienda è stata fondata da una donna che voleva dare migliori opportunità di vita alle sarte del villaggio ed è guidata oggi da Ram, il figlio, che ha sposato la filosofia della madre. Oggi l’azienda impiega circa 400 persone, di cui il 70% donne. Sagata è una dei queste, si occupa delle politiche di welfare dei dipendenti. Narmadha, invece, è una consulente esterna che valuta la corretta compliance dell’azienda ai requisiti legislativi e delle certificazioni. Le ho conosciute sedute al tavolo del management a discutere con il general manager dei prossimi passi per migliorare ulteriormente le condizioni di lavoro, nei loro Saree colorati. Si parlava, nello specifico, di come istituire una “grievance commettee”, ovvero un gruppo di operai e operaie in grado di raccogliere denunce interne in caso di situazioni spiacevoli e di istituire una procedura affinché le lamentele possano arrivare anche anonime al management. Spiegavano come questo meccanismo sia essenziale per garantire la stabilità degli operai e delle operaie: se possono esprimere il proprio disagio e ci sono effettivamente meccanismi di correzione la permanenza in azienda è più lunga, e aumenta la qualità e la specializzazione del lavoro. 

E’ stata questa situazione nello specifico che mi ha colpito e mi ha fatto pensare al pregiudizio che abbiamo verso società diverse da quelle a noi conosciute e che mi colpisce ogni volta che mi confronto con aziende del sud. Pur con tutta l’apertura mentale di cui sono capace, mi stupisce sempre trovarmi di fronte persone con una visione così chiara: per fare business al primo posto ci deve essere la persona e tutto deve ruotare attorno ad essa e alla cura dell’ambiente, perché senza le persone e le risorse della terra, di fatto, non è possibile creare nulla. 

 

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