Il prezzo del caffè è ai minimi storici e a rimetterci sono i produttori

07 settembre 2018

Il prezzo del caffè è sceso drammaticamente nelle ultime settimane e i produttori hanno suonato l’allarme perché questa picchiata minaccia la vita (già appesa a un filo) di 25 milioni di famiglie di contadini in tutto il mondo. E noi non possiamo più chiudere gli occhi di fronte a quello che sta accadendo.

Una coltivatrice di Fedecocagua (Guatemala) Copyright: Sean Hawkey

La voce di Brasile e Colombia

Alla fine di agosto, Brasile e Colombia, che insieme producono metà del caffè commercializzato a livello mondiale, hanno pubblicato una presa di posizione comune in cui si dichiara che i contadini sono costretti a vendere il loro caffè molto al di sotto del prezzo di costo. Questa situazione disastrosa viene confermata da altri dati piuttosto recenti. Alla fine del 2016, il prezzo dell’Arabica alla borsa di New York era di 1,55 dollari alla libbra (454 grammi). Da allora è sceso ulteriormente arrivando ora a meno di un dollaro a libbra. Con questo crollo del 30% del prezzo, i contadini potrebbero affrontare una perdita annuale di più di 7 miliardi di dollari di reddito. Nessun programma di sviluppo potrà mai coprire questa perdita.

Produttrici di Corci (Guatemala). Copyright Sean Hawkey

Sostenibilità?

“Sostenibilità” è una parola sulla bocca di tutti in questo periodo e spesso noi, come Fairtrade, pensiamo di fare un buon lavoro, di contribuire a rendere concreta questa parola, attraverso un sistema di certificazione credibile.

I paesi produttori affermano invece che la sostenibilità viene di fatto sconfessata dalle grandi multinazionali che la promuovono e che realizzano progetti ma nello stesso tempo la vanificano attraverso le loro pratiche commerciali. Il rapporto Coffee Barometer, pubblicato recentemente, arriva alle stesse conclusioni. Si fa presto a fare i conti. Del valore totale del caffè (200 miliardi di dollari nel 2015), solo il 10% rimane nei paesi d’origine della materia prima. Le più grandi aziende spendono circa 250 milioni di dollari l’anno in sostenibilità, una goccia nell’oceano se pensiamo che nel frattempo gli agricoltori perderanno 7 miliardi di reddito.

Un produttore di caffè siede sui sacchi di caffè raccolto nel suo campo (Carsbil, Honduras). Copyright Sean Hawkey

Chi sono i responsabili?

Pagando prezzi troppo bassi, l’industria del caffè è almeno in parte responsabile della violazione dei diritti umani: povertà, lavoro minorile, condizioni misere e danni ambientali. Nelle discussioni sulla sostenibilità, parlare di un prezzo dignitoso è un tabù. La maggior parte dell’industria rifiuta di impegnarsi per riconoscere ai contadini un prezzo decente. In Olanda, ad esempio, Fairtrade, che è l’unico marchio di certificazione che chiede un prezzo minimo di 1,60 dollari a libbra, ha una quota di mercato di circa il 5%. Questo significa che 9 caffè su 10 venduti nei supermercati olandesi non offrono alcuna sicurezza sul prezzo riconosciuto ai contadini che dipendono dai capricci del mercato. In Italia, la quota è meno dell’1% del mercato totale. È arrivato il tempo che i marchi del caffè, i supermercati e l’industria si prendano le loro responsabilità in materia di politiche d’acquisto. E voi, consumatori, volete essere coinvolti in questo meccanismo di sfruttamento dei produttori di caffè comprando i loro prodotti?

Peter d’Angremond,  Max Havelaar Foundation

Questo articolo è stato pubblicato in originale nel giornale olandese de Volksrant, il 4 settembre 2018. Traduzione e adattamento Ufficio comunicazione Fairtrade Italia