Chi ha fatto i tuoi vestiti?

27 aprile 2018

Se segui a ritroso il percorso della tua t-shirt, non ti sarà difficile incontrare i piccoli contadini produttori di cotone.

Adesso smetti di leggere questo articolo e fai una ricerca su internet con la parola chiave “moda sostenibile” (non preoccuparti, saremo ancora qui quando tornerai). Scoprirai che in questo momento ha raggiunto il suo apice l’interesse per una moda più in linea con produzioni che rispettano i diritti umani, sono amiche dell’ambiente e che sostengono  una vita dignitosa per tutti. I risultati della tua ricerca saranno ricchi di idee per migliorare il tuo shopping, ridurre il tuo impatto e distinguerti.

Ci sono stati infatti molti progressi negli ultimi 5 anni dalla tragedia del Rana Plaza che ha troncato la vita di 1133 persone e ne ha minacciate altre migliaia. Sono stati presi impegni, sono state fatte ricerche, è stato pubblicizzato il cambiamento ma ci sono ancora molte cose da fare. In questo momento, è importante ricordare che noi, consumatori come me e te, abbiamo in mano un grande potere. E possiamo  influenzare l’industria della moda spingendola verso un’autentica trasparenza.

Contadini sollevano il cotone raccolto, Sodefitex, Senegal

Guarda con rispetto il tuo guardaroba

A occhio e croce una persona su sei lavora nella catena di fornitura della moda globale – l’industria che annovera il maggior numero di lavoratori dipendenti. Se inizi a sbrogliare la matassa delle filiera, ti renderai conto che la maggior parte di quei fili sono riconducibili al cotone, la più importante fibra tessile coltivata al mondo. Cerca nel tuo guardaroba. Ignora il taglio dei vestiti o come ti stanno quando ti guardi allo specchio. Che cosa realmente sai sulla provenienza dei tuoi vestiti? Su chi ha prodotto le materie prime? Versati un caffè Fairtrade e prenditi il tempo per leggere attentamente le etichette dei tuoi capi preferiti. E alla fine ti renderai conto che il lavoro di centinaia di persone ha reso possibile il confezionamento dei tuoi pantaloni.

Un ambiente ricco di sfide

Per come viene coltivato attualmente, il cotone non riesce a offrire un livello di vita decente e sostenibile a milioni di piccoli contadini nel mondo, prevalentemente in Africa e Asia. Affrontare le sfide dei coltivatori di cotone è parte integrante della creazione di una moda veramente sostenibile. I piccoli contadini sono invisibili nella catena di fornitura. Essi detengono un potere o un’influenza ridotta e sono spesso alla mercé di un mercato altamente volubile. Dal 1960, il prezzo reale del cotone è crollato del 45 per cento, da più di 3 dollari al kg a 1,73 dollari nel 2014. Anche i  sussidi per le grandi organizzazioni di produttori nei paesi ricchi influiscono sull’impoverimento dei contadini in paesi dove il cotone potrebbe crescere in modo più sostenibile. Alcuni studi hanno calcolato che la caduta dei prezzi del cotone causata dai sussidi nei paesi sviluppati è associata ad una perdita annuale del reddito dei contadini africani di 250 miliardi di dollari.

Ritratto di famiglia, Pratibha Cotton Farm, India

Il cotone convenzionale ha un contraccolpo pesante anche sull’ambiente.  Si stima che la produzione di cotone nel 2014 ha richiesto 3,3 miliardi di dollari di pesticidi inclusi molti di quelli considerati pericolosi dall’Organizzazione mondiale della sanità. Un immagazzinamento carente  e la mancanza di formazione spesso causano problemi di salute per i lavoratori. Sistemi di irrigazione inefficienti possono distruggere le riserve di acqua a livello locale e l’irrigazione a pioggia provoca la dispersione dei pesticidi e dei fertilizzanti inquinando fiumi, laghi e falde.

Un cotone commercializzato a condizioni Fair può fare la differenza

Dunque, come possiamo incidere in modo positivo sulla vita dei piccoli contadini? Fairtrade Foundation stima che una crescita dell’1 per cento del prezzo di distribuzione dei vestiti potrebbe avere come conseguenza la crescita del 10 per cento del prezzo corrisposto ai coltivatori di cotone. E’ davvero una somma trascurabile se pensiamo che spesso i distributori si prendono un margine di più della metà del prezzo finale dei prodotti in cotone. E i consumatori hanno fatto capire che potrebbero pagare di più per prodotti lavorati in modo etico che rispettano i diritti umani.

Consigli per gli acquisti

1. Cerca il marchio e poi datti da fare a casa: chiedi al tuo marchio preferito o cerca online se c’è una lista dei luoghi da cui compra il cotone.

2. Cerca prodotti che utilizzano il cotone Fairtrade: una ricerca mostra che l’impronta sociale e ambientale del cotone proveniente da contadini Fairtrade è 5 volte più bassa di quella delle produzioni convenzionali.

4. Compra meno, compra meglio: se prodotti eticamente, i vestiti sostenibili dovrebbero costare di più. Non pensare di cambiare tutto in una volta sola. Cerca i marchi, che cosa stanno facendo e trova un capo di abbigliamento da cui iniziare il tuo percorso.

5. Condividi il messaggio: partecipa alla Fashion Revolution, un  movimento globale nato per cambiare l’industria del tessile. Fai un selfie con il marchio dei tuoi vestiti e tagga il brand aggiungendo l’hashtag #chihafattoimieivestiti.

La tragedia del Rana Plaza ha rappresentato un campanello di allarme per tutto il mondo. Sono passati cinque anni ma il percorso è solo all’inizio. Il movimento per cambiare il nostro modo di produrre i vestiti diventa sempre più forte, ma abbiamo bisogno del tuo aiuto.