Che senso ha la nuova proposta di Direttiva europea sulla dovuta diligenza?

Il 23 febbraio, la Commissione europea ha presentato la sua proposta per una legge europea sulla Due diligence sui diritti umani e ambientali (dovuta diligenza).

Esorta le grandi imprese che inseriscono i loro prodotti sul mercato europeo a ridurre e a porre rimedio a tutti i loro gravi impatti negativi (o delle loro filiere) in relazione alle persone e all’ambiente. Questa legge può rappresentare un progresso per i contadini e i lavoratori che operano nelle catene di fornitura a livello globale in termini di sostentamento e di rispetto dei diritti umani. Ma molti gruppi di contadini certificati Fairtrade temono il contrario: un regolamento mal definito che potrebbe escludere gli agricoltori e i lavoratori vulnerabili dalle catene di approvvigionamento.
Come molte organizzazioni che si occupano di giustizia sociale nel mondo, Fairtrade ha seguito la preparazione di questa proposta per molti anni. Ma cosa dice in particolare? Abbiamo parlato con Tytti Nahi, responsabile per Fairtrade di Imprese e diritti umani, su come vede questa proposta e quale impatto si aspetta che abbia nel portare una maggiore equità per i contadini e i consumatori nel mondo.

Quanto è importante la proposta della Commissione su HREDD?

È a dir poco una proposta innovativa. È un grande, primo passo verso un business che prende sul serio il benessere delle persone e dell’ambiente.
È stata a lungo in lavorazione. Infatti, si basa su un accordo globale, stipulato alle Nazioni Unite nel 2008, che esorta le imprese a rispettare i diritti umani e a stabilire un solido processo di Dovuta diligenza che identifichi, affronti e renda conto degli impatti che i processi e la catena del valore hanno sulle persone e sull’ambiente. Il concetto ha avuto così tanto successo che Francia, Germania e Svizzera, per esempio, hanno già inserito questa responsabilità in leggi nazionali vincolanti.
Ma più di ogni altra cosa, la proposta dell’UE è semplicemente sensata. Proprio come le aziende devono garantire che i loro prodotti siano sicuri per i consumatori che li utilizzano, dovrebbero anche avere la responsabilità di garantire che la produzione sia sicura per i lavoratori, gli agricoltori e l’ambiente.

Quindi, spetta alle aziende risolvere i loro problemi di diritti umani.

Bene, se questa fosse la portata del problema, allora sarebbe piuttosto semplice. Ma il problema è molto più complesso di quanto possa sembrare a prima vista. Quando i rischi – per la sicurezza e i diritti dei consumatori o dei produttori – si trovano all’interno delle catene di approvvigionamento, la sfida di affrontarli diventa più stratificata. In breve, le aziende non possono risolverli da sole: hanno bisogno del sostegno e della collaborazione della loro intera catena di approvvigionamento.
Ma coloro che stanno alla base della catena di approvvigionamento spesso lottano di propria iniziativa per porre fine, prevenire e rimediare del tutto alle violazioni. E se non ce la fanno, non è perché non ci provano. Molti di loro, tra cui milioni di piccoli agricoltori, sono semplicemente privi di risorse poiché il potere economico e il valore sono distribuiti in modo molto diseguale in molte catene di fornitura globali. Ecco perché è un imperativo il fatto che le aziende che operano nei mercati dell’UE sostengano anche i loro fornitori – specialmente quelli all’inizio della catena di approvvigionamento – attraverso prezzi equi, altre pratiche di acquisto e progetti di sviluppo concreti.

Come si inserisce la proposta della Commissione europea in questa dinamica?

La proposta della Commissione europea è positiva per le aziende che prendono sul serio la sostenibilità. Infatti, livella il campo di gioco in modo che tutte le aziende sui mercati dell’UE debbano investire nella sostenibilità sia per le persone che per l’ambiente. Questo è il motivo per cui più di 100 aziende, investitori, associazioni commerciali hanno firmato una dichiarazione congiunta all’inizio di questo mese, sollecitando l’UE ad adottare rapidamente questo regolamento.
Tuttavia, affinché questo regolamento aiuti veramente le imprese a diventare più responsabili e sostenibili a livello europeo, tre punti rimangono cruciali: gli obblighi di due diligence devono estendersi a tutta la catena di approvvigionamento; devono essere basati su un significativo coinvolgimento degli stakeholder; e devono includere una revisione e una riforma continua delle pratiche commerciali e di acquisto irresponsabili.
Presi insieme, questi tre elementi possono stimolare il necessario dialogo significativo e la collaborazione tra le aziende a monte e a valle delle catene di fornitura, che rimane cruciale per affrontare una verità di problemi complessi nelle catene di fornitura globali che vanno dal lavoro minorile, alla deforestazione, alla violenza di genere.

Allora quanto è valida?

Dal nostro punto di vista, l’attuale proposta è un buon punto di partenza per i successivi negoziati, dato che la Commissione riconosce la necessità di coinvolgere intere catene di fornitura, le parti interessate e di riformare le pratiche di acquisto.
Tuttavia, c’è molto spazio per migliorare la portata della proposta. Ad esempio, riguarda solo le aziende molto grandi – e ne sono escluse il 99%.
Inoltre, l’attuale proposta non riesce a stimolare una collaborazione concreta all’interno delle catene di approvvigionamento. Riguarda solo “relazioni commerciali consolidate”. Questo significa che le aziende che evitano relazioni a lungo termine e mantengono una serie di fornitori a breve termine potrebbero continuare a ignorare i diritti umani e le questioni ambientali nelle catene di approvvigionamento.
La proposta suggerisce anche che gli acquirenti europei potrebbero porre fine a una relazione commerciale ogni volta che l’acquirente vede che un fornitore deve affrontare seri problemi di diritti umani o ambientali che probabilmente non cesseranno o saranno significativamente mitigati nel breve periodo. Questo, francamente, vanifica lo scopo. Le soluzioni a breve termine sono poche perché problemi seri come il lavoro minorile, il lavoro forzato e la deforestazione sono alimentati da molti fattori sociali ed economici.
Ciò di cui abbiamo bisogno è un dialogo significativo e una collaborazione duratura tra tutti gli attori della catena di approvvigionamento: questo è ciò che serve per fare progressi reali nel prevenire, cessare e rimediare alle violazioni dei diritti umani e ai danni ambientali nelle catene di approvvigionamento globali.

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