Donne, sementi e sostenibilità

03 marzo 2014

“Avere il controllo sulle sementi è l’essenza del Fairtrade. Senza sementi non c’è agricoltura. Il controllo sulle sementi è un diritto fondamentale”. Così esordisce Arun Ambatipudi di Chetna Organic quando lo incontriamo.

“Stiamo lavorando perché il controllo sulle sementi sia in mano alle donne com’era un tempo. Sappiamo che la situazione non cambierà dall’oggi al domani. Ma stiamo assistendo a piccoli successi di donne custodi di semi che guadagnando rispetto e potere decisionale”.

Chetna lavora con oltre 12.000 agricoltori diffusi delle zone di Andhra Pradesh, Maharashtra e Orissa, territori dell’India centro-orientale. La produzione sfiora i 63.000 quintali di cotone certificato Fairtrade e coltivato con i metodi dell’agricoltura biologica.

Sapevate che in India più del 90% di tutto il cotone è geneticamente modificato? E gran parte del cotone rimanente è ibrido, contaminato e quindi non produce semi che possono essere ripiantati? Questo significa che gli agricoltori sono costretti ad acquistare i semi “nuovi” anno dopo anno.

“I sementi sono davvero la nostra forza vitale. Quasi il 50% della spesa di chi coltiva cotone va verso l’acquisto di semi. Ci sono momenti in cui anche le aziende di sementi fanno cartello per far salire i prezzi “, spiega Arun.

L’attenzione al seme va oltre il concetto di sostenibilità. È un’ancora di salvezza per gli agricoltori e le loro famiglie.