4 Giugno 2019

Rafforzare la catena di valore dell’ananas certificato proveniente dai piccoli produttori in Costa Rica. È l’obiettivo del programma di sviluppo in partenariato pubblico-privato finanziato con il contributo di Nicofrutta S.r.l. e del Ministero dell’Economia della Germania, per un totale di 571.000 euro.

«L’obiettivo è rafforzare la catena del valore dei produttori di ananas attraverso la formazione e il supporto tecnico in campo ambientale e della biodiversità – spiega Luciano Nicolis, Amministratore Delegato Nicofrutta S.r.l – l’istituzione e il rafforzamento del sistema di controllo interno delle organizzazioni come garante di una produzione socialmente e ambientalmente sostenibile. Vorremmo arrivare a fare in modo che il cento per cento della produzione di queste organizzazioni rispetti gli standard dei principali schemi di certificazione, tra cui Fairtrade e biologico».

Coltivazione di ananas biologico in Costa Rica, coop. Agronorte
Coltivazione di ananas bio e Fairtrade, cooperativa Agronorte, Costa Rica. © James Rodriguez

Nicofrutta S.r.l. viene costituita nel 2002 a Verona e da subito si impegna nell’importazione di ananas certificato Fairtrade dalla Costa Rica. Grazie ai finanziamenti di Nicofrutta, infatti, i soci di Agronorte, nel nord del Paese, sono diventati i primi produttori al mondo di ananas certificato.

«Abbiamo garantito ai piccoli produttori di ananas assistenza tecnica e finanziaria e formazione agroindustriale», prosegue Nicolis. «Grazie allo sviluppo di questa attività e alle entrate aggiuntive derivanti dal Premio Fairtrade, le comunità locali hanno potuto sviluppare progetti ambiziosi come la costruzione di un acquedotto nella zona di Upala; borse di studio per gli studenti e l’acquisto di attrezzature informatiche a Veracruz in Pital e in altre scuole dell’area; l’acquisto di apparecchiature mediche per la casa di cura di Pitale di San Carlos».

Luciano Nicolis
Luciano Nicolis

La società opera nello stato centroamericano attraverso la sussidiaria costaricana Nicoverde. «Useremo un metodo tedesco chiamato Biodiversity Check, che fornisce alle aziende agricole una valutazione dei rischi e delle opportunità legati ad aspetti come la salvaguardia della foresta, l’utilizzo del suolo, il rispetto dell’ecosistema, dei corridoi biologici, della flora e fauna, conclude l’ Amministratore Delegato Luciano Nicolis. In base a questa valutazione, verrà proposto un piano di miglioramenti da apportare e un programma di lavoro ad hoc. Verrà inoltre fornito il supporto tecnico necessario alla creazione di laboratori cosiddetti di “bio-input” (decompositori di rifiuti organici, fertilizzante di azoto biologico, biofertilizzanti di fosforo, stimolatori della crescita e biocontrol) presso le organizzazioni dei produttori».

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