CSDDD, la battuta d’arresto in COREPER

Oggi il COREPER, organo del Consiglio Europeo che è composto dai capi o vice-capi delegazione degli stati membri presso l’Unione europea, ha votato in modo contrario sulla Direttiva sulla Corporate Due Diligence

Ci uniamo all’appello della European Coalition for Corporate Due DIligence e di altre più di 130 organizzazioni a seguito del voto di oggi sulla Direttiva. Riportiamo di seguito il posizionamento congiunto.

 

Il fallimento odierno del Consiglio dell’Unione Europea nell’approvare la Direttiva sulla due diligence per la sostenibilità delle imprese (CSDDD o CS3D) segna una deplorevole battuta d’arresto per la responsabilità delle imprese e la protezione dei diritti umani e dell’ambiente in tutto il mondo.

Il blocco è in gran parte attribuibile agli Stati membri più grandi: all’astensione annunciata in anticipo dalla Germania – orchestrata dal partner di minoranza della coalizione tedesca, l’FDP, e accolta con una debole resistenza dal Cancelliere Scholz – ne sono seguite altre. Ieri sera la Francia ha tentato all’ultimo minuto di far deragliare i negoziati proponendo un aumento di dieci volte della soglia di dimensione delle imprese interessate, aumentando l’incertezza per altri Stati.


Questi giochi politici sono in netto contrasto con il clamoroso sostegno alla direttiva da parte di sindacati, società civile, grandi, medie e piccole imprese e singoli cittadini. Senza una legislazione europea vincolante sulla responsabilità delle imprese, i governi nazionali non possono affrontare l’impatto delle operazioni di business sui diritti umani, sullo sfruttamento dei lavoratori, sui diritti delle popolazioni indigene e di altre comunità tradizionali e sugli ecosistemi naturali. Si tratta di uno straziante fallimento da parte dei governi dell’UE nell’adempiere agli obblighi previsti dalla legge internazionale sui diritti umani e di un segnale di via libera alle imprese sconsiderate, che possono continuare ad alimentare le crisi climatiche ed ecologiche per ottenere profitti aziendali.

Questa mancanza di sostegno mette a repentaglio un elemento fondamentale della legislazione europea in materia di sostenibilità, necessaria e attesa per innescare un cambiamento nella condotta delle imprese. È il risultato di un processo democratico in seno al Parlamento europeo e di ampi negoziati con gli Stati membri.

Ora più che mai, la Presidenza belga deve essere all’altezza della situazione: è giunto il momento di tornare dagli Stati membri e garantire una forte maggioranza senza mercanteggiare sui principi chiave del compromesso raggiunto nell’accordo di trilogo.

Per l’elenco completo dei firmatari, scarica il documento ufficiale (in inglese) qui

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