Arriveremo mai a mettere fine alla parola lavoro minorile?

22 Luglio 2019

di Anita Sheit, Consulente senior per gli adempimenti sociali e lo sviluppo di Fairtrade International

Nel 2019 l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) celebra il suo centenario. Fin dall’inizio, la protezione dei bambini dallo sfruttamento ha costituito una parte centrale del lavoro dell’ILO. Nonostante i progressi ottenuti dal 1919, 152 milioni di bambini sono ancora in condizione di dover lavorare. Di questi il 70% sta lavorando nel settore agricolo.

Come può essere?

L’impegno non manca. Negli Obiettivi di sviluppo del Millennio, la comunità internazionale si è impegnata a eliminare il lavoro minorile entro il 2025. Inghilterra, Australia, Francia e Paesi Bassi hanno approvato una legge che chiede alle aziende di affrontare il tema del lavoro minorile nelle loro catene di fornitura. Altri paesi hanno pianificato di fare lo stesso.

Ma come mai questi impegni non si traducono in risultati concreti?

Il lavoro minorile ha molte sfaccettature. Il fattore determinante, tuttavia, rimane quello economico. Finché le famiglie non riescono a guadagnare un salario decente per i loro raccolti e i giovani non riescono a cogliere opportunità dignitose di impiego, l’obiettivo di questo SDG rimarrà difficile da raggiungere. Fairtrade lavora per fare in modo che i contadini e i lavoratori guadagnino uno stipendio dignitoso. I nostri standard hanno sempre proibito il lavoro minorile e il lavoro forzato. Ma con il tempo abbiamo capito che gli standard e i controlli da soli non possono risolvere questo problema profondo e radicato.

Dieci anni fa, abbiamo cominciato a modulare il nostro approccio. Nel 2009 siamo diventati il primo schema di certificazione ad adottare un approccio basato sui diritti, in modo che la protezione dei bambini fosse il nostro obiettivo principale. Abbiamo parlato con migliaia di bambini e giovani nelle comunità di produttori Fairtrade ascoltando il loro punto di vista e i loro bisogni. E abbiamo collaborato con ONG, organizzazioni per i diritti dei bambini, istituzioni, università, aziende e governi per cercare delle soluzioni che possano mettere insieme tutti gli attori della filiera. Dopo questi dieci anni, ecco le lezioni più importanti che abbiamo imparato.

Questa scuola è stata finanziata dal Premio Fairtrade. Le donne del Comitato delle donne di Cobafrio (Colombia) si prendono cura dei bambini per attività di doposcuola. © Fairtrade International/ Linus Hallgren
  1. Mettere fine al lavoro minorile nelle aziende agricole non è abbastanza

Il tema della Giornata mondiale contro il lavoro minorile di quest’anno è “I bambini non dovrebbero lavorare sui campi ma sognare”. Questo è un appello senz’altro valido. Ma noi abbiamo bisogno di guardare oltre i campi. Durante un recente workshop nelle Filippine, la giovane figlia di un contadino che coltiva canna da zucchero ha raccontato che “la violenza basata sulla discriminazione di genere è ovunque nella mia comunità”. I bambini dentro e fuori le comunità di agricoltori Fairtrade ci hanno raccontato di avere vissuto esperienze di abusi nelle loro case, nei villaggi e nelle scuole. Non possiamo affrontare il lavoro minorile in agricoltura senza affrontare le cause più ampie dell’abuso e della violenza contro i bambini e i giovani. L’approccio di Fairtrade abbraccia l’intera comunità dove i contadini, i lavoratori e le loro famiglie vivono. Da qui il nome: Sistema di valutazione e di soluzione del lavoro minorile basato sull’inclusione dei giovani.

Studenti in una scuola supportata dal Premio Fairtrade nel distretto di Rapar, in India.
©Sean Hawkey
  1. I giovani e le loro comunità devono essere al centro di qualsiasi soluzione

Nel nostro approccio inclusivo sono i bambini e i ragazzi che identificano i rischi per il loro benessere, disegnano la mappa del loro senso di sicurezza e insicurezza, i motivi che li generano e, insieme agli adulti della comunità, elaborano progetti preventivi per migliorare il benessere infantile e lo sviluppo. “L’approccio di Fairtrade rivela concretamente le molteplici potenziali cause della violazione dei diritti dei bambini nelle comunità e rende in grado le loro comunità di prendere decisioni per affrontarle, dice Franklina Tweneboah Koduah, una giovane leader di una cooperativa di produttori di cacao in Ghana. Questo modo di lavorare ha reso i membri della comunità più aperti nel condividere la loro esperienza al posto di provare a difendersi e a insabbiare il lavoro minorile e altri casi di violazione”. Le organizzazioni di produttori in più di dieci paesi hanno guidato questo approccio, coinvolgendo i membri della comunità, scuole e governi locali per affrontare non solo il lavoro minorile ma anche il lavoro forzato e i problemi di violenza di genere. Dopo il workshop nelle Filippine, una cooperativa di produttori di zucchero ha sposato l’approccio di Fairtrade, con l’obiettivo di mettere fine alla violenza di genere nelle loro comunità. Una cooperativa di produttori di zucchero delle Fiji ha recentemente scelto di applicare il metodo per affrontare sia il lavoro minorile che quello forzato, riconoscendo che queste pratiche inaccettabili sono legate fra loro, specialmente in paesi dove il lavoro manca.

Studenti in una scuola supportata dal Premio Fairtrade nel Distretto di Rapar, Gujarat, India. ©Sean Hawkey
  1. Dobbiamo lavorare con i governi per offrire ai bambini sicurezza a lungo termine

Se viene rilevato lavoro minorile nelle aziende agricole o nelle piantagioni Fairtrade, la nostra prima priorità è agire per proteggere i bambini e coloro che ne sono colpiti. Le organizzazioni di produttori Fairtrade hanno segnalato centinaia di casi di lavoro minorile, traffico di persone e violenze di genere. Gravi casi sono stati riferiti in modo confidenziale ai governi per ulteriori controlli. Questo ha portato all’arresto di trafficanti di esseri umani e i bambini colpiti sono stati in grado di ricominciare una nuova vita. Ma sfortunatamente non è sempre stato così. La nostra esperienza ha dimostrato che anche se i bambini vengono portati via dal posto di lavoro, non sono sempre al sicuro. Possono tornare allo stesso lavoro o scegliere altri modi illeciti e nascosti di guadagnare soldi per sopravvivere. I bambini provenienti da famiglie monoparentali spesso si fanno carico delle faccende domestiche o si prendono cura dei fratelli o dei nonni. Come ci ha detto un ragazzo di 16 anni. “Stavo lavorando e stavo guadagnando del denaro per poter sostenere i miei studi. I miei genitori non potevano comprarmi libri o scarpe. Ora mi sto occupando dell’allevamento dei polli e delle capre di casa ma non guadagno soldi e quindi non posso andare a scuola”. Fairtrade sta dialogando con l’ILO, i governi e gli attori della catena di fornitura per supportare progetti di innovazione giovanile in agricoltura per ragazzi tra i 16 e i 18 anni che escludano pratiche di lavoro pericolose. Tali progetti ci consentirebbero di capire quali attività alternative che producano reddito sono più adatte a loro.

  1. Nella catena di fornitura tutti hanno bisogno di collaborare

Oltre a collaborare con ONG e governi, colleghiamo le aziende con i produttori, in modo che investano direttamente nella riduzione del lavoro minorile nelle comunità dalle quali acquistano materie prime Fairtrade. La sezione delle pratiche volontarie degli Standard Fairtrade per i trader lo incoraggia. Questo ha portato a partnership positive e a risultati. Ora devono farlo più aziende.

Tutti dobbiamo giocare la nostra parte. Tutti abbiamo il potere di generare cambiamento attraverso le nostre scelte di acquisto. Creare una maggiore domanda per prodotti lavorati in modo sostenibile ed etico spingerà le aziende a far meglio, così come un’azione politica e legislativa.

I bambini e i ragazzi, non importa dove siano, sognano una vita libera dalla violenza e dall’abuso. Questo sogno è un diritto umano fondamentale. Non facciamo aspettare un altro secolo o soltanto altri dieci anni, per trasformarlo in realtà.

Traduzione a cura dell’Ufficio comunicazione Fairtrade Italia