Fairtrade accanto alle donne di tutto il mondo che chiedono rispetto e dignità

24 novembre 2018

Chissà se Teresa e tante donne che, come lei, non hanno diritti nel loro paese, aderirebbe al movimento #metoo, accanto a coloro che che in tanti luoghi del mondo occidentale hanno denunciato abusi e molestie.

Vive in Costa D’Avorio, dove le donne non possono accedere alla proprietà della terra. Si è sposata a 16 anni, ma l’età media di un matrimonio nel suo paese è di 14. Suo padre era morto, e quindi è stato lo zio ad ereditare il terreno della sua famiglia e a decidere del futuro di Teresa e della sua dote. Lei ha continuato a lavorare la “sua” terra, come fanno tutte le donne che vivono nel suo villaggio: coltivano gli appezzamenti di famiglia senza vedere riconosciuto il loro lavoro, lasciano la scuola per sposarsi. Come lei, ci tante altre donne agricoltrici in alcune delle produzioni più redditizie al mondo, dove anche la certificazione Fairtrade si è impegnata a lavorare; in America Latina, dove il maschilismo è pratica scontata e normale; nei paesi più poveri dell’Asia dove le donne sono l’anello più debole della catena di produzione, le raccoglitrici di tè. O in Africa, tra le coltivazioni di rose dove gli abusi sono quotidiani e dove Fairtrade lavora per diffondere, anche tra gli uomini, un atteggiamento di rispetto.

Leelavati ha 35 anni e da 15 raccoglie il tè per United Nilgiri Tea (India). Copyright Siddarth Selvaraj.

Per le donne nei paesi più poveri del mondo

Abbiamo scelto i volti delle donne di Fairtrade per questo 25 novembre, giorno contro la violenza sulle donne scelto perché è il giorno dell’omicidio delle tre sorelle Mirabal, in Repubblica Dominicana, nel 1960, “colpevoli” di essersi opposte al regime totalitario di Trujillo. Secondo i dati delle Nazioni Unite, nel mondo una donna su tre dai 15 anni in su afferma di aver subito violenza fisica o psicologica. Nei Paesi più poveri del mondo, semplicemente le donne non hanno diritti e nemmeno la consapevolezza e la forza di denunciare abusi e molestie.

Teresa ce l’ha fatta

Ma Teresa, in Costa D’Avorio, contrariamente a tante loro compagne, ce l’ha fatta a uscire dalla spirale di violenza e di sopraffazione che la circondava. I corsi per supportare la leadership delle donne organizzati da Fairtrade Africa, le hanno offerto uno strumento straordinario per acquisire fiducia in se stessa e autostima, prima ancora di realizzazione economica. Gli stessi corsi di formazione in Centro e Sud America hanno aperto la strada alle cooperative al femminile certificate Fairtrade dove le donne imparano i programmi di adattamento al cambiamento climatico ma anche ad assumere ruoli di responsabilità. Le donne rappresentano il 30% dei lavoratori e dei produttori all’interno del sistema in  produzioni come i fiori o il tè ad alta presenza di manodopera femminile al livello più basso della catena di produzione e dove abusi e molestie sono all’ordine del giorno. Anche gli uomini partecipano ai corsi e molto spesso questa esperienza offre loro l’opportunità di misurarsi anche con un altro punto di vista.

Il diritto al rispetto

Dopo aver frequentato il corso per la leadership, Teresa è andata dallo zio a reclamare la sua terra. Lo zio gliel’ha negata e lei si è rivolta ad un giudice locale che, dopo aver esaminato la situazione, le ha dato ragione. È tornata alla sua fattoria e ora può contribuire concretamente al benessere proprio e della sua famiglia e il fatto di poter gestire il proprio denaro, le ha permesso di diventare più forte. E racconta: ““Abbiamo capito che, unite, possiamo valere molto di più che da sole”.