vaniglia e lavoro minorile

23 agosto 2017

È molto faticoso coltivare la vaniglia: al di fuori del suo habitat naturale, l’America Centrale, richiede l’impollinazione a mano. È anche una delle spezie più costose al mondo, ma il suo alto prezzo non si traduce in un reddito dignitoso per i coltivatori e questo mette in crisi intere famiglie.
Siamo in Madagascar, il paese principale produttore al mondo: 80.000 contadini coltivano l’80% del raccolto mondiale. E richiesta di vaniglia, a livello globale ce n’è perché viene utilizzata dall’industria un po’ dappertutto tra dolci, gelati, cibi trasformati. Per questo viene venduta a prezzo d’oro. Ma è anche inserita nella lista nera dei beni prodotti con il lavoro minorile dal Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti.
Settemila di questi produttori sono Fairtrade. Raggruppati in 12 organizzazioni, stanno diventando i principali sostenitori di una battaglia importante e delicata, quella contro il lavoro minorile, una piaga nel paese.
Ma facciamo un passo indietro.

Una proposta insolita

“Nel 2010 stavamo iniziando a sviluppare il nostro approccio al tema dei diritti basato sugli Standard Fairtrade per la prevenzione del lavoro minorile. Siamo stati avvicinati da un piccolo gruppo di produttori di vaniglia del Madagascar”, racconta Anita Sheith, esperta di Diritti dei bambini a Fairtrade International. “I contadini non volevano essere considerati solo come “vittime” di una situazione di potenziale rischio, ma chiedevano essere coinvolti in una fase di progettazione di soluzioni. In quel periodo, ci stavamo focalizzando su cacao, caffè, cotone e zucchero dove avevamo identificato problematiche significative. Ma questi contadini volevano essere inclusi in un lavoro più ampio.Il loro entusiasmo e la loro determinazione erano qualcosa che personalmente non avevo mai visto prima”.

In difesa dei bambini

I produttori facevano parte di Refamada, una piccola organizzazione che Fairtrade aveva inserito in uno studio dell’ILO sul lavoro minorile nella regione di Sava dove vivevano circa 4000 produttori di vaniglia. Il programma di formazione del progetto li aveva profondamente coinvolti.Avevano portato nelle loro comunità quanto avevano appreso, investendo il Premio in giornate di formazione, nella strutturazione di servizi di protezione e di educazione. Così Refamada è entrata a pieno titolo nel Network Nazionale per la protezione dei bambini costituito da Unicef e dal Ministero degli Affari sociali.

Andare oltre i requisiti minimi

Refamada e altre tre organizzazioni sono state successivamente coinvolte nel “Sistema di monitoraggio e proposte di soluzione del lavoro minorile”, un programma che si compone di 3 fasi con l’obiettivo di risolvere il problema in modo radicale e continuativo. Una delle organizzazioni, Soarano, ha deciso di andare oltre: dopo la formazione dei membri del board dell’organizzazione e quella dell’intera comunità, la partecipazione è stata estesa alle autorità civili e religiose e agli stessi ragazzi.
L’approccio partecipativo e comunitario del Sistema di monitoraggio ha permesso agli abitanti dei villaggi e ai loro ragazzi di partecipare alla valutazione del rischio di lavoro minorile nella comunità.

Un sondaggio dentro le famiglie

Uno dei punti chiave del monitoraggio è l’intervista che viene svolta all’interno delle abitazioni : così gli stessi componenti della famiglia possono valutare l’incidenza del lavoro minorile.
Trovare risultati attendibili può essere difficile poiché spesso il lavoro minorile viene stigmatizzato. “All’inizio non è stato facile convincere le autorità locali ad approvare la promozione delle interviste” dice Talava Ruffin, referente del Comitato lavoro minorile dell’Associazione Soarano. “Qualcuno diceva che non c’era lavoro minorile nelle produzioni di vaniglia e qualcuno diceva che era uno spreco di tempo condurre il sondaggio. Ma quando abbiamo presentato I risultati delle interviste, erano tutti concordi sul fatto che questo progetto è stato molto importante per la comunità”. In totale 8 persone – 3 adulti e 5 ragazzi tra i 17 e I 22 anni – hanno condotto le interviste casa per casa a 320 adulti (179 uomini e 141 donne) e 1601 bambini (688 ragazzi e 913 ragazze). Una delle madri intervistate ha sottolineato: “All’inizio non mi piaceva molto l’idea di parlare della mia famiglia, ma quando la persona che conduceva l’intervista mi ha spiegato quale era l’obiettivo, ho sentito che era importante”.

I risultati e le sfide

In ottobre 2016, i risultati delle interviste sono stati presentati all’Assemblea generale dell’associazione. Dai colloqui è emerso che più di 50 bambini tra i 6 e gli 8 anni, non potevano andare a scuola a causa delle incombenze domestiche, inclusa la custodia dei loro fratelli più piccoli. A questo punto membri dell’associazione hanno concordato di finanziare e implementare progetti di prevenzione per ridurre il lavoro minorile. Attraverso il Fairtrade premium sono stati assistiti 50 bambini di 47 famiglie e sono stati assunti due insegnanti a supporto dei bambini individuati come “a rischio” nell’indagine. Oltre a questi progetti, Soarano sta portando avanti un laboratorio di sartoria rivolto alle ragazze tra i 14 e I 17 anni con macchine per cucire donate dal Ministero degli affari sociali e dei corsi di carpenteria con strumentazione donata dall’ILO. I responsabili locali dell’istruzione hanno apprezzato lo sforzo di Soarano e stanno chiedendo all’associazione di aprire una scuola primaria in modo che i bambini possano continuare il loro processo di formazione.

Recentemente il Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti, attraverso ILO, ha donato 4 milioni di dollari per migliorare la sostenibilità nel settore della vaniglia in Madagascar. Il progetto quadriennale si focalizzerà sullo stile di vita delle famiglie di produttori, rendendo possibile un lavoro dignitoso e combattendo il lavoro minorile nella regione di Sava. Anita Sheit ha aggiunto: “Questa nuova iniziativa nel settore malgascio della vaniglia è un esempio per tutti: i contadini non solo hanno deciso di guidare la battaglia contro il lavoro minorile ma anche di diventare gli principali nella risoluzione del problema, rendendo il loro ambiente più sicuro per i bambini e per le famiglie. Se vogliamo risultati misurabili e sostenibili a livello globale, abbiamo bisogno di ripensare al ruolo dei contadini e delle loro comunità”.

Fairtrade è impegnata in prima linea nella lotta contro il lavoro minorile e il lavoro forzato, in collaborazione con organizzazioni non governative, istituzioni e governi. Scopri di più sui nostri progetti.

Articolo tratto dal blog di Fairtrade America.

Benedetta Frare, Fairtrade Italia.