Un’enciclica… fair!

22 giugno 2015

Forse è la volta buona: grazie alla voce autorevole di Papa Francesco, che si è espresso in maniera forte con l’enciclica “Laudato si’”, possiamo sperare che la questione della sostenibilità esca dall’ambito dei convegni scientifici, dei progetti finanziati dalla Commissione Europea e dei bilanci di sostenibilità di poche aziende responsabili, per diventare una vera questione morale, un problema di tutti, al quale nessun uomo sulla terra può dirsi indifferente.

Avere “cura della casa comune” non deve più essere solo un patto intergenerazionale, una questione di utilizzo controllato delle risorse perché i nostri figli non ne rimangano privi tra qualche decennio. È soprattutto una questione di giustizia: consumare indiscriminatamente, speculare sul cibo, smaltire in modo criminale rifiuti tossici, usare prodotti chimici dannosi per la salute: semplicemente non è giusto.

Non è giusto che, per avere un prezzo più basso sui prodotti, si sacrifichi la sicurezza, la dignità e la salute dei produttori. Non è giusto che, per rispondere a richieste sempre crescenti di consumi indotti, si sacrifichino le foreste pluviali.

Ecco perché ci è piaciuta molto questa enciclica: perché dice che realizzare il bene comune, avere cura della nostra casa-pianeta è un’esigenza etica. Suggerisce come strada quella di puntare su un altro stile di vita che possiamo riassumere come “fair”. Questo aggettivo ci è evidentemente molto caro, e ci piace così, in inglese, perché in questa lingua comprende non solo il significato di equo, ma anche quello di giusto, corretto: è il modo corretto di vivere perché è l’unico possibile. L’unico grazie al quale possiamo essere salvi, nutrirci e vivere in pace per molte generazioni a venire.

 

 

Nella foto: il paesaggio a Central Aceh, Indonesia, dove si trova l’organizzazione di produttori di caffè Koperasi Koptan Gayo Megah Berseri. Le piogge torrenziali causate dalla deforestazione e dal cambiamento climatico hanno portato a diverse frane e smottamenti in quest’area. Foto di Nathalie Bertrams.