Nella regione di Casamance, in Senegal, la frutticoltura è considerata una vocazione naturale. Tuttavia, le potenzialità inestimabili del territorio non risparmiano ai piccoli produttori una vita dura. Assenza di infrastrutture, problemi di approvvigionamento idrico e difficoltà nella commercializzazione sono solo alcuni degli ostacoli alla crescita economica dell’area. Per migliorare le condizioni di vita dei produttori e per fornire loro adeguati strumenti conoscitivi e finanziari è nata nel 1987 Apad, Associazione dei frutticoltori del distretto di Diouloulou. Attualmente l’organizzazione è composta da 329 membri, ma in realtà il numero di persone coinvolte al suo interno è molto più alto se si considerano le dimensioni di ogni famiglia: una media di 7 figli, di cui il 24% di età inferiore ai 16 anni.

Oggi la sfida per la cooperativa riguarda la ricerca di nuovi canali di commercializzazione: esistono infatti problemi dovuti all’isolamento dai mercati principali (ci si impiegano 2 giorni per percorrere i 500 km che separano Diouloulou da Dakar), ai pedaggi e alle tasse richieste lungo le strade e alle frontiere. Inoltre la crisi sociopolitica dell’area crea molta insicurezza. Grazie al Fairtrade Apad è comunque riuscita ad esportare i suoi frutti evitando il passaggio da intermediari locali, i cosiddetti bana-bana, che dettano i prezzi nella regione.