Oserian converte parte della sua produzione

A livello globale, i Paesi continuano a implementare misure stringenti per gestire la diffusione della pandemia da COVID-19. Dal momento che i casi a livello globale continuano a crescere anche la domanda di dispositivi di protezione aumenta, come le mascherine che, nel caso del Kennya, devono essere indossate in spazi pubblici. Di conseguenza, il Kenya come molti altri Paesi sta cercando di rispondere a questa sfida di ottenere dispositivi adeguati per la salute dei lavoratori e della popolazione. Per colmare il vuoto produttivo, molte aziende si sono mosse per convertire parte della loro produzione e, tra queste, Oserian Development Company Limites, un produttore di fiori certificati Fairtrade situato sul lago Naivasha.

A seguito della revisione dello Standard in marzo che permette maggiore flessibilità nell’uso del Premio Fairtrade, Oserian ha scelto di iniziare a produrre le mascherine per i propri lavoratori, per i dipendenti e per i membri della comunità. Ha collocato questa unità nella sala della comunità e avviato la produzione con un gruppo di 36 sarti. Di questi, 22 sono dipendenti dell’azienda floricola che hanno sviluppato questo tipo di competenza attraverso corsi brevi pagati con il fondo del Premio Fairtrade. Dal momento che il crollo del mercato dei fiori ha costretto molti di loro al congedo dal lavoro,  chi è stato coinvolto non potrebbe essere più contento per l’opportunità di trovare un impiego così importante.

“Mi sono formata come sarta al Kenya Institute of Develoment Studies. Ringrazio molto Oserian per le misure che ha intrapreso per contrastare la minaccia del COVID-19. Realizzare mascherine è un compito che ci consentirà di proteggere i nostri familiari e le nostre aziende” dice Joyce Irungu, una delle sarte. “E’ un lavoro frenetico ma mi sento più felice. Sono felice di essere utile e di aiutare la nazione a combattere il coronavirus attraverso le mie competenze” dice Joseph Kakai, un sarto che sta lavorando a questo progetto. Dicono che confezionare le maschere sta aiutandoli a migliorare le loro competenze artigianali e a guadagnare un po’ durante questi tempi difficili. Secondo il responsabile della produzione David Kamau, il progetto è iniziato per ridurre il costo di acquisto delle mascherine facciali. “In media, comprare mascherine sul mercato è più costoso che confezionarle localmente. Si tratta i 27 centesimi a mascherina che vuol dire 1733 euro per 5860 pezzi che abbiamo pianificato di produrre” dice.

Le mascherine sono fatte in cotone tetron che può essere indossato e lavato molte volte. Un altro materiale che è utilizzato è il canvas che è collocato nello strato intermedio e funziona da filtro. Kamau dice che il centro sanitario dell’azienda visita tutti i sarti rispetto a eventuali sintomi da COVID-19. Prima di iniziare questo lavoro, ricevono inoltre una formazione per assicurare la produzione di mascherine di alta qualità secondo gli standard del Ministero della Salute.

Indossare le mascherine è una delle strategie che l’azienda sta attuando per controllare il diffondersi del COVID-19. Tutti i lavoratori, i dipendenti e i membri della comunità stanno ricevendo le mascherine gratuitamente. “Apprezziamo il fatto che Fairtrade sia flessibile. Adesso possiamo prendere le decisioni in modo più rapido e questo ci consente di gestire meglio l’emergenza. Questo ci permetterà, a lungo termine, di ammortizzare l’impatto sui lavoratori che potrebbero perdere il loro stipendio a causa del crollo del mercato” dice Jiulius Kigamba, che si occupa dei processi di conformità di Oserian Development Company Ltd.

 

Forza e determinazione per le donne Fairtrade

Beatrice è una donna forte e determinata, la sua storia è simile a quella di tante altre coltivatrici di cacao in una regione che presenta molte sfide a chi può contare solo su sé stessa per mantenere la propria famiglia.

Ogni giorno, si sveglia alle 5 del mattino e dopo aver partecipato alla messa si dedica alla pulizia della casa, prepara la colazione e infine va nei campi, dove rimane fino all’una circa.

Arrivata l’ora di pranzo, cucina per sé e il figlio, e dopo un po’ di riposo nel pomeriggio e prima di preparare la cena va nella sede della cooperativa di coltivatori di cacao Fairtrade “Asunafo North Municipal Cooperative Cocoa Farmers and Marketing Union Ltd” di cui è vicepresidente.

Beatrice, rimasta vedova dopo 25 anni di matrimonio, si è rimboccata le maniche per tirare su i suoi 4 figli coltivando cacao ad Asuadai, in Ghana.

Suo marito era un contadino e dopo il matrimonio lui e Beatrice sono andati a vivere nella sua piccola azienda agricola. Dopo la morte del marito, Beatrice ha preso in mano l’azienda per poter crescere i suoi figli. Oggi solo uno di loro vive ancora con lei, gli altri sono ormai grandi e stanno in città.

Far parte della cooperativa le ha permesso di migliorare il metodo di produzione del suo cacao, di essere formata sull’uso corretto delle sostanze chimiche, ma anche di avere altre entrate per mantenere la sua famiglia durante le stagioni di magra. Il gruppo di soci le ha infatti consigliato di coltivare altri prodotti e lei ha piantato platani e ha iniziato ad allevare le capre.

“All’inizio la mia azienda agricola era molto povera, ma poi grazie al circuito del commercio equo Fairtrade negli anni la mia situazione economica è molto migliorata. I membri della comunità e il gruppo delle donne può testimoniarlo! Mi sono quindi offerta come volontaria per educarli sull’importanza di unirsi al nostro gruppo”.

La sua comunità ha beneficiato del Premio Fairtrade grazie al quale è stato possibile acquistare computer per la scuola locale e avviare la costruzione di un nuovo edificio scolastico.

Monicah e le sue rose speciali

Scopriamo il mondo della coltivazione delle rose insieme a Monicah, che da quindici anni lavora nella cooperativa Oserian (in lingua masai “luogo di pace”).

Monicah Wangui Kamau, lavoratrice di Oserian in Kenya

“La vita delle donne che lavorano nelle piantagioni di fiori qui in Kenya non è affatto facile: sono sottoposte a turni massacranti in un ambiente in cui le temperature sono molto alte, entrano in contatto con sostanze pericolose per la salute e subiscono molestie da parte dei colleghi. Se non bastasse, i salari che ricevono sono molto bassi”.

Quando ricevi o regali delle rose, molto probabilmente provengono dall’Africa, in particolare da Kenya ed Etiopia.

Il Kenya perché ha una lunga tradizione di aziende di origine olandese che hanno iniziato a delocalizzare lì già dagli anni ’60, l’Etiopia perché da qualche anno sta attuando una politica di incentivi per l’ingresso di aziende straniere, attirate dal basso costo della manodopera, degli affitti delle terre e dalla mancanza di dazi.

“Io sono fortunata, Oserian offre uno stipendio doppio rispetto al salario minimo e rispetto alla maggior parte delle altre piantagioni di fiori in Kenya”, racconta Monicah.

 

“Nonostante io lavori qui da quindici anni, sei giorni a settimana, per otto ore al giorno, i soldi non bastano mai: ricevo 10.746 Ksh (scellino kenyota) al mese, ma con una figlia all’università e le altre spese, non sono abbastanza.

Per ora con mio marito e le nostre tre figlie viviamo tutti insieme in una stanza. Un giorno mi costruirò una casa tutta mia, ma per ora i soldi che guadagno mi servono per aiutare i miei figli, fino a quando non saranno indipendenti”.

A Oserian si coltivano rose certificate Fairtrade, le cui vendite quindi generano il Premio Fairtrade che i lavoratori investono in progetti a loro scelta.

Il comitato per la gestione del Premio Fairtrade di Oserian ha scelto di investirne una parte nell’istruzione, finanziando borse di studio per i figli degli operai. La figlia maggiore di Monicah è una di quelli che ne ha beneficiato.

Ma non solo. Grazie al Premio Fairtrade, gli operai possono frequentare corsi di formazione, ad esempio sulla parità di genere e sul primo soccorso.

Monicah, ad esempio, è stata eletta dai suoi colleghi ‘rappresentante di genere’. In pratica, aiuta le persone a conoscere i loro diritti, in particolare riguardo alle molestie subite sul lavoro e a cosa fare in caso ne siano vittime.

“Offro consigli alle donne su come farsi valere. Ma non lavoro solo con le donne, anche gli uomini possono aprire i loro cuori. La vita è dura, ma la nostra felicità dipende dal modo in cui affrontiamo ogni cosa. E se facciamo tutto con coscienza, possiamo raggiungerla!”.

Agnes Chebii: una leader che lotta per la parità di genere

Oggi incontriamo Agnes Chebii, madre di 4 figli e leader di un gruppo di lavoratrici tra le serre di rose di Karen Roses in Kenya.

Agnes Chebii è una donna forte e ricca di risorse. Ha 41 anni e da 20 lavora a Karen Roses in Kenya, certificata Fairtrade dal 2009. Oltre a questo, Agnes sta crescendo 4 figli, guida un gruppo di 30 lavoratrici, è responsabile del Comitato di genere di Fairtrade e si occupa del coro della piantagione. Quando ha iniziato a lavorare per l’impresa, Agnes non avrebbe neppure osato sognare che una donna potesse prendersi così tanta responsabilità. Ma ha sperimentato come un’azienda agricola può cambiare dopo la certificazione e l’impatto che Fairtrade può avere sulla vita dei lavoratori.

Educazione: la chiave del successo

Fairtrade si impegna a garantire uguale accesso all’educazione da parte delle donne e a offrire loro autonomia economica. Mentre un tempo le promozioni venivano prima concesse agli uomini, oggi l’intera forza lavoro di Karen Roses ha le stesse opportunità di carriera. Le candidature sono pubbliche e ciascun dipendente può farne richiesta. Grazie a un fondo del Premio Fairtrade, Agnes h potuto partecipare a percorsi di formazione e ha migliorato la propria profressionalità. Oltre ai corsi sulla sicurezza e sulla gestione, ha partecipato anche a sessioni più avanzate sulla parità di genere che l’hanno fatta accedere allo step successivo: è diventata responsabile del Comitato di genere di Karen Roses.

Confini chiari per prevenire le molestie

Molte cooperative e piantagioni che fanno parte del sistema Fairtrade formano i Comitati di genere, per applicare i requisiti contenuti negli Standard. Le dipendenti di Karen Roses possono presentare problemi o reclami su molestie sessuali o aggressioni al Comitato di genere. I membri indagano sui fatti, parlano con le persone coinvolte e, se le denunce vengono confermate, prendono le misure appropriate fino al licenziamento immediato. “I dirigenti dell’azienda ci supportano molto in questo tipo di problemi. Se è necessario, agiamo anche a livello del consiglio di amministrazione” racconta Agnes.

Una nuova fiducia in se stesse da parte delle donne

Agnes Chebii e molte delle sue colleghe hanno colto le opportunità portate dalla certificazione. La vita delle donne è notevolmente cambiata, non solo all’interno dell’azienda ma anche nei dintorni. Prima della certificazione, le donne erano rassegnate a un trattamento più discriminatorio. Ora sono più a loro agio nel reclamare il rispetto dei loro diritti. “Le donne della nostra comunità hanno capito che possono fare tutto quello che fanno gli uomini. Guarda il mio esempio: ero una semplice coltivatrice di rose. Oggi sono formata e lavoro in una posizione di leadership”.

Un futuro ricco di promesse grazie al Premio Fairtrade

I 4 figli sono per Agnes la fonte di orgoglio più grande. Grazie al Premio Fairtrade – una somma aggiuntiva che le cooperative Fairtrade e le piantagioni ricevono oltre al prezzo di vendita – tutti possono accedere a una buona scuola primaria. Il maggiore, Evans, studia giornalismo all’Università Mount Kenya, un livello di istruzione che sarebbe stato assolutamente impensabile senza le borse di studio del Premio. Il Comitato di gestione del Premio, eletto dai lavoratori, decide in modo democratico come utilizzare i fondi di anno in anno. Oltre alle borse di studio, il Premio ha finanziato alcuni progetti di costruzione delle case dei lavoratori, compresi tetti in metallo per proteggerle dalla pioggia.

Cantare sulle note di Fairtrade

Non solo al lavoro ma anche nel suo tempo libero Agnes Chebii è impegnata nel favorire una convivenza armoniosa all’interno della sua comunità. Guida il coro di Karen Roses nel quale i lavoratori coltivano la loro passione comune cantando assieme. L’edificio che ospita le prove è stato costruito grazie ai fondi del Premio Fairtrade. La scritta nella maglietta che Agnes indossa durante le prove sembra quasi un incoraggiamento per lei e per la crescita di tutti i lavoratori di Karen Roses: “Cantando sulle note di Fairtrade”.

ROSE GIUSTE PER DONNE SPECIALI

Agnes Chebii ha iniziato a lavorare 20 anni fa in una piantagione di rose. Madre di quattro figli, oggi è a capo di molti lavoratori. Ciò che prima era impensabile ora è normalità, grazie a Fairtrade.

Agnes Chebii è una donna forte, dai mille talenti! Da più di 20 anni lavora nell’azienda Fairtrade ‘Karen Roses’ in Kenya, e oggi che ne ha 41 è madre di quattro figli, guida una squadra di 30 lavoratori, presiede il comitato per la parità di genere e dirige il coro formato dai dipendenti dell’azienda.

Quando ha iniziato a lavorare a Karen Roses nel 1998, non immaginava che un giorno, in quanto donna, avrebbe assunto questo ruolo. Ha visto la differenza che fa Fairtrade e come è cambiato il lavoro in azienda dopo la certificazione.

ISTRUZIONE: LA CHIAVE DEL SUCCESSO

Mentre in passato erano principalmente gli uomini a fare carriera, oggi l’intera forza lavoro ha l’opportunità di ottenere promozioni. Le posizioni aperte sono comunicate pubblicamente e ogni dipendente può candidarsi.

È così che è iniziata la carriera di Agnes Chebii. Grazie ai fondi del Premio Fairtrade, ha potuto partecipare a corsi di formazione e migliorare le sue competenze. Oltre a quelli sulla sicurezza e sul management, ha anche frequentato dei corsi sul tema della parità di genere, che le hanno permesso di compiere il passo successivo: diventare presidente del ‘Comitato per la parità di genere’ di Karen Roses.

LOTTA ALLE MOLESTIE SESSUALI

Molte organizzazioni del sistema Fairtrade hanno istituito dei comitati per rispettare i requisiti di uguaglianza di genere stabiliti negli standard di certificazione Fairtrade.

“In passato”, afferma Agnes, “le molestie sessuali sia a casa che a lavoro erano frequenti. Grazie alla politica di genere di Fairtrade, la situazione è cambiata.

Oggi, i membri del Comitato esaminano le denunce che vengono fatte, verificano con tutti i soggetti coinvolti e, se le accuse sono confermate, prendono le misure appropriate che possono portare fino alla risoluzione immediata del rapporto di lavoro”.

UNA NUOVA CONCEZIONE DEL RUOLO DELLA DONNA

La vita delle lavoratrici, ma anche delle donne dei villaggi che vivono intorno a Karen Roses, è decisamente cambiata. Se prima della certificazione Fairtrade le donne rispettavano la tradizionale divisione dei ruoli, ora difendono i loro diritti con convinzione:

“Le donne nella nostra comunità hanno capito che possono fare tutto ciò che fanno gli uomini. Guardami: ero una semplice operaia, oggi sono formata e lavoro in una posizione di leadership”.

LE PROSPETTIVE FUTURE GRAZIE AL PREMIO FAIRTRADE

Il più grande orgoglio di Agnes sono i suoi quattro figli. Con il Premio Fairtrade, tutti hanno potuto frequentare una buona scuola elementare.

Evans è il suo primogenito e studia giornalismo alla Mount Kenya University, cosa che non sarebbe stata possibile senza una borsa di studio finanziata dal Premio Fairtrade.

Il modo in cui utilizzare il Premio viene deciso dal Comitato per la sua gestione di Karen Roses eletto democraticamente da tutti i dipendenti. Oltre alle borse di studio, il Premio è stato utilizzato per finanziare la costruzione di case per i lavoratori.

CANTARE IN SINTONIA CON FAIRTRADE

Non solo durante le ore di lavoro ma anche nel tempo libero Agnes Chebii è impegnata a favorire la buona convivenza nella sua comunità. Dirige il “Karen Roses Choir“, grazie al quale i lavoratori coltivano la loro passione cantando insieme.

Il coro e l’edificio in cui si fanno le prove sono stati resi possibili dai fondi del Premio Fairtrade.

La scritta sulla maglietta indossata da Agnes durante le prove del coro comunica più di mille parole:

“Cantare in sintonia con Fairtrade, cantare in armonia con il commercio equo”.

Wreford, Sandra, Lindah e Mary ce l’hanno fatta

Cos’hanno in comune un tecnico informatico, una cassiera d’albergo, un perito elettronico e una commercialista?

La risposta è che tutti hanno potuto intraprendere il loro percorso professionale grazie agli studi finanziati da Fairtrade.

La storia di Wreford

“Da bambino a scuola la gente diceva che ero un genio”, ride Wreford Momanyi. “Non so se lo sono veramente, ma so che senza il Premio Fairtrade probabilmente non avrei mai completato i miei studi”. Wreford fa il modesto: era uno degli studenti con il rendimento più alto a scuola, e questo ha convinto il comitato di gestione del Premio Fairtrade a sponsorizzarlo.

Il Premio Fairtrade è una somma di denaro che i produttori e i lavoratori Fairtrade ricevono in aggiunta al prezzo di vendita dei loro prodotti.

All’interno delle cooperative si creano dei comitati per decidere collettivamente come spenderlo: ad esempio per migliorare le aziende agricole, per costruire pozzi per l’acqua potabile o ospedali per la comunità o per pagare gli studi dei loro figli.

Wreford ora lavora come tecnico informatico per il network internazionale di consulenza PwC. Entrambi i suoi genitori lavoravano a Oserian Flowers, un’azienda florovivaistica certificata Fairtrade in Kenya.

Una serra di Oserian

“Mamma e papà non potevano pagare le mie tasse scolastiche, ed è qui che è intervenuto Fairtrade”, afferma. “Mi è stata assegnata una borsa di studio che mi ha permesso di superare gli esami e di andare all’Università di Nairobi per studiare ingegneria elettronica.

“Sono appassionato di tecnologia e di qualsiasi cosa abbia a che fare con la sicurezza informatica”, afferma Wreford. “Da bambino volevo arruolarmi nell’esercito ma ora sto aiutando il mio Paese a proteggersi in modo diverso”.

Un perito elettronico donna a Nairobi

Anche Sandra Ochieng Owino ha conseguito la laurea in ingegneria elettronica. Ma la sua storia è molto diversa da quella di Wreford. “Mia madre ha lavorato in Oserian come lavoratrice stagionale e ha attraversato dei momenti davvero difficili”, ricorda.

“Era una madre single con cinque figli e quando è stata licenziata non poteva permettersi le tasse scolastiche. Fortunatamente, uno dei miei insegnanti del liceo ha chiesto al comitato di gestione del Premio Fairtrade di Oserian di finanziare i miei studi. Loro hanno accettato e così ho potuto completare il liceo e anche laurearmi!”

Sandra ora lavora come perito elettronico alla Kenya Breweries. “Quello dell’ingegneria finora è stato un mondo dominato dagli uomini, ma questo sta iniziando a cambiare. Sempre più donne si stanno avvicinando a questa professione”, afferma.

“Sono responsabile della sicurezza di tutti i sistemi elettrici dell’azienda, nonché della manutenzione di tutti gli impianti elettronici.
Amo il mio lavoro, ma il mio obiettivo finale è quello di creare una mia società di consulenza. In questo modo potrò aiutare mia madre, i miei fratelli e le mie sorelle a uscire dalla povertà in cui vivono oggi”.

Una riunione di un comitato per la gestione del Premio Fairtrade

Il sogno di Lindah

Prima donna della sua famiglia ad aver ricevuto un’istruzione, Lindah Chanysa afferma che sarà per sempre grata a Fairtrade per averla aiutata a realizzare i suoi sogni.

Dopo essersi diplomata in catering e gestione alberghiera, Lindah ora lavora come cassiera al Longonot Transit Hotel a nord di Nairobi.

Il padre di Lindah lavora come supervisore per la Flamingo Horticulture, un’altra azienda florovivaistica certificata Fairtrade.
“Mio padre conosce il valore di una buona istruzione e quanto sia importante che i suoi figli possano avere un lavoro ed essere indipendenti”, afferma Lindah.

“Lui ha presentato la domanda di finanziamento dei miei studi al comitato di gestione del Premio Fairtrade che mi ha permesso di finire il liceo. Ora sono in grado di restituire il favore aiutando economicamente la mia famiglia“.

Ma le ambizioni di Lindah non si fermano qui. “Ho sempre voluto intraprendere una carriera in medicina“, dice. “Il giorno in cui i miei fratelli lasceranno la nostra casa e saranno indipendenti, ho intenzione di tornare a scuola per continuare i miei studi”.

… e quello di Mary

Mary Muringi Wachira ha seguito le orme di suo padre, direttore del reparto packaging alla Flamingo Horticulture, e ora vi lavora anche lei come contabile.

“Ho sempre desiderato lavorare nelle risorse umane”, spiega Mary. “Ma ho seguito il consiglio di mio padre e ho ottenuto un lavoro come impiegata amministrativa“.
“Ho scoperto che il comitato di gestione del Premio Fairtrade aiuta i dipendenti che desiderano migliorare la propria istruzione e le proprie competenze.

Ho ottenuto un contributo che mi ha permesso di iscrivermi a un corso di laurea triennale in Risorse Umane e, una volta conseguita la laurea, sarò in grado di esaudire il mio sogno di lavorare in questo settore”.

Alcuni studenti membri della Fairtrade Africa Premium Alumni Association

Quelle di Wreford, Sandra, Lindah e Mary sono solo quattro delle tante storie di successo che accomunano i giovani che hanno studiato grazie al Premio Fairtrade.

Negli anni sono diventati così tanti che Fairtrade Africa ha creato un’associazione di ex studenti – la Fairtrade Africa Premium Alumni Associtaion – accomunati dagli stessi principi e anche a testimonianza dell’impatto positivo che si avrà nel tempo non solo nelle loro vite ma nelle loro comunità.

Primo maggio: un salario dignitoso per tutti i lavoratori

Le colline del meraviglioso Parco nazionale di Arusha in Tanzania sono una scenografia insolita per una rivoluzione silenziosa nell’ambito dei diritti dei lavoratori. All’ombra del vulcano spento Monte Meru – con i suoi 4500 metri la quarta cima più alta dell’Africa – i lavoratori dell’azienda agricola omonima coltivano più di 30 varietà di rose per l’esportazione, principalmente verso l’Europa. A dispetto dei moderni sistemi di ventilazione, è un lavoro difficile, in un ambiente caldo e umido.

Judi Muthoni di Simbi Roses, un’azienda agricola di coltivazione di rose per l’esportazione.

I lavoratori ci mettono molto tempo per coltivare, tagliare e impacchettare i fiori delicati che fanno tanto piacere ai clienti dei paesi sviluppati. Fino a poco tempo fa, guadagnavano il salario minimo nazionale di 100.000 scellini tanzaniani al mese, più o meno 40 euro. Ma poi è arrivata Fairtrade. Nel 2017 abbiamo fatto un decisivo passo avanti verso il miglioramento dello stipendio nel settore dei fiori e delle piante, modificando il nostro Standard sui fiori e includendo lo stipendio minimo di base. Recentemente, le serre certificate hanno pagato lo stipendio di base fin dal primo giorno lavorativo, mentre precedentementei lavoratori ricevevano l’85% il primo anno e dopo due anni arrivavano a ricevere il 100%. Monte Meru, certificata Fairtrade dal 2008, è stata una delle molte serre che si sono adeguate ai nuovi requisiti. Da quando ci sono i nuovi Standard, i lavoratori di Monte Meru hanno visto aumentare del 30 per cento il loro stipendio. In aggiunta , quasi tutti i lavoratori hanno ricevuto un incentivo in base al loro ruolo e alle loro responsabilità in azienda.

“Apprezzo quello che ha fatto Fairtrade perché l’azienda ha dovuto aumentare lo stipendio di base” dice un lavoratore che è anche membro di un sindacato. “La situazione economica è ancora difficile ma Fairtrade ha sicuramente aiutato. Come lavoratori abbiamo davvero apprezzato il cambiamento che Fairtrade ha portato”. Fairtrade riconosce che il salario dei lavoratori nel mondo, non solo nelle serre, è spesso molto più basso di quello di cui loro e le loro famiglie hanno bisogno per avere una vita dignitosa.

Haia Gorassa u lavoratore di Panda Roses, Kenya . Copyright Remo Naegeli

Come cofondatori della Coalizione globale per un salario dignitoso ci battiamo per uno stipendio che permetta ai lavoratori di raggiungere un dignitoso livello di vita. “Non dovremmo sottostimare quanto difficile sia raggiungere un salario dignitoso per i lavoratori del settore agricolo” dice Wil Flinterman, Senior Advisor sui diritti dei lavoratori e le relazioni con i sindacati. “Il salario dignitoso dovrebbe essere costruito sulla base di accordi di contrattazione collettiva che siano economicamente sostenibili e che possano essere pretesi di diritto dai lavoratori. Questi accordi non dovrebbero essere soggetti ai capricci del mercato e alle fluttuazioni dei prezzi”.

A Monte Meru, come in altre aziende agricole certificate Fairtrade, i lavoratori ricevono il Premio Fairtrade, il 10% per cento di ogni stelo venduto, che possono decidere come investire: in salute, educazione o altri progetti a loro scelta. L’azienda vende circa il 15% della propria produzione a condizioni Fairtrade ed è su questa percentuale che riceve il denaro del Premio . “Abbiamo goduto  della crescita dei salari ma c’è molto più di questo” dice Sirila Ion, impiegata a Mount Meru. Grazie a Fairtrade, i miei figli possono andare a scuola e promuovere la loro educazione. Oltre a questo, tutta la comunità ha potuto trarre beneficio dai progetti di Fairtrade come l’acqua potabile fornita ai lavoratori del villaggio e una nuova mensa e una cucina per i lavoratori”. Il Premio è stato anche utilizzato per finanziare le rette scolastiche e per offrire opportunità di educazione continuative ai lavoratori e alle loro famiglie. “Fairtrade non ha supportato solo la mia educazione ma anche l’educazione di mio fratello che ora gestisce un hotel, e di mia sorella” dice Damian, un altro lavoratore. “Ho potuto costruirmi una casa con un fondo di rotazione messo a punto con il denaro del Premio”.

 

 

San Valentino profuma di giustizia

Un vero gesto d’amore. Per San Valentino è giusto scegliere qualcosa di speciale, frutto del rispetto delle persone e dell’ambiente. La dolcezza del cacao e il profumo dei fiori Fairtrade, infatti, sono “giusti” per la festa degli innamorati, un’occasione per pensare ai diritti di chi lavora in aree difficili di America Latina, Africa e Asia.

Tante le proposte a base di cacao, con il marchio di certificazione del commercio equo e solidale, fra le quali scegliere: Fairtrade aiuta a rendere più sostenibile la coltivazione del cacao garantendo il prezzo minimo Fairtrade per questa materia prima e offrendo un guadagno aggiuntivo da investire nelle comunità locali, in modo che gli agricoltori possano costruire un futuro migliore per sé e per le loro famiglie.

Dal cioccolato in dieci gusti di Alce Nero – insieme per una relazione giusta, alle mandorle e nocciole ricoperte di cioccolato bio di Damiano – Think organic, dalla linea di tavolette prodotte impiegando varietà pregiate di cacao biologico provenienti dalla cooperativa Acopagro in Perù e senza glutine di Otto Chocolates – Cioccolato buono, sano e al giusto prezzo… per Tutti!, alle mini praline con ripieno cremoso ricoperto da finissimo cioccolato svizzero di Maestrani – Il piacere della tradizione svizzera, sono molte le golosità che si possono donare.

I fiori recisi dei bouquet certificati Fairtrade, invece, provengono da coltivazioni sostenibili in Kenya e regalarli a San Valentino è un gesto d’amore, anche solidale: rose con stelo da 50 centimetri, in diversi colori (rosa, rosso, arancio, bianco, ciclamino, giallo e bicolori) con una gypsophila, felci e cocculus.
Una scelta giusta per esprimere il proprio affetto e i propri sentimenti. Un momento che può essere significativo per contribuire a un mondo più equo, nel rispetto dell’ambiente e delle lavoratrici. La coltivazione di questi preziosi “regali” nella nazione africana, infatti, è affidata soprattutto alle donne, come nel caso di Oserian, in lingua masai “luogo di pace“.

I fiori certificati Fairtrade si possono acquistare nelle Coop, cercandoli nel reparto ortofrutta, fra i prodotti della linea Solidal dedicata al commercio equo e solidale. Un regalo che può fare la differenza.

Rose senza spine, e non solo a San Valentino

Il fiore, la rosa in particolare, resta l’omaggio preferito per chi festeggia San Valentino. Lo dice un’indagine recente della Coldiretti che ha stimato in un 30% la percentuale di italiani che “lo dirà con un fiore”. E probabilmente lo dirà con un fiore africano. E’ dall’Africa infatti, in particolare da Kenya ed Etiopia, che vengono molte delle rose vendute dai fioristi italiani o nei supermercati. Il primo paese perché ha una lunga tradizione di aziende di origine olandese che hanno iniziato a delocalizzare lì già dagli anni 60, la seconda perché da qualche anno ha sta attuando una politica di incentivi per l’ingresso di aziende straniere, attirate dal basso costo della manodopera, degli affitti delle terre e dalla mancanza di dazi.

Mancanza di tutele per i lavoratori, insalubrità dell’ambiente di lavoro (per la coltivazione delle rose si usano mediamente pesticidi che impattano sulla salute), stipendi troppo bassi, sono le condizioni in cui si trovano a vivere i lavoratori delle serre, per la maggior parte donne. A questo si aggiunge il fatto che molte aziende operano noncuranti di politiche di risparmio delle risorse, come ad esempio dell’acqua, in regioni dove comunque il suo utilizzo deve essere il più limitato possibile.

Di questa situazione, tutti gli attori della catena di fornitura dei fiori sono responsabili: se è vero che il 97% del valore delle rose è trattenuto in Europa, disperso tra i rivoli delle aziende di esportazione, importazione e distribuzione, a pagarne il prezzo sono i lavoratori, il primo anello di questa catena.

Che cosa ha fatto Fairtrade finora

Le aziende che aderiscono alla certificazione Fairtrade hanno l’obbligo di assicurare ai lavoratori ambienti di lavoro salubri e di verificare l’utilizzo di strumenti di protezione, come guanti e mascherine, per limitare le conseguenze dell’uso dei fertilizzanti.

A tutela dell’ambiente, c’è l’obbligo di utilizzare al meglio le risorse idriche, in Paesi nei quali la mancanza di acqua o di sistemi per attingervi è un problema importante per la popolazione locale. Nelle serre Fairtrade la produzione deve essere ottenuta col maggior risparmio possibile di acqua, come con la coltura idroponica o l’irrigazione a goccia, e il riciclo delle acque di scolo che vengono bonificate e utilizzate nuovamente per l’irrigazione. Sistemi di raccolta di acqua piovana consentono di non depredare le risorse idriche locali. Come in Kenya, ad esempio.

I lavoratori inoltre decidono come gestire il Premio Fairtrade, utilizzandolo per progetti di tipo sociale o sanitario, per corsi di formazione e di informazione sui loro diritti. Come succede in Kenya, da dove vengono le rose commercializzate in Italia con il marchio Fairtrade.

Infine, per contrastare l’ampio utilizzo di pesticidi che caratterizza l’industria orticola, gli Standard Fairtrade includono una lista di prodotti pericolosi, che viene regolarmente aggiornata e che contiene un elenco di sostanze vietate. Alcune, meno dannose sono comunque consentite perché non possono essere rimpiazzate nella produzione di fiori. Le aziende sono obbligate a formare i lavoratori su come maneggiare, conservare e utilizzare i pesticidi.

Da gennaio 2018 in vigore l’aggiornamento dello Standard

In alcuni paesi non ci sono salari minimi stabiliti per legge per i lavoratori delle serre che possano servire come punto di riferimento per la negoziazione sugli stipendi. Tra questi c’è l’Etiopia, uno dei principali paesi di produzione dei fiori certificati. Fairtrade ha recentemente cominciato ad approcciarsi a questo problema rivedendo gli Standard sui requisiti per le serre, con l’obiettivo di proteggere meglio i lavoratori (aggiornamento del 2017).

Che cosa chiediamo alle aziende del settore florovivaistico

Fairtrade chiede di solito alle piantagioni certificate di pagare i lavoratori prendendo a riferimento la media della regione o secondo il minimo stipendio stabilito a livello nazionale. Una recente ricerca ha evidenziato il livello estremamente basso degli stipendi nel settore dei fiori in Etiopia. Fino a che non c’è un salario minimo nazionale  o attraverso una contrattazione collettiva per i lavoratori del settore agricolo in Etiopia e altri paesi produttori di fiori, Fairtrade ha avuto un’influenza limitata negli stipendi di base che dovevano crescere in linea con gli Standard. Con la revisione dello Standard per i fiori e le piante ora il parametro di riferimento nella contrattazione degli stipendi di base è quello della Banca mondiale. Questo vale solo per il salario, non riguarda i benefit aggiuntivi di cui i lavoratori comunque godono. Il nuovo requisito migliorerà gli stipendi di migliaia di lavoratori del settore dei fiori, in particolare in Etiopia, Uganda e Tanzania .

Il ruolo di Fairtrade

Fairtrade è impegnata a giocare il proprio ruolo per raggiungere un salario dignitoso per il settore dei fiori in Africa orientale. Il salario dignitoso è essenziale per un livello di vita decente e uno strumento chiave per il rafforzamento dei lavoratori. Fairtrade crede fortemente che tutti gli attori – inclusi i lavoratori, i sindacati, le aziende di commercializzazione e i supermercati – possano lavorare insieme per per fare in modo che le serre riconoscano un salario dignitoso e siano protagoniste di sostenibilità in un ambiente altamente competitivo.
Dietro una rosa Fairtrade, non solo a San Valentino, c’è tutto questo nostro lavoro.

Parità di genere significa nessuna discriminazione

Che cosa si nasconde dietro i petali di una rosa? Qual è il doppio volto di uno dei fiori più conosciuti e amati nel mondo, simbolo per eccellenza dell’amore?

C’è il lavoro di tante donne che coltivano, tagliano e impacchettano le nostre rose, in particolare in Ecuador e in Kenya dove la maggior parte della forza lavoro delle serre è proprio costituita da loro. Donne spesso discriminate, oggetto di molestie, che vivono con uno stipendio più basso di quello degli uomini.

Grace è sola con i suoi due figli e la sua fortuna è stata quella di lavorare in un’azienda del circuito Fairtrade, Karen Roses, in Kenya. E’ una delle donne incluse nel programma di formazione promosso da Fairtrade International per un approccio diverso al tema della parità di genere che vuole coinvolgere uomini e donne in un progetto condiviso e di riconoscimento reciproco: non si sensibilizzano le donne al protagonismo senza includere gli uomini.

Perché le problematiche di genere riguardano anche noi

La disuguaglianza di genere rimane una delle maggiori barriere allo sviluppo a livello globale. Le stime dicono che le donne sono il 43 per cento della forza lavoro nei Paesi in via di sviluppo con percentuali diverse da situazione a situazione e che producono tra il 60 e l’80 per cento del cibo a livello mondiale. Ma le donne hanno anche meno accesso alle risorse, alla terra, alle informazioni, al credito, all’assistenza tecnica e il loro lavoro non è pienamente riconosciuto e retribuito.

La FAO ha stimato che ridurre il divario in agricoltura potrebbe far diminuire il numero delle persone denutrite di 100 – 150 milioni e potrebbe aumentare la produttività della terra tra il 2.5 e il 4 per cento.

Fairtrade e le donne

L’approccio di Fairtrade cerca di affrontare la disparità nelle relazioni per promuovere l’uguaglianza di genere e la consapevolezza da parte delle donne. Negli standard Fairtrade sono racchiusi i principi cardine su cui si basa questo approccio: i membri delle organizzazioni non devono essere discriminati in base al genere o alla situazione familiare; le donne in stato di gravidanza non devono essere precluse nell’accesso al lavoro; non sono tollerate le molestie, gli abusi, lo sfruttamento. I membri delle organizzazioni hanno diritto al congedo di maternità, alla previdenza sociale in accordo con le leggi locali o previo accordo tra le parti; le organizzazioni devono identificare i soggetti svantaggiati o le minoranze e devono realizzare programmi specifici per migliorare la loro posizione sociale ed economica.

Nel 2015 Fairtrade ha rivisto la propria strategia sulle problematiche di genere cercando di agire in modo trasversale a tutti i livelli, lavorando con donne e  uomini a progetti specifici per affrontare le problematiche in modo efficace e duraturo. Da allora sono nati corsi di formazione sulla leadership femminile e un interessante progetto di protagonismo che ha coinvolto le donne di una cooperativa in Costa d’Avorio: