Anei

Anei è un’organizzazione di produttori e contadini indigeni del commercio equo e solidale della Sierra Nevada di Santa Marta e di Serranía del Perijá, in Colombia. E’ stata fondata nel 1995 da Aurora Izquierdo, la prima donna indigena Arhuaca della comunità di Yewrwa che ha deciso di studiare a Bogotà, la capitale. con l’obiettivo  di organizzare l’economia delle comunità native di contadini.

E’ stata la prima persona che ha utilizzato il caffè come strumento di promozione della presenza culturale delle comunità della Sierra Nevada di Santa Marta e di Serranía del Perijá, implementando programmi eco sostenibili e progetti tesi al rafforzamento dei processi decisionali che esigono il rispetto dei diritti sociali, economici e culturali dai membri. Anei agisce promuovendo la sicurezza alimentare delle comunità, offrendo prodotti sani (specialmente caffè biologico di alta qualità) che contribuiscono a prendersi cura della natura e delle persone. La produzione e la commercializzazione del caffè biologico certificato Fairtrade di Anei avviene in un contesto di armonia e rispetto della madre terra.  La visione dell’organizzazione è chiara: lavorare su standard di alta qualità del caffè e commercializzare prodotti biologici e tipicamente locali diventando leader nei caffè di alta qualità della regione a favore della riconoscibilità e dell’autonomia dei villaggi nativi, migliorando la loro qualità di vita e il loro benessere attraverso un uso sostenibile delle risorse e principi di equità sociale e preservazione dell’ambiente.

Premio Fairtrade

  • Programmi di miglioramento della qualità delle produzioni
  • Assistenza tecnica
  • Programma di credito per i  produttori
  • Miglioramento delle strade
  • Sostegno alle scuole
  • Programmi sanitari

 

Huatusco

L’Unione regionale dei piccoli produttori di caffè Huatusco è una cooperativa di primo livello che ha sede a Huatusco, nello Stato di Veracruz, est Messico. E’ entrata nella certificazione di commercio equo Fairtrade dal 1995 e 17 produttori hanno lanciato il loro primo caffè biologico e certificato nel 1997. Da allora, l’organizzazione è cresciuta fino a includere 43 comunità di produttori, insieme alle loro famiglie provenienti da 10 comuni della regione di Veracruz, circa il 30% donne. Il loro obiettivo è quello di trovare nuovi e innovativi modi per coltivare e commercializzare ilcaffè contribuendo allo sviluppo delle loro comunità.

Josafat Hernández. tecnico di Huatusco. Copyright CLAC

Coltivazione e lavorazione del caffè

Huatusco si trova in una regione con un alto tasso di umidità e piogge abbondanti che offrono eccellenti condizioni per la crescita del caffè. La cooperativa ha due impianti agroindustriali per il lavaggio, l’essiccazione e la preparazione per l’esportazione. C’è anche un impianto di lavorazione per i fertilizzanti organici e 15 centri dove si riceve e si pesa il caffè. Il sistema di controllo interno della cooperativa permette di offrire la completa tracciabilità del prodotto. In progetto c’è di aumentare i centri di raccolta fino a 40 per aiutare i produttori a ridurre i costi di trasporto. Questo ridurrà i rischi di danneggiare il caffè durante il trasporto in modo che i membri della cooperativa possano preservare la qualità del loro caffè biologico. Quando il prodotto è pronto, la cooperativa lo trasporta al porto di Veracruz. Huatusco ha relazioni commerciali di lungo termine con i compratori internazionali e partecipa a diversi eventi sulla qualità del caffè per promuoverlo ulteriormente.

Rosario Vázquez, produttrice di Huatusco che lavora al programma sanitario. Copyright CLAC

Premio Fairtrade

  • Analisi sui bisogni per focalizzare meglio gli investimenti nelle comunità produttive
  • Clinica per i soci e le loro famiglie
  • Campagne di prevenzione sanitaria
  • Miglioramento delle scuole e dei servizi educativi
  • Training per favorire il passaggio generazionale
  • Fornitura di nuove piante per contrastare la roya
  • Assistenza tecnica e formazione sulla gestione delle aziende agricole

 

Caffè Fairtrade: un settore in crescita tra sfide e opportunità

Il caffè continua a essere il più rappresentativo tra i prodotti Fairtrade in termini di volumi generati, così come per numero di lavoratori coinvolti.

Secondo i dati del rapporto di Fairtrade International “Monitoring the scope and benefits of Fairtrade: coffee” relativo all’anno 2017, oggi ci sono 582 organizzazioni di produttori di caffè certificato Fairtrade in 32 Paesi, per un totale di 762.392 agricoltori.

Dal 2016 al 2017 i volumi delle vendite mostrano una crescita del 15%.

Tuttavia, il settore del caffè sta affrontando molteplici sfide in termini di sostenibilità, dai prezzi di mercato più bassi di sempre agli effetti negativi dell’emergenza climatica sulla produzione, dalla diminuzione della fertilità del suolo alla disparità di genere e al mancato ricambio generazionale dei produttori di caffè.

FAIRTRADE PER UNA MAGGIORE SOSTENIBILITÀ DEL SETTORE DEL CAFFÈ

Agli inizi del 2019 il prezzo mondiale del caffè è sceso ben al di sotto del dollaro. Questo ha portato molti piccoli produttori a vendere il loro caffè a un prezzo che non ha neanche coperto i costi di produzione.

Fairtrade è l’unico sistema di certificazione che chiede a chi acquista il caffè certificato di pagare un Prezzo Minimo, che rimane sempre fisso e non scende mai al di sotto del prezzo di mercato.

Questo rappresenta una rete di sicurezza e una stabilità economica per gli agricoltori all’interno di un mercato così imprevedibile e volatile.

Se il prezzo di mercato supera il Prezzo Minimo Fairtrade, i produttori negoziano con i buyers un prezzo più alto sulla base della qualità e di altri fattori. Inoltre, i produttori di caffè ricevono un Premio Fairtrade di 20 centesimi di dollaro per pound (US$0.20/Ib) per il caffè convenzionale, più un ulteriore 30% (US$0.30/Ib) per il caffè biologico.

Almeno il 5% (US$0.05/Ib) del Premio Fairtrade è dedicato al miglioramento delle aziende agricole per potenziare la produzione, la qualità e la sostenibilità.

Oltre al Prezzo Minimo e al Premio, i network di produttori Fairtrade hanno moltiplicato i loro sforzi per offrire ai coltivatori di caffè supporto tecnico e formazione continua sulla buone pratiche in campo agricolo, migliorando sia la qualità sia i volumi delle loro produzioni.

Altri due aspetti di primaria importanza sono lo sviluppo di programmi per far fronte alle sfide causate dalla crisi climatica e per implementare le strategie per includere i giovani e le donne all’interno del settore del caffè.

INCREMENTARE IL REDDITO DEI PRODUTTORI FAIRTRADE CON IL PREMIO FAIRTRADE

I produttori di caffè Fairtrade decidono democraticamente di usare il Premio nel modo che ritengono più appropriato. Data la tendenza ad una progressiva diminuzione dei prezzi del caffè, non è sorprendente notare che del 52% del Premio che viene investito in servizi a beneficio dei soci dell’organizzazione, circa la metà è stata usata per aumentare direttamente le loro entrate.

Sono stati inoltre forniti fertilizzanti, attrezzature agricole e formazione sulle best practices in materia di agricoltura e imprenditoria.

La seconda quota del premio Fairtrade – 41% – è stata investita all’interno delle organizzazioni produttive. Principalmente in servizi e in infrastrutture, per coprire i costi amministrativi e per potenziare le competenze dei dipendenti, del consiglio di amministrazione e dei comitati attraverso una formazione continua.

È possibile scaricare l’intero rapporto (in inglese) a questo link.

Kaderes peasant development

Kaderes Peasants Development Plc (conosciuta come Kaderes o KPD) è una cooperativa di primo livello con sede nel distretto di Karagwe della regione di Kagera, nel nordovest della Tanzania. KPD è stata fondata nel 2008 e contava allora su 34 soci che stavano vendendo il loro caffè a un prezzo troppo basso attraverso gli intermediari locali. Ora la cooperativa è cresciuta e raggruppa circa 4000 membri, il 20% dei quali sono donne. La maggior parte dei soci appartiene alle popolazioni Wanyambo, Wahaya e Wasubi. Karagwe. Raggruppa anche persone scappate dal Rwuanda e dall’Uganda durante i momenti di instabilità politica di popolazione Wakiga, Wanyarwanda e Wahima.

Tutte queste persone dipendono dalle produzioni da esportazione come il caffè, le banane e il mais anche se l’esportazione del caffè è quella che si traduce in maggiori introiti. La visione della cooperativa è costruita sulla base del rafforzamento dei produttori in modo che siano in grado di scegliere in autonomia, con un focus particolare sulla responsabilità sociale, economica e ambientale. La mission è quella di aiutare i propri soci a combattere la povertà e a sviluppare le loro comunità coltivando un caffè biologico e del commercio equo di alta qualità in modo sostenibile.

Raccolta e lavorazione del caffè

La regione di Kagera si trova nella parte nord della Tanzania, ai confini con l’Uganda e il Rwanda. Il clima subtropicale, le piogge abbondanti e un fertile suolo di origine vulcanica sono il mix ideale per la coltivazione del caffè. I produttori raccolgono, sistemano e asciugano il loro caffè biologico prima che sia raccolto da KPD che li accompagna nel controllo interno per assicurarsi la massima qualità. Nel 2013, la cooperativa ha costruito un impianto di lavorazione e produce una piccola quantità di caffè tostato e impacchettato così come la gamma di KPD di caffè verde. Il caffè viene venduto attraverso le aste del Tanzania coffee board oppure direttamente ai compratori. Il caffè venduto all’asta viene trasportato al magazzino di Bukoba, pronto per essere consegnato ai compratori. Il caffè venduto direttamente viene trasportato al porto di Bukoba.

Premio Fairtrade

  • Incentivi alla produttività e alla qualità
  • Formazione dei soci
  • Centro di formazione per i contadini per supportare la preparazione tecnica e i programmi di conversione al biologico
  • Torrefazione interna
  • Formazione sul diritto di accesso al credito
  • Costruzione della scuola secondaria di Chitwe
  • Dispensario medico

 

 

Asocasel

L’Associazione di coltivatori di caffè e di cacao della selva centrale (Asocasel) è un’organizzazione cooperativa che ha sede nella provincia di Chanchamayo. nel Perù Centrale. E’ stata fondata nel 2015 da un gruppo di produttori che avevano ricevuto assistenza tecnica per combattere la ruggine rossa, conosciuta come la “Roya”. Hanno deciso di unirsi per affrontare insieme i loro problemi e coltivare un caffè di alta qualità di commercio equo in modo sostenibile. Asocasel ora è composta da 346 membri di cui un terzo donne.

L’obiettivo dell’organizzazione è quello di coltivare caffè monorigine per il mercato internazionale con un focus specifico sulla responsabilità sociale e ambientale che raggiunge grazie alla certificazione Fairtrade. Asocasel vuole diventare una cooperativa innovativa e aperta che migliori attivamente la vita dei suoi membri, delle famiglie e delle comunità. Oltre al caffè, i soci coltivano anche cacao e altri prodotti. Asocasel vuole promuovere e incoraggiare la parità di genere, contribuire all’economia locale, coltivare caffè di alta qualità e incoraggiare la sostenibilità.

Coltivazione e trasformazione del caffè

Asocasel ha sede nella capitale della provincia di Junin, La Merced. Questa zona montuosa è conosciuta per i suoi terreni fertili e il particolare microclima. La regione ha una storia lunga nella produzione di caffè, grazie al clima tropicale e all’altitudine che creano le condizioni ideali per crescere caffè di alta qualità con un sapore e un aroma unico. I soci raccolgono le bacche mature, le portano nei propri centri di raccolta e si prendono carico dei processi di fermentazione e essiccazione.

Premio Fairtrade

Ambiente: la cooperativa destina più di 240 ettari per favorire la biodiversità. I produttori sono formati sulle tecniche per tutelarla e a identificare le aree inadatte alle coltivazioni.

Acqua: la cooperativa ha messo in atto misure per la conservazione dell’acqua. Asocasel assicura ai produttori l’eliminazione degli scarti della spolpatura in modo da prevenire la contaminazione dell’acqua. L’acqua di scarto è inoltre trattata in modo da evitare l’inquinamento delle falde.

 

 

kibinge uganda coffee cooperative

Dai semi piantati da quattro imprese di coltivatori di caffè nel 1995, è iniziata un’avventura diventata poi una storia di successo nel commercio equo e solidale che sta beneficiando molto le comunità più remote di questa isolata ma verde area dell’Uganda.

Il negozio di Kibinge dove vengono venduti prodotti e attrezzature per i soci

Dopo 15 anni di lotte per far quadrare i conti, l’impresa iniziale ha preso la decisione di diventare una cooperativa di proprietà dei soci nel 2009 (Kibinge Uganda coffee cooperative) per riuscire a generare reddito sostenibile per i contadini e per l’organizzazione. Dopo questa trasformazione, è stato possibile investire in impianti e macchinari per la lavorazione e in questo modo dare un reddito migliore ai suoi membri.

Per molti uomini e donne coinvolti, coltivare il proprio terreno è l’unica e primaria fonte di reddito. Dunque, migliorando l’accesso al mercato e aumentando le entrate c’è un impatto diretto sulle famiglie e di conseguenza sulla qualità della vita.

Guidata dai principi di integrità, professionalità, competenza, rispetto, correttezza e trasparenza, la cooperativa ora è costituita da più di 1600 membri, un terzo donne, e 15 membri dello staff.

Unità di credito della cooperativa Kibinge

Il caffè dall’Uganda

Il caffè è un importante prodotto da esportazione per l’Uganda, con più di un milione di famiglie collegate alla produzione di chicchi che aiutano molti di noi nel mondo a iniziare bene la giornata.

Kibinge, 150 km dalla capitale Ugandese Kampala, è una regione molto famosa per il suo eccellente caffè di varietà robusta. Qui infatti coltiva un terzo della produzione a livello mondiale perché cresce bene nei terreni fertili di Kibinge, ombreggiati da alberi in altura. Contiene il 25% in più di caffeina e ha un gusto più forte rispetto al caffè Arabica ed è particolarmente conosciuta per bilanciare le miscele di espresso.

La cooperativa ha fatto grandi passi avanti per aiutare i suoi soci non solo a migliorare le coltivazioni ma anche la qualità e il sapore delle sue bacche attraverso buone pratiche in agricoltura.

LI bambini della scuola di Kibinge

Premio Fairtrade

  • Costruzione e manutenzione delle strade
  • Espansione delle coltivazioni di caffè attraverso l’approvvigionamento di nuovi semenzai di buone varietà.
  • Un negozio di attrezzi agricole
  • Unione di risparmio e credito per i soci
  • Acquisto di un terreno per costruire la nuova sede

Bosques verdes

Bosques verdes è una cooperativa formata nel 2005 dall’unione e dallo sforzo di 45 famiglie di agricoltori di caffè del commercio equo. Si trova nella città Inca “Atahualpa” (San Ignacio – Cajamarca – Perù), una zona dove il caffè ha una tradizione millenaria. La produzione avviene tra i 1250 e i 1850m sul livello del mare e diverse sono le varietà che coltiva: Pache, Caturra e Bourbon, Catimor , Catuai and Typica. Attualmente, la cooperativa comprende 211 famiglie di cafficultori.

Si sono uniti con l’obiettivo di essere in grado di vendere i loro prodotti a prezzi migliori e, di conseguenza, di migliorare la qualità della vita delle loro famiglie. La cooperativa produce e commercializza caffè di qualità; forma i suoi partner sulla base di standard di buone pratiche agricole; in armonia con l’ambiente. Bosques Verdes è specializzata nel fornire assistenza tecnica continua ai suoi membri per migliorare il loro prodotto e ottenere un prezzo competitivo secondo i principi di qualità, responsabilità social, ambiente e sostenibilità.

premio Fairtrade

  • Costruzione di un impianto di biogas
  • Rifacimento delle cucine
  • Campagne medico-sanitarie
  • Formazione per i soci

Sei motivi per scegliere il caffè Fairtrade quando ti svegli

Molti di noi iniziano la propria giornata con una tazza di caffè, (ok, forse più di una…). Ma  il nostro cappuccino mattutino dipende dal faticoso lavoro di più di 25 milioni di piccoli produttori nel mondo. Per questo dovremmo anche pensare a cosa occorre per coltivare quei deliziosi chicchi. Qui vi diciamo sei importanti ragioni per scegliere Fairtrade nella Giornata internazionale del caffè e tutti i giorni!

Sa di buono

Pensi di dover sacrificare la qualità per l’equità? Pensaci bene! L’anno scorso in una competizione in Kenya per decretare i migliori caffè, 4 u 10 erano certificati Fairtrade. Più di metà del caffè Fairtrade venduto è anche certificato biologico. I network regionali di produttori Fairtrade stanno formando i contadini su come continuare a migliorare la qualità e anche su come commercializzarlo con successo.

Il Prezzo minimo Fairtrade è una rete di sicurezza per i contadini che li aiuta ad affrontare il crollo dei prezzi

Il prezzo globale del mercato per il caffè arabica è crollato l’anno scorso ai minimi storici degli ultimi 12 anni, sotto 1 dollaro alla libbra. Questo significa scendere al di sotto dei costi di produzione per molti contadini, e che le famiglie fanno fatica a sopravvivere. Uno studio ha scoperto che due terzi dei contadini che coltivano caffè in Nicaragua, Guatemala e Messico vive 3 mesi su 8 il cosiddetto periodo di “magra”, ovvero di estrema scarsità di cibo fra quando esauriscono i soldi guadagnati a quando inizia la successiva stagione dei raccolti. Incapaci di arrivare alla sopravvivenza, gli agricoltori stanno facendo la difficile scelta di migrare verso le città o all’estero.

Il Prezzo minimo Fairtrade garantisce che le cooperative di contadini guadagnino per lo meno 1.40 dollari a libbra o 1.70 per il biologico, più un Premio Fairtrade addizionale di 20 centesimi a libbra che decidono liberamente come investire. Queste cifre messe insieme rappresentano il 65% di più della media del prezzo di mercato di 0.97 centesimi a libbra che hanno ricevuto negli ultimi 6 mesi di quest’anno. Non è la prima volta che il prezzo del caffè crolla. I prezzi del caffè sono molto variabili e questo rende impossibile per gli agricoltori pianificare la produzione. Il Prezzo minimo Fairtrade è una rete di sicurezza dal momento che protegge i contadini quando i prezzi del mercato flettono in basso e permette loro di guadagnare di più quando il prezzo del mercato è più alto. Il grafico mostra il Prezzo Minimo Fairtrade da quando è in vigore, negli ultimi 20 anni. Rappresenta le due decadi in cui è attiva questa rete di salvataggio, che è ora più importante che mai dal momento che i costi di produzione si sono alzati e sono presenti altre sfide economiche, sociali e ambientali.

Negli Standard Fairtrade si costruiscono migliori condizioni commerciali

Il prezzo è solo uno degli strumenti utilizzati per supportare gli agricoltori nell’instabilità del mercato. Secondo la nostra esperienza, le aziende hanno bisogno di adottare politiche di condivisione dei programmi di approvvigionamento, applicare ragionevoli termini di pagamento e facilitare l’accesso al finanziamento pre produzione. Gli Standard Fairtrade per i traders richiedono proprio questo tipo di iniziative per costruire relazioni a lungo termine e reciprocamente vantaggiose tra produttori e compratori che permettano ai produttori di pianificare il future e realizzare investimenti strategici.

Fairtrade aiuta le donne coltivatrici di caffè a diventare leader e imprenditrici

Gli Standard Fairtrade richiedono che le donne abbiano uguali opportunità all’interno delle loro cooperative. Ketra è una coltivatrice di caffè ed è contabile per la sua cooperativa, Ankole Coffee Producers Cooperative Union. “Fairtrade ha rafforzato le donne affinché assumano ruoli importanti nella leadership e nei livelli manageriali… Sono una contabile e sono una contadina nello stesso tempo, in questo modo mi hanno rafforzata. Fairtrade chi ha aiutate a crescere, ad aiutare a crescere i nostri soci, ad aiutare i nostri bambini ad andare a scuola. Questo ha cambiato le nostre vite”.

Ankole è anche una delle tre cooperative che hanno recentemente lanciato il loro primo caffè robusta il cui marchio è proprietà dei produttori.

Il cambiamento climatico colpisce il caffè – e Fairtrade supporta gli agricoltori nell’adattamento

Con il cambiamento climatico in atto, la vostra tazza mattutina potrebbe diventare una lontana memoria… La ricerca dimostra che le aree adatte alla crescita del caffè potrebbero dimezzarsi in pochi decenni. Entro il 2050 il caffè spontaneo potrebbe estinguersi. Il Premio Fairtrade permette alle cooperative di investire nell’adattamento climatico, per esempio piantando arbusti resistenti alla siccità o alle malattie. Fairtrade lavora anche con i partner commerciali e donatori per affrontare il cambiamento climatico. Ad esempio, un progetto triennale con Fairtrade Finlandia ha supportato quasi 5000 coltivatori di caffè dell’Honduras in modo che diventassero più resilienti al cambiamento climatico e per riprendersi da una devastante epidemia della ruggine del caffè (conosciuta come “La roya”).

Un produttore di caffè siede sui sacchi di caffè raccolto nel suo campo (Carsbil, Honduras). Copyright Sean Hawkey

Il futuro del caffè dipende dalla capacità dei contadini di guadagnare un reddito dignitoso

Fairtrade vuole assicurarsi che i contadini non solo sopravvivano ma prosperino. La nostra strategia del reddito dignitoso stabilisce che cosa ha bisogno di guadagnare un contadino per far fronte ai bisogni di base, inclusi un cibo che nutre, vestiti, case ed educazione per i figli. Un prezzo giusto è la chiave ma c’è anche la produttività, la qualità e l’efficienza dell’impresa. Perlomeno 5 centesimi per libbra del Premio Fairtrade vanno per il miglioramento della produttività e della qualità. Paul Katzeff, CEO DI Thanksgiving Coffee e uno dei fondatori di Specialty Coffee Association America, è d’accordo sul fatto che un dignitoso reddito per gli agricoltori del caffè è essenziale. “Abbiamo bisogno focalizzarci su quello che è necessario per assicurare un vero reddito dignitoso per questa generazione di contadini come per la prossima. Credo che il movimento Fairtrade sia un modo per mettere i prezzi attuali più in linea con i costi di produzione, migliorando la vita delle famiglie di agricoltori nel mondo”.

Continuiamo a fare pressione per il cambiamento e per portare benefici per più di 760.000 agricoltori Fairtrade che coltivano il caffè. Come parte di questa strategia, stiamo rivedendo il nostro Standard del caffè che aiuterà i piccoli produttori a ottenere una fetta più equa dei 200 miliardi di dollari del mercato globale. Nello stesso tempo, prendi un’altra tazza di caffè Fairtrade e sii consapevole che stai facendo la tua parte per supportare i coltivatori di caffè in tutto il mondo.

 

7 modi per fare il caffè

In Italia siamo abituati così: entriamo in un bar, chiediamo “un caffè” e pronto il barista ci serve la tazzina con l’espresso. Ma chiunque di noi abbia provato, all’estero, a chiedere “one coffee please”, si sarà trovato davanti una tazzona di caffè filtro, lungo e forse un po’ brodoso.

È sempre caffè, non c’è dubbio, però preparato in maniera diversa. Per ottenere l’amata bevanda i chicchi, tostati e macinati, devono essere sottoposti a estrazione, e per farlo esistono molti modi: veloce o lento, a caldo o a freddo, per pressione, per infusione o per percolazione. Ecco allora i metodi di estrazione del caffè più noti.

ESPRESSO

Quello che noi al bar chiamiamo “caffè” è più propriamente un espresso: si chiama così perché è un sistema rapido, che funziona per la percolazione (passaggio) di acqua molto calda ad alta pressione attraverso il caffè macinato, per mezzo delle apposite macchine che vediamo al bar. Se fatto a regola d’arte, segue questa ricetta affinata sul campo: 25 secondi per 25 millilitri d’acqua e 7 grammi di caffè. Espresso è anche il caffè ottenuto con le macchine per cialde e capsule – molte torrefazioni propongono caffè Fairtrade in cialde e capsule per la preparazione dell’espresso casalingo.

MOKA

Per noi italiani il metodo casalingo per eccellenza, legato a un immaginario di risvegli profumati e rumori inconfondibili. Inventata da Alfonso Bialetti nel 1933, la moka è composta da una caldaia per l’acqua, dal filtro e dalla parte superiore per raccogliere il caffè. È un sistema di estrazione che come l’espresso funziona per pressione, ma più bassa – infatti ci mette un po’ più di tempo. Il caffè che se ne ottiene è intenso e aromatico: i migliori risultati si ottengono tenendo la fiamma bassa ed evitando di pressare la polvere di caffè nel filtro.

CAFFETTIERA NAPOLETANA

Antesignana della moka, la più usata in Italia fino all’invenzione di Bialetti, è composta da due bricchi cilindrici di dimensioni simili, uno per l’acqua e uno per raccogliere il caffè una volta pronto, e da un filtro dove si mette il caffè, che deve essere macinato in maniera leggermente più grossolana rispetto alla polvere per moka. Si riempie uno dei due bricchi di acqua, si posiziona il filtro con il caffè e si chiude con l’altro bricco, capovolto. Quando l’acqua nel contenitore inferiore bolle, si toglie dal fuoco e si gira, lasciando percolare l’acqua bollente sul caffè macinato. Se ne ottiene una bevanda profumata e non troppo spinta, una via di mezzo tra l’espresso e il caffè filtro all’americana.

FRENCH PRESS

Il più diffuso metodo di estrazione lenta, diverso dai precedenti perché funziona per infusione, un po’ come il caffè alla turca. Il bricco utilizzato per il french press viene spesso confuso con (e utilizzato come) una tisaniera, visto che si tratta sostanzialmente di un contenitore di vetro dotato di un coperchio con un filtro a pressione. Per realizzare una tazza di caffè con questo metodo, si mettono nel bricco 8 grammi di caffè macinato medio, e ci si versano sopra 120 millilitri di acqua bollente fatta brevemente riposare. Si mescola, poi si chiude con il coperchio e si lascia in infusione per qualche minuto. Prima di versare il caffè, si abbassa progressivamente lo stantuffo del filtro, che spingerà la polvere sul fondo lasciando la bevanda limpida. Il risultato è un caffè dagli aromi netti, denso e corposo.

DRIPPER

È il sistema con il filtro di carta, posto in un cono capovolto sopra alla tazza, che lascia gocciolare (in inglese dripper significa “gocciolatore”) il caffè nel contenitore sottostante.  Poiché l’acqua calda va versata sulla polvere di caffè molto lentamente, esistono delle macchine che lo fanno in maniera automatica: sono quelle che vediamo in centinaia di film e telefilm americani, con il grande bricco di vetro a cui tutti i colleghi, nelle pause di lavoro, attingono.

CHEMEX

È un metodo di estrazione per percolazione del caffè filtro molto elegante e alla moda, dal funzionamento simile a quello del dripper. Consiste in un bricco di vetro con una strozzatura al centro, che gli dà la caratteristica forma a clessidra. Si posiziona sulla bocca della strettoia un filtro, nel filtro si mette il caffè e ci si versa sopra, con un movimento circolare, acqua calda, quasi bollente, in questa successione: una piccola parte subito, circa la metà dopo 30 secondi e la rimanente dopo altri 30 secondi. Quando finisce di gocciolare si toglie il filtro e si versa il caffè nelle tazze. Se ne ottiene una bevanda aromatica molto piacevole, di medio corpo.

COLD BREW

Finora quelli che abbiamo visto sono i più diffusi metodi per estrarre il caffè a caldo. Esiste anche un metodo per estrarlo a freddo, per infusione, ed impiega dalle 10 alle 24 ore. La strumento per l’estrazione si chiama Toddy e si compone di tre parti: un recipiente per l’acqua fredda, un contenitore centrale per la polvere di caffè e una caraffa che raccoglie il prodotto finale. Le gocce d’acqua, molto lentamente, al ritmo di circa 6/8 ogni 10 secondi, attraverso il caffè macinato e altrettanto lentamente colano nella caraffa.

Naturalmente, nelle calde giornate d’estate, non possiamo aspettare un giorno intero per avere un buon caffè freddo Fairtrade: per questo, Costadoro ha creato Cold Brew, il caffè freddo in bottiglia ottenuto dalla loro miscela biologica e Fairtrade RespecTo.

Quale che sia il vostro metodo di estrazione preferito, l’importante è che il vostro caffè rispetti le persone che, in Paesi lontani, coltivano e raccolgono i chicchi, permettendo loro di guadagnare abbastanza per vivere dignitosamente con le loro famiglie: controllate sempre che sulla confezione ci sia il Marchio FAIRTRADE.

C’è un solo modo per uscire dalla crisi mondiale del caffè. Pagare di più.

L’industria mondiale del caffè sta affrontando una crisi dei prezzi senza precedenti, che non solo minaccia la nostra tazzina quotidiana, ma anche – molto più importante – mette a repentaglio la sopravvivenza di milioni di piccoli coltivatori in tutto il mondo. I trader del caffè, i torrefattori e i rivenditori devono fare i conti con il fatto che non pagando un prezzo equo agli agricoltori è a rischio la sostenibilità economica futura del business globale del caffè.

Il caffè è uno dei prodotti più scambiati al mondo. Il business globale del caffè vale oltre 200 miliardi di dollari l’anno. I consumatori di molti paesi ricchi sono disposti a pagare più di tre dollari per la loro dose giornaliera di caffeina. Uno dei più esclusivi outlet di Londra recentemente ha fissato il prezzo di un caffè a circa 20 dollari a tazza. Tuttavia, come un contadino guatemalteco ha riassunto: “Il problema non è il prezzo lì. È quello che pagano qui”.

Sui mercati internazionali, i prezzi del caffè sono i più bassi di sempre in termini reali. A maggio di quest’anno i chicchi di Arabica erano scambiati a 86 centesimi di sterlina sui futures dell’International Commodities Exchange (ICE), il minimo dal 2004. La combinazione di sovraproduzione, volatilità alimentata dalla speculazione e real brasiliano debole – il Brasile conta un quarto della fornitura di caffè a livello globale – ha creato una crisi dei prezzi del caffè che ha colpito più di 25 milioni di piccoli coltivatori in tutto il mondo.

© Sean Hawkey / Fairtrade

I coltivatori stanno in pratica pagando i profitti di un mercato del caffè in piena espansione. Secondo un rapporto pubblicato di recente, quasi il 61% dei produttori vende il proprio caffè a prezzi inferiori al costo di produzione. Il prezzo di mercato globale di oggi, inferiore a 1 dollaro a libbra, è significativamente inferiore a quello di cui gli agricoltori in Colombia, per esempio, hanno bisogno per raggiungere un reddito dignitoso. I coltivatori del Centro America hanno bisogno di ottenere tra 1,20 dollari e 1,50 dollari a libbra solo per andare in pareggio. Di fronte a questo futuro insostenibile, molte famiglie di coltivatori di caffè si convertono ad altre colture o addirittura abbandonano i loro appezzamenti per migrare verso nord negli Stati Uniti.

I coltivatori di caffè Fairtrade godono almeno di una certa protezione dalla crisi. Il prezzo minimo Fairtrade di 1,40 dollari a libbra (1,70 dollari a libbra per i prodotti biologici) è una rete di sicurezza vitale per i circa 800.000 coltivatori di caffè Fairtrade in 30 paesi. Inoltre beneficiano di un premio aggiuntivo di 20 centesimi a libbra, che gli è valso un extra di 94 milioni di dollari nel 2017. Ma per molti, anche questo non equivale a un reddito decente

In una recente visita in Colombia, i coltivatori di caffè ci hanno detto che il prezzo minimo e il Premio Fairtrade sono fondamentali per garantire stabilità nei momenti in cui le fluttuazioni dei prezzi spingono molti produttori di caffè verso la povertà estrema.

Di Darío Soto Abril, CEO, Fairtrade International e Roberto Vélez, CEO, Colombian Coffee Growers Federation (FNC).

Questo contenuto è apparso per la prima volta su In Depth News

Traduzione e adattamento Ufficio comunicazione Fairtrade Italia