Covid-19: la nuova normalità degli agricoltori Fairtrade

Nelle scorse settimane, tutti abbiamo dovuto adattare il modo in cui lavoriamo e viviamo per proteggere noi stessi e le nostre famiglie dal Coronavirus. Siamo rimasti colpiti dalla resilienza e dalla dedizione dei paramedici che hanno lavorato giorno e notte per curare coloro che avevano contratto il virus e per mantenere al sicuro le nostre comunità. Abbiamo anche iniziato a renderci conto di quanto siano importanti gli addetti dei supermercati che hanno continuato a riempire gli scaffali di quello di cui avevamo bisogno, e iniziato a ripensare le nostre abitudini di consumo.

Quelli a cui non pensiamo spesso sono gli agricoltori e i lavoratori che non solo si devono adattare a questa “nuova normalità” per vivere e lavorare con la Covid-19, ma stanno anche continuando a rifornire il mondo intero di alcune delle cose che più amiamo – e che alcuni definirebbero necessarie – come la tazza di caffè al mattino, la banana della merenda, il cacao della nostra tavoletta delle 3 del pomeriggio, i fiori che illuminano le nostre giornate, il tè pomeridiano…

Una lavoratrice si lava le mani, Cooperativa Multiactiva de Bananeros del Magdalena
© Cooperativa Multiactiva de Bananeros del Magdalena

Facciamo una chiacchierata con Freddy Rodriguez Cantillo della cooperativa bananera certificata Fairtrade Coobamag, in Colombia, che ci aggiorna sulla situazione della sua comunità.

Com’è la vita dopo più di un mese di lockdown?

Grazie a Dio il cibo non manca e ci è permesso continuare a lavorare: la coltivazione non si è fermata. Questo è molto importante perchè l’agricoltura è la nostra unica fonte di reddito. Stiamo lavorando inesieme ad altre cooperative bananere, ai sindacati e all’ufficio del sindaco per mettere in atto le misure protettive e preventive e assicurarci che ciascuno abbia da mangiare a sufficienza. In questo momento, ad esempio, tutti ricevono gratuitamente frutta.

Ci sono ancora persone che non hanno capito la gravità del virus, che escono in strada senza protezioni e si affollano nei negozi di alimentari, insomma che non seguono le raccomandazioni. La situazione è molto difficile anche per i lavoratori saltuari o per chi non ha entrate certe come gli ambulanti, che continuano a vendere per strada. Sono difficili da controllare perché, nonostante abbiano avuto degli aiuti dalle autorità, non pensano che siano sufficienti e quindi continuano a lavorare.

Tutti i servizi religiosi sono sospesi ma alcuni parroci e pastori hanno deciso di celebrare le messe online per mantenere i contatti con i fedeli.

Quali misure speciali avete messo in atto?

Negli stabilimenti di confezionamento e negli impianti di lavorazione siamo riusciti a separare le aree di lavoro. I materiali che abbiamo usato non sono perfettamente adeguati ma era tutto quello che avevamo a disposizione. Le persone rispettano il distanziamento fisico – per esempio in alcune aziende quando arriva l’ora del pranzo gli addetti si danno dei turni e si mantengono ai lati della stanza.

Voglio sottolineare che stiamo facendo tutto il possibile per mantenere lo staff attuale, in modo da non dover far arrivare altre persone dall’esterno. Nel caso succedesse, ci assicuriamo di sapere da dove vengono e di tracciare i loro contatti. Lo staff amministrativo lavora a porte chiuse e non ha alcun contatto con il pubblico. Solo i dipendenti dell’azienda sono autorizzati ad andare e venire. Quando arriva il giorno di paga settimanale, cerchiamo di minimizzare il contatto: la persona incaricata dei pagamenti usa una maschera e porge il denaro da dietro un vetro. A coloro che vengono a ritirare i soldi viene detto di indossare una mascherina, di lavarsi le mani e di disinfettarsi le scarpe prima di entrare.

Insieme alla squadra locale dei Vigili del Fuoco abbiamo ideato un piano per pulire e disinfettare gli spazi pubblici della cittadina dove ci troviamo, così come gli impianti di lavorazione di ciascuna azienda agricola, le strade e i piccoli villaggi qui intorno. Abbiamo donato 400 litri di candeggina ai Vigili del Fuoco.

Il responsabile ambientale della cooperativa e i suoi assistenti hanno l’incarico di parlare con ciscuna azienda agricola per spiegare le misure protettive e di prevenzione, e sono state consegnate linee guida a tutti i lavoratori, ai fornitori del trasporto della frutta e dei pallet.

Come stanno vivendo il lockdown le persone più giovani?

Fin dall’inizio della quarantena, in marzo, sono state sospese le lezioni in tutte le scuole pubbliche e private, per cui sono tutti a casa in vacanza anticipata. Alcune università hanno scelto di continuare le lezioni in maniera virtuale in modo da non interrompere i corsi. Non tutti hanno un computer e una connessione a internet perciò alcune scuole spediscono per posta ai loro studenti delle fotocopie del materiale didattico, perché possano continuare a studiare.

Tutti gli allenamenti sportivi sono stati sospesi ma i giovani atleti continuano ad allenarsi a casa – hanno trovato dei modi innnovativi per tenersi in forma e gli allenatori hanno mandato delle routine di allenamento da seguire a casa. Tutte le gare sportive sono state sospese e non sappiamo quando riprenderanno, ma i più giovani hanno compreso che la situazione è fuori dal loro controllo e continuano a tenersi in forma a casa in modo da essere pronti quando le misure di lockdown saranno allentate.

C’è scarsità di medicine o dispositivi di protezione individuale?

Certo, perché all’inizio della quarantena tutti hanno acquistato mascherine, disinfettanti e gel antibatterici, finendo gli stock. Anche medicinali come la vitamina C e gli antidolorifici sono difficili da trovare e, anche se alcuni distributori li hanno disponibili, la domanda ha fatto alzare i prezzi.

Qual è la sensazione delle persone rispetto al futuro?

La preoccupazione maggiore è che noi o qualcuno che conosciamo prenda il virus, perciò ci concentriamo sulla prevenzione. Se un lavoratore, un produttore o un membro della famiglia si infetta, dovremo prendere provvedimenti drastici di quarantena; in caso contrario c’è il pericolo di perdere il controllo e generare il panico collettivo.

Il futuro è incerto – viviamo giorno per giorno, aspettiamo notizie, osserviamo come cresce il numero dei contagiati e dei morti qui in Colombia e nel resto del mondo. Siamo ovviamente spaventati, perché vediamo che il virus ha causato tante morti nei paesi sviluppati, e non possiamo neanche immaginare noi stessi in una sistuazione simile in Colombia. Il nostro sistema sanitario non potrebbe sopportarla.

 

Un centro diagnostico a Urabá, Colombia

Sedici aziende Fairtrade che producono banane in Colombia hanno unito le loro forze per creare un Centro diagnostico per il COVID-19 nella regione di Uraba dove vivono circa 700.000 persone in 11 municipalità in cui la produzione di banane è l’attività principale. Attualmente, i risultati dei testi a cui si sono sottoposte le persone potenzialmente contagiate impiegano 4 o 5 giorni ad arrivare perché i campioni sono inviati ai laboratori di Medellin, il capoluogo, che dista 500 chilometri da Urabá. Da quando sono stati sospesi i voli nel paese, i campioni ci mettono 8 ore per essere trasportati via terra da Urabá a Medellin. “Questa iniziativa è molto importante perché avere i risultati dei test in modo più veloce può aiutarci a individuare i casi nella regione e a limitare la diffusione del virus in modo che le persone possano essere isolate e protette” spiega Carlos Trujillo, manager della piantagione Grupo Agrosiete collegata all’azienda Sin Limite.

Una lavoratrice negli impianti di lavorazione delle banane a Urabá mostra le dotazioni sanitarie fornite dall’azienda.

Le 16 aziende Fairtrade che esportano le banane attraverso Uniban hanno contribuito economicamente attraverso il fondo del Premio Fairtrade di 55 mila euro che rappresenta il 27 per cento dei costi totali del progetto, stimato in 205.000 dollari. Il Comitato per le imprese dello Stato dell’Università sta promuovendo l’iniziativa per creare il centro diagnostico a Urabá. È formato da più di 200 istituzioni, comprese le aziende del settore delle banane, la diocesi di Apartado, le 11 municipalità, l’Istituto colombiano di medicina tropicale. Attualmente, il Comitato continua a raccogliere fondi per il progetto che si spera possa partire nelle prossime settimane. Le organizzazioni Fairtrade che stanno partecipando al progetto sono Funtrajusto e i suoi soci.

Trujillo dice che, oltre a supportare questa iniziativa, le aziende che commercializzano banane hanno sovvenzionato le apparecchiature per le unità di terapia intensiva e acquistato i respiratori per le cliniche della regione. Inoltre, hanno donato banane, ananas e cibo alle persone che non hanno ricevuto lo stipendio nelle settimane scorse.

Le aziende hanno preso misure preventive per proteggere i lavoratori: mascherine, stop alle produzioni ogni due ore per consentire ai lavoratori di lavarsi le mani, misurazione della temperatura; hanno dato disposizioni per il distanziamento di 2 metri, hanno fornito i mezzi di trasporto dalle abitazioni agli impianti con le opportune barriere di distanziamento, hanno impostato i turni per il pranzo per evitare il sovraffollamento e hanno consegnato allo staff sapone, gel antibatterico e attrezzature igienizzate.

Distanziamento e dispositivi di protezione.

Il nostro staff è molto importante e sono importanti tutte le misure che possiamo prendere per proteggerlo” dice Trujillo, sottolineando come la certificazione Fairtrade ha aiutato i lavoratori delle piantagioni a essere meglio preparati ad affrontare questa crisi. “Attraverso la certificazione, i nostri lavoratori sono diventati più consapevoli perché hanno ricevuto più formazione e quindi sono più preparati e hanno ricevuto più informazioni per affrontare questa sfida, ha dichiarato Trujillo la cui azienda è certificata dal 2007. Non solo i lavoratori ma anche le loro famiglie perché attraverso Fairtrade abbiamo svolto una serie di incontri di formazione migliori rispetto a quelli che vengono normalmente svolti dalle aziende e che hanno coinvolto anche i loro nuclei familiari”.

 

 

In Ecuador il Covid-19 si combatte con la solidarietà

Dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato la pandemia per il COVID-19 l’11 marzo, i governi e la società civile dell’America Latina e dei Caraibi hanno iniziato a implementare misure preventive per fermare la diffusione del virus. Il governo dell’Ecuador ha dichiarato l’emergenza sanitaria per 60 giorni per prevenire una diffusione massiccia del virus e il Ministero dell’Agricoltura ha creato un Protocollo di prevenzione per il settore agricolo e per le aree produttive di banane che ha l’obiettivo di minimizzare la diffusione del virus tra le persone che lavorano nelle piantagioni e negli impianti di lavorazione e confezionamento.

Impianto di lavorazione delle banane in Ecuador durante COVID-19

Nel mezzo della crisi, solidarietà e speranza si sono riversate in una catena umana che ha messo al primo posto non solo l’aspetto sanitario ma anche l’aiuto agli altri. Con questa visione, il Coordinamento Fairtrade in Ecuador, d’accordo con il Network dei produttori di banane, oltre a rispettare il protocollo di sicurezza per la produzione, sta portando avanti anche altre azioni come la donazione di banane per le fasce più deboli della popolazione, lavorando con le autorità locali per formare una catena di solidarietà con i produttori Fairtrade.

Sistemi di distanziamento dei lavoratori in un impianto di confezionamento durante COVID-19

“Abbiamo preso l’iniziativa per provare ad aiutare il governo che forse non è preparato e non ha le risorse di altre nazioni, provando a portare le banane nei dintorni, soprattutto alle persone più colpite che vivono alla giornata e non possono uscire dalle loro case per lavorare” dice Patricio San Martin, manager dell’Associazione dei produttori di banane Orenses. “Ora sappiamo che il commercio equo è nato per questo, per aiutare gli altri, per diventare più responsabili nei confronti dell’ambiente e di molte altre cose che riguardano le persone e che devono cambiare. In altre parole: per aiutarci gli uni con gli altri e per prenderci cura dell’ambiente” dice.

Distribuzione di disinfettanti e materiale sanitario in Ecuador

Questa iniziativa inoltre vuole portare assistenza ai produttori e ai lavoratori nel caso in cui si ammalino nelle zone in cui abitano. Inoltre le organizzazioni stanno usando il Premio Fairtrade per comprare prodotti per identificare e curare la malattia come kit per l’esame del coronavirus, nebulizzatori, respiratori, mascherine, guanti; prodotti per la pulizia come disinfettanti; e per acquistare prodotti alimentari per i piccoli produttori della zona.

Le organizzazioni di produttori di banane Fairtrade in Ecuador che si sono unite per queste azioni di solidarietà sono Asoguabo, Tierra Fertil, Associazione di produttori di banane Orenses e Fincas El Oro.

Durante la conferenza stampa sulla situazione attuale della pandemia, il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha detto che la crisi sanitaria globale da Coronavirus COVID-19 non ha precedenti, e che quindi abbiamo bisogno di risposte nuove, creative. Allo stesso tempo, ha posto l’accento sul fatto che questa pandemia rappresenta una opportunità unica per condurre la ripresa su binari di maggiore sostenibilità e inclusione. “Questa è soprattutto, una crisi umana che richiedere solidarietà” ha detto.

 

Le banane equosolidali di Coobana

Da una grave crisi a una storica opportunità: la cooperativa Coobana nasce negli anni ’90 dalla volontà dei lavoratori di una piantagione di banane proprietà di Chiquita di non perdere il proprio lavoro.

Siamo a Panama, nella provincia nordoccidentale di Bocas del Toro. Per più di un secolo in questa regione la coltivazione delle banane è stata monopolizzata dalle grandi multinazionali.

Quando negli anni ‘90 Panama ha subito un drammatico declino delle esportazioni, molte compagnie sono entrate in crisi e hanno cessato l’attività facendo perdere il lavoro a migliaia di persone.

È allora che alcuni ex dipendenti della Chiquita hanno l’idea di andare avanti e dare vita alla Cooperativa Bananera del Atlantico (conosciuta anche come Coobana).

Ecco il racconto di Florentina, una dei soci fondatori:

“Nel 1991 eravamo 74 lavoratori di una società di proprietà del governo che coltivava le piantagioni da decenni proprietà di Chiquita” racconta Chito Quintero, socio fondatore di Coobana e all’epoca sindacalista. “Eravamo noi che portavamo avanti l’attività, quindi perché non gestirla da soli? Non tutti volevano correre il rischio, ma un gruppo nutrito ha fondato Coobana”.

Grazie all’aiuto di Fairtrade e all’ingresso nel circuito del commercio equo e solidale, Coobana è riuscita a evitare la crisi e a crescere.

Oggi conta circa 500 lavoratori, di cui 220 sono soci della cooperativa.

Salario dignitoso: Ecuador e Colombia danno l’esempio

In Ecuador il salario digno (il salario dignitoso) è stato stabilito dal governo per assicurare una giusta remunerazione ai lavoratori e ridurre la povertà. Tutti i lavoratori delle piantagioni, inclusi quelli con i salari più bassi, devono ricevere almeno il salario digno, uno stipendio dignitoso di 444,62 dollari al mese, che è più alto del salario minimo del paese.

 

Lavoratrice di Asoguabo, Ecuador. Copyright Jose Casuso

I dati mostrano che, nelle piantagioni certificate Fairtrade, il salario più basso che i dipendenti ricevono è di 570 dollari, più un ulteriore premio medio di 31 dollari per contribuire a progetti collettivi. Nel caso della Colombia, la forte collaborazione tra i sindacati e i proprietari delle piantagioni ha giocato un ruolo importante nel raggiungimento di un accordo di contrattazione collettiva per aumentare i salari. Nel settembre del 2019, Sintrainagro, il sindacato dei lavoratori colombiani, e Augura, l’associazione dei lavoratori, che rappresenta la maggior parte delle aziende che coltivano banane per l’esportazione, hanno siglato un nuovo accordo per aumentare i salari di un ulteriore 5.5%. Questo aumento si aggiunge a un tasso salariale negoziato che supera l’attuale salario minimo del paese. “I casi di Ecuador e Colombia dimostrano il ruolo cruciale che i governi, i sindacati e i lavoratori giocano assicurando che un salario dignitoso può essere riconosciuto, non solo ora ma a lungo termine. Senza la regolamentazione del governo, una corretta applicazione e la contrattazione collettiva, è impossibile raggiungere questo tipo di accordo. Il ruolo di Fairtrade è quello di supportare attivamente e di integrare i loro sforzi facendo in modo che i lavoratori possano esercitare i loro diritti fondamentali e le loro libertà nelle piantagioni certificate. Inoltre, i lavoratori ci hanno detto che il Premio Fairtrade fa una reale differenza nel loro salario. Oltre a questo, noi ci battiamo per un maggiore impegno rispetto al Prezzo Minimo Fairtrade da parte degli altri attori della filiera fino ai supermercati” spiega Wilbert Finterman, Senior advisor per i diritti dei lavoratori e le relazioni con i sindacati per Fairtrade International.

Lavoratore di Cobafrio, Colombia. Copyright Fairtrade International

Un prezzo sostenibile e un Premio Fairtrade sono la chiave

Fairtrade supporta le aziende del settore assicurando uno stabile ingresso per le loro banane attraverso il pagamento del Prezzo Minimo Fairtrade. In più, per ciascuna cassa di banane vendute a condizioni Fairtrade, i lavoratori nelle piantagioni certificate ricevono un Premio che può essere usato per integrare i bisogni di base ed è parte del miglioramento delle loro condizioni di vita.

Per esempio, i lavoratori e le loro famiglie hanno accesso all’istruzione gratuita, ma usando il Premio Fairtrade possono provvedere al necessario: divise, scarpe e zaini e il trasporto verso la scuola e verso casa. I lavoratori possono accedere a cure sanitarie a livello locale ma il Premio permette loro di bypassare tempi di attesa lunghi, accedere a cure di buona qualità e a servizi di salute per la maternità, dentisti e soccorso in situazioni di emergenza, per esempio. “I lavoratori e i proprietari delle piantagioni hanno bisogno uno dell’altro. Siamo un team” dice Esteban Subia, proprietario di una piantagione di banane certificate Fairtrade in Ecuador, Finca El Remanso. “I lavoratori possono decidere come usare i soldi del Premio Fairtrade. C’è voluto un po’ per abituarsi, ma dopo un anno abbiamo visto subito la differenza: cibo migliore, migliore educazione, più bambini che hanno avuto accesso all’istruzione superiore e più lavoratori alla formazione. Questo è importante anche per me come titolare. Il mio staff è così più motivato e non mi ha mai deluso”.

Un ulteriore passo: gli sforzi di Fairtrade per raggiungere il salario dignitoso in tutte le origini delle banane.

Il salario dignitoso è un parametro per il pagamento minimo che i lavoratori ricevono per una settimana standard di lavoro e che permette loro di raggiungere uno standard di vita adeguato. È un salario che comprende cibo nutriente, abitazioni decorose, vestititi, educazione, cure sanitarie, trasporto e un piccolo “cuscinetto” per spese impreviste. Gli attori locali in Colombia ed Ecuador hanno fatto buoni passi verso il pagamento di un salario dignitoso per i loro lavoratori e Fairtrade cerca di affermare i loro risultati attraverso i parametri del salario dignitoso che dimostrano uno sforzo congiunto per alleviare la povertà in quei paesi. Tuttavia, altri paesi produttori di banane hanno ancora una lunga strada da percorrere. In alcuni, i livelli di salario minimo legale sono inadeguati per andare incontro ai bisogni essenziali dei lavoratori. Fairtrade considera prioritario lavorare nei paesi produttori di banane dove i parametri di salario dignitoso hanno mostrato che questo gap è significativo. In più, sta intensificando il suo lavoro con i sindacati, i proprietari delle piantagioni, i governi, le organizzazioni non governative e altri certificatori per creare le condizioni giuste per pagare un salario dignitoso. In alcune origini chiave delle banane, come la Repubblica Dominicana, il Ghana e il Camerun, Fairtrade sta già contribuendo a costruire ponti tra lavoratori, sindacati e impiegati.

 

 

 

CRESCITA SENZA PRECEDENTI PER LE BANANE FAIRTRADE

Lo rivelano i dati della decima edizione del “Monitoring Report”, la relazione annuale di Fairtrade International che analizza la portata, la natura e la distribuzione dei benefici a chi lavora nel settore della banane Fairtrade nell’anno 2017.

Il settore delle banane certificate Fairtrade si sta consolidando sempre di più: le vendite sono in aumento, così come il numero di organizzazioni certificate e il numero di produttori e di lavoratori.

UNA CRESCITA COSTANTE DEI PRODUTTORI

Il numero dei produttori di banane certificati Fairtrade continua a crescere. Grazie a un aumento del 20% del numero di piantagioni dal 2016 al 2017 c’è stato un corrispondente aumento del 29% del numero di lavoratori delle piantagioni.

La Repubblica Dominicana e la Colombia sono i due Paesi con la quota maggiore di organizzazioni produttive, di volumi di produzione e di vendita.

L’AUMENTO DELLE VENDITE, IN PARTICOLARE DELLE BANANE BIOLOGICHE, È ALLA BASE DI QUESTO AUMENTO

I produttori hanno visto costantemente aumentare le loro vendite di banane Fairtrade dell’11% tra il 2016 e il 2017.

Le vendite di banane biologiche sono cresciute più velocemente di quelle convenzionali e oggi rappresentano quasi il 62% del totale.

Il Premio Fairtrade ricevuto è aumentato del 10% e ha superato i 31 milioni di euro, con in testa l’America Latina e i Caraibi che ne ricevono la quota maggiore (92%), dati i loro elevati volumi di produzione.

Le piccole organizzazioni produttive ricevono il 60% del premio Fairtrade.

Il Premio Fairtrade ha permesso a molte organizzazioni di investire nelle loro aziende e diventare più competitive.

Le cooperative hanno speso il 40% del Premio per fornire servizi ai soci produttori come:

  • fornitura di fertilizzanti e attrezzature
  • stipula di assicurazioni sanitarie
  • finanziamenti per migliorare le loro case
  • pagamenti diretti

I lavoratori delle piantagioni hanno ricevuto fino al 20% del Premio in contanti. Questa cifra sale al 50% se per la maggioranza si tratta di lavoratori migranti.

Nel 2017 la maggior parte delle piantagioni di banane ha speso il Premio Fairtrade per servizi in favore dei lavoratori e delle loro famiglie attraverso:

  • investimenti destinati alla costruzione o al miglioramento delle case
  • pagamenti diretti e prestiti ai lavoratori

Gli investimenti del Premio in servizi per le comunità sono cresciuti dall’11 al 17% e hanno permesso di:

  • costruire edifici scolastici
  • offrire donazioni alle associazioni che offrono servizi alla comunità e si prendono cura dei gruppi vulnerabili
  • investire nelle infrastrutture, come la costruzione di strade

Oltre agli Standard e al Premio Fairtrade, sosteniamo le organizzazioni di produttori di banane offrendo formazione per il miglioramento della produttività e l’adattamento all’emergenza climatica.

Nonostante tutti questi progressi, una delle sfide più pressanti e irrisolte per il settore delle banane rimane quella di garantire un salario dignitoso ai suoi lavoratori.

In molti Paesi produttori, i lavoratori sono pagati sulla base del salario minimo legale nazionale. Mentre il Premio Fairtrade aiuta a compensare i salari bassi attraverso pagamenti in contanti, benefit, prestiti e borse di studio, tutto questo non è sufficiente a sostituire un vero e proprio reddito dignitoso. Ecco perché Fairtrade vuole andare oltre.

LE GUERRE SUL PREZZO DANNEGGIANO I PRODUTTORI

L’anno scorso diversi distributori europei (Monoprix, Superunie, Lidl) hanno dichiarato di voler aumentare ancora il loro impegno verso le banane Fairtrade. Le difficoltà però rimangono.

All’interno di un panorama di vendite altamente competitivo, i grandi distributori continuano ad abbassare sempre più i prezzi per attirare clienti. Le guerre sul prezzo possono avere effetti devastanti sui lavoratori e sui produttori, che in alcuni casi vedono ridotte le loro entrate al di sotto dei costi di produzione sostenuti. I prezzi bassi incidono anche sull’ambiente, poiché gli agricoltori non dispongono di fondi sufficienti per investire in progetti rivolti ad un uso più efficiente dell’acqua e alle tecniche di mitigazione degli effetti della crisi climatica.

VERSO UN REDDITO DIGNITOSO

La nostra ambizione è quella di ottenere un salario dignitoso per tutti i lavoratori delle piantagioni di banane certificate Fairtrade. L’avvio della strategia del salario minimo per le banane nel 2018 ha segnato una tappa importante in questa direzione.

Nel 2019 abbiamo avviato una revisione dello Standard Fairtrade per il lavoro dipendente nel settore delle banane. L’aggiornamento comporta consultazioni con i nostri vari stakeholder e stiamo vagliando l’ipotesi di fissare un livello salariale di base per garantire che le piantagioni di banane Fairtrade di ogni Paese contribuiscano in modo significativo al raggiungimento di uno stipendio minimo per tutti i lavoratori.

È possibile scaricare l’intero rapporto (in inglese) a questo link.

Lavorare insieme per salario dignitoso, parità di genere, salute e sicurezza

Fairtrade ha inaugurato un nuovo approccio nelle relazioni lavorative nelle piantagioni di banane certificate. I sindacati, i dipendenti e i lavoratori si sono seduti insieme ad un tavolo per pianificare un futuro economicamente sostenibile, inclusivo e sicuro.  “Il problema non è soltanto quello di migliorare gli stipendi, anche se di sicuro è importante – ma è quello di raggiungere un lavoro e una vita dignitosi, corrispondendo un salario adeguato, riconoscendo pari dignità alle donne e garantendo sicurezza e salubrità nei luoghi di lavoro” dice Wilber Flinterman, consulente per i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali per Fairtrade International. Ci sono due piantagioni certificate Fairtrade in Ghana, la Volta River Estates, che è la più vecchia piantagione certificata Fairtrade del nostro Sistema, e Golden Exotics, che possiede piantagioni anche in Camerun e in Costa D’Avorio. Un terzo produttore, Musamahat Farms Limited ha partecipato al programma, per garantire un approccio complessivo al settore. Queste imprese coinvolgono circa 4000 lavoratori, la maggior parte dei quali sono membri del Sindacato generale dei lavoratori agricoli del Ghana e del Sindacato dei lavoratori dell’industria e del commercio. “La chiave è la collaborazione, dice Flinterman. Abbiamo cominciato a chiedere: cosa possiamo fare insieme per migliorare ulteriormente la qualità del lavoro?”

Che cosa significa guadagnare un salario dignitoso

Fairtrade ha chiesto a un ricercatore di girare il Ghana nel 2017 per valutare che cosa hanno bisogno di guadagnare i lavoratori per godere di un dignitoso standard di vita che copra i loro bisogni essenziali e quelli della loro famiglia e che consenta loro di mettere da parte un qualche risparmio per eventi imprevedibili. Dopo aver messo insieme un po’ di numeri, la stima è  stata di 1.028 Cedi ghanesi al mese, circa 180 euro. “Il nostro calcolo del salario dignitoso è circa 4 volte l’attuale stipendio minimo nazionale del Ghana. I lavoratori e i sindacati avevano contrattato stipendi di circa tre volte il riferimento nazionale e questo dimostra quanto sia importante la contrattazione collettiva nel contesto del salario dignitoso” dice Flinterman. Una volta ottenuto il parametro di riferimento del salario dignitoso, Fairtrade International ha lavorato con i network dei produttori di Fairtrade Africa per organizzare un incontro di lavoro di 3 giorni mettendo attorno allo stesso tavolo tutti gli attori in modo da migliorare le condizioni di lavoro e dare un supporto concreto affinché il settore della banana diventi sostenibile in Ghana. Insieme ai lavoratori e ai dipendenti si sono aggiunti la ONG Banana Link (una organizzazione non governativa con sede in Inghilterra che si batte per i diritti dei lavoratori), il World banana forum (gestito dalla FAO) , il sindacato internazionale dei lavoratori del settore del cibo e IDH, Sustainable Trade Iniziative dei Paesi Bassi. A questi si sono aggiunti i rappresentanti dell’Ispettorato del lavoro ghanese. In più, si sono svolti incontri separati con i Ministri del lavoro, dell’agricoltura e dell’ambiente. “La cosa più importante è stato il modo in cui abbiamo collaborato con i nostri partner per affrontare i temi del lavoro in modo integrato” dice Flinterman. “Non aveva senso distinguere tra noi e loro. Le sessioni sono state stimolanti per tutti: lavoratori locali,  sindacati, manager delle imprese e rappresentanti di governo”.

Lavoratori a Volta River Estates. Copyright Linus Hallgren / Fairtrade Sweden

Il parere dei lavoratori

Durante gli incontri, ai rappresentanti dei lavoratori eletti è stato chiesto di portare il loro punto di vista su tre progetti che riguardavano i salari, le politiche di genere, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. “Per trovare le soluzioni giuste, i lavoratori dovrebbero essere capaci di dire che tipo di lavoro va bene per loro e quale no. Il loro input è essenziale per il progetto” dice. In una sessione gestita da Banana Link e IUF, i partecipanti hanno capito che le donne hanno bisogno di accedere a una scelta professionale più ampia, alla formazione, alle posizioni di rappresentanza e a un luogo di lavoro sicuro. Jacqui Mackay, Coordinatore nazionale di Banana Link spiega: “Ha senso guardare ai salari da una prospettiva di genere inclusiva. Ci sono troppe donne mal pagate e spesso affrontano diverse barriere sia fisiche che psicologiche. Per esempio, nelle piantagioni ci sono canali per l’irrigazione che corrono tra gli alberi. Molti uomini possono attraversarli ma le donne hanno detto che per loro è pericoloso e questo le scoraggia a lavorare nella coltivazione. Identificando e parlando di queste barriere, molti problemi possono essere risolti facilmente e i luoghi di lavoro possono essere ripensati in modo da essere accessibili sia alle donne che agli uomini”.

Una lavoratrice di Volta River Estates. Copyright Linus Hallgren / Fairtrade Sweden

I costi vanno spalmati lungo tutta la filiera

Flinterman non si fa molte illusioni: la sfida è quella di portare un salario dignitoso a tutti non solo ai lavoratori del settore della banana: “Spero che i lavoratori ottengano il salario che meritano, dice. Ma noi non vogliamo mettere a rischio il posto di lavoro. Fairtrade riconosce che queste aziende del Ghana hanno migliorato molte buone pratiche occupazionali. I salari della piantagioni possono migliorare solo se tutti nella filiera, inclusi i consumatori, riescono a pagare pochi centesimi in più per le loro banane Fairtrade. Questo processo inizia dalle aziende di commercializzazione che pagano il Prezzo Minimo Fairtrade. Quando gli imprenditori comprano secondo il concetto del salario dignitoso, devono affrontare costi significativi. Devono fare i conti ed essere sicuri di poter pagare il salario dignitoso per molto tempo, non soltanto momentaneamente”. A dispetto delle sfide, Flinterman resta ottimista: “È stato un piacere e un privilegio lavorare con tante persone così impegnate negli incontri in Ghana. C’è un grande entusiasmo, vogliamo continuare le discussioni ed essere certi che il livello di attenzione rimanga alto. Sono fiducioso che ci arriveremo”.

 

Banane: un prezzo troppo basso nasconde un costo sociale molto alto

Mentre si sa da tempo che la produzione di banane ha un impatto negativo sull’ambiente e sulla società, questi costi esterni non sono mai stati valutati o inclusi nel prezzo. Tuttavia, sempre di più, alle aziende viene richiesto di considerarli in modo da rendere più sostenibili e trasparenti i processi di produzione. Per aiutare il settore della banana a operare questa transizione verso la sostenibilità, Fairtrade International ha commissionato a True Price e Trucost il primo studio mai realizzato prima sui costi ambientali e sociali sostenuti dai produttori di banane nei principali paesi di origine: Colombia, Repubblica Dominicana, Ecuador e Perù. Lo studio ha paragonato i costi dell’intero settore confrontati con quelli dei produttori Fairtrade e ha sottolineato le pratiche virtuose dei produttori.

Mateo Santos, Ngäbe membro di COOBANA, Panama. Copyright James Rodriguez

I costi sociali superano i costi ambientali

Lo studio ha calcolato che la media dei costi esterni non considerati nella produzione di banane è di 6.70 dollari a cassa (un box corrisponde a circa 18,5 kg). Di questo costo medio totale, la media dei costi sociali è più alta rispetto ai costi medi ambientali: 4 dollari contro 2.70.  I costi sociali maggiori in tutti e quattro i Paesi studiati sono attribuibili al reddito e alla previdenza sociale che non sono adeguati (nel caso dei lavoratori salariati) e dal reddito insufficiente per i piccoli produttori e le loro famiglie. Insieme, ammontano in media al 33% dei costi totali. I più importanti costi ambientali sono l’occupazione delle terre (21%), il cambiamento climatico (10%) e l’esaurimento dell’acqua (6%).

Efrain Varga, membro di Coobana, Panama. Copyright James Rodriguez

Il settore può imparare dalle pratiche sostenibili di Fairtrade

I produttori del settore della banana possono migliorare adottando le migliori pratiche dei produttori Fairtrade, in particolare riducendo i costi sociali che derivano da un reddito insufficiente per i produttori e da stipendi e previdenza sociale insufficienti per i lavoratori, dallo sfruttamento e dai rischi sanitari e di sicurezza.

Martial Quintero con sua moglie Elvia, l loro due figlie e le loro nipoti in posa fuori della loro casa costruita grazie al Premio di Coobana, Panama. Copryright James Rodriguez

I costi esterni dei produttori Fairtrade sono più bassi della media del settore

Lo studio ha scoperto che la media dei costi esterni della produzione di banana è del 45% più bassa per i produttori Fairtrade della media dei produttori del settore: 3.65 contro 6.70 a cassa. Questa differenza dipende principalmente dal fatto che i produttori Fairtrade hanno costi sociali considerevolmente più bassi rispetto ai parametri del settore,  mentre i costi ambientali sono più o meno simili.

Che cosa ci insegnano le pratiche di Fairtrade?

  • Ridurre i costi sociali attraverso uno stipendio dignitoso per i lavoratori del settore: gli Standard Fairtrade, il Prezzo minimo e il Premio impongono migliori condizioni e un livello di vita di base per i lavoratori delle piantagioni. Per raggiungere uno stipendio dignitoso, Fairtrade si sta attivando attraverso diversi strumenti: quest’anno saranno rivisti gli Standard Fairtrade per il lavoro salariato per trovare parametri specifici di base per i lavoratori del settore della banana, come ad esempio la possibilità di distribuire il denaro del Premio ai lavoratori (attualmente il 20% o il 50% in alcune circostanze). Altri strumenti sono la revisione del Prezzo minimo e le partnership commerciali per studiare programmi che abbiano impatto sugli stipendi.
  • Rafforzare la consapevolezza dei produttori: in accordo con il nostro piano sui diritti dei lavoratori, stiamo supportando la presa di consapevolezza dei lavoratori delle piantagioni in Repubblica Dominicana e in Ghana, per migliorare la loro capacità di negoziazione. In Ghana, stiamo lavorando con i sindacati e migliorando la formazione sui diritti dei lavoratori e sulla parità di genere e rafforzando i network dei lavoratori.
  • Migliorare la produttività per ridurre i costi sociali e ambientali: lo studio sottolinea che con il miglioramento della produttività si possono ridurre i costi ambientali e i costi sociali di redditi e salari insufficienti. Fairtrade ha ideato il Programma di miglioramento della produttività nel settore della banana nel 2015 in America Latina per aumentare le rese attraverso tecniche amiche dell’ambiente. Il programma ha aiutato questi produttori ad aumentare la produttività del 29% nei primi due anni, riducendo l’uso di agrochimici e di acqua per la produzione. Come risultato, i  costi fissi dei contadini sono diminuiti e il reddito netto è aumentato. Grazie all’investimento di tutto il sistema, la CLAC (Coordinamento latinoamericano e dei Caraibi dei produttori Fairtraade) sta aprendo un nuovo programma rivolto ai piccoli produttori dell’America Latina.
  • Collaborare e patrocinare un’azione congiunta: questo studio fornisce dati che Fairtrade e altri soggetti possano utilizzare per influenzare l’adozione di politiche che riducano i costi esterni sociali e ambientali: stipendi minimi più alti, contributi per migliorare la previdenza sociale e politiche di protezione delle terre (accompagnate da miglioramenti produttivi che permettano ai produttori di coltivare di più con meno terra), un Consiglio consultivo sui diritti dei lavoratori che includa organizzazioni internazionali che operano nell’ambito dell’agricoltura e del diritto, influenzi la nostra strategia e stabilisca collaborazioni più forti  a supporto di un settore della banana più giusto.

 

 

Da contadini a imprenditori

Durante uno dei miei ultimi viaggi per documentare lo stato dell’arte dell’agricoltura equosolidale, nello specifico la produzione biologica nelle piantagioni di banane nella regione di Mallaritos, in Perù, sono capitato ad APBosmam, una cooperativa che mi ha fatto scoprire un punto di vista nuovo su Fairtrade. Qui, dove il commercio equo è sbarcato qualche decennio fa e dove l’accresciuta importanza economica dell’agricoltura e le migliorate condizioni di vita della popolazione sono un dato di fatto, sono state avviate nuove strategie di produzione, gestione ed esportazione dei prodotti coltivati.

Luoghi comuni da sfatare

L’idea che avevo del concetto del Fairtrade era quella comunemente recepita dall’opinione pubblica come mezzo per aiutare i contadini di aree del mondo poco sviluppate a migliorare le loro condizioni di vita nei campi e in famiglia, pur restando in un contesto socio-agricolo poco evoluto.
Generalmente si pensa a polverose strade sterrate percorse da mezzi di trasporto traballanti che dai campi raggiungono i luoghi di raccolta del prodotto per la lavorazione.
Oppure a bambini che seguono le lezioni davanti a lavagne segnate dal tempo e dai graffi di duri gessetti che per anni hanno lasciato sulla nera pietra chilometri di lettere e numeri.
Ovviamente tutto questo è ancora una realtà presente in molti paesi del mondo e l’idea del Fairtrade rimane di base un concetto sociale ma …

Da cooperativa a impresa

Ma le società contadine cambiano, si evolvono, si trasformano ed ecco che entra in gioco l’esperienza del mio viaggio ad APBosmam, in Perù.

Ho visto i contadini trasformarsi in moderni e dinamici imprenditori con l’obiettivo di evolvere nell’organizzazione del lavoro e nell’ndustrializzazione: non più faticosi tragitti per trasportare i caschi di banane dai campi alle aree di lavoro ma linee di trasporto via cavo che per chilometri (17 per la precisione) collegano le piantagioni dei soci produttori verso i centri di lavorazione.

Le aree di lavorazione sono in grado di ridurre i tempi di selezione, lavaggio e trattamento delle banane rientrando nei parametri di qualità imposti da Fairtrade in modo da accelerare le procedure di confezionamento e aumentare la produzione.

Anche i magazzini hanno subito una radicale trasformazione: i pavimenti sono in cemento e rialzati in modo da evitare l’ingresso e la stagnazione dell’acqua durante le piogge, sono in parte refrigerati e, all’interno, un reparto composto da una decina di lavoratori si occupa del caricamento dei pallet di legno, mentre altri procedono alla etichettatura e alla movimentazione mediante transpallet, al caricamento del prodotto imballato nei container per essere inviato ai mercantili ormeggiati in porto.

Il Fairtrade premium

La cooperativa si è quindi trasformata in moderna azienda agricola con corsi di formazione per i futuri manager che dovranno occuparsi di gestirla e di guidarla imparando tecniche e strategie.
Anche la scuola del piccolo paese di Mallaritos si è evoluta con la realizzazione di aule informatiche dotate di decine di computer.
La creazione di una scuola di calcio ha indotto inoltre molti bambini del paese ad abbandonare le strade per tornare nelle aule scolastiche all’insegna di una evoluzione del paese che va oltre l’agricoltura.
Mallaritos non è una rarità ma una realtà che si sta radicalizzando nel territorio peruviano
Il Fairtrade è fondamentale per migliorare le condizioni di vita sul lavoro e nella società per molti agricoltori, ma deve essere il trampolino di lancio verso nuove e più moderne frontiere del commercio.

 

 

Carlo Piccinelli, giornalista e videomaker

Pancake di grano saraceno con fonduta di cioccolato fondente e frutta di stagione

Preparare i pancake è facilissimo e questa ricetta con la farina di grano saraceno li rende adatti anche a chi è intollerante o allergico al glutine.

A colazione sono la carica ideale per affrontare la giornata, ma possono anche essere proposti a merenda per rendere lo studio dei ragazzi più piacevole!