Ubuntu, condividere e camminare insieme

Sono da poco rientrato da uno stupendo viaggio in Malawi. In tanti  mi chiedono dove si trovi e la risposta è sempre “In Africa, quasi in Sud Africa”. È veramente impegnativo arrivarci ma ne vale tanto la pena.

È la terza volta che mi reco in questo paese per visitare i produttori di zucchero di canna Fairtrade della coop di Kasintula; questa materia prima è molto importante per noi della coop Vagamondi in quanto è l’ingrediente principale della nostra Ubuntu Cola.

Elod, il ragazzo responsabile del progetto sempre molto disponibile, mi accompagna nella visita dei campi coltivati a canna da zucchero dei villaggi che usufruiscono del premio Fairtrade, premio che si trasforma in pozzi, scuole, centri sanitari e in luce.

Mi racconta che sono coinvolte 875 famiglie in 17 villaggi. Mentre parla leggo in lui un certo orgoglio di far parte di questo mondo più solidale e questo naturalmente rallegra anche me.

Il caldo comincia a essere importante in questo periodo e purtroppo non sempre piove in quest’area già in difficoltà per la scarsità proprio di acqua. Il vicino fiume Schire spesso nasconde pericoli importanti come coccodrilli e ippopotami per chi decide di rischiare ad approvigionarsi del bene più prezioso.

“Ubuntu” è una parola molto conosciuta in Malawi, non per la bibita quanto piuttosto per il suo significato, l’essere umano, il saper condividere con gli altri e camminare insieme. Bambini e adulti sanno cosa significa e sono ben contenti di sapere che anche noi in Europa abbiamo deciso di usare questa importante parola per un prodotto che vuole ricordare l’importanza della condivisione. Così importante che l’anno scorso la nostra associazione e coop. Vagamondi ha lanciato un’ iniziativa di raccolta fondi per riuscire a donare un pozzo ai villaggi più lontani dalla strada principale. Lì l’accesso all’acqua è quasi impossibile se non percorrendo tanti km di strada, trasportandola con secchi pesantissimi sulla testa, che sono sempre le donne e le bambine a portare. Sono già quattro i pozzi aperti in altrettante zone e vi lascio immaginare la gioia e la festa in occasione della loro inaugurazione

Sono emozioni uniche che ti fanno capire quanto sia importante l’acqua. Qui tutti ci dicono che l’acqua è vita e ora ci credo ancora di più. Abbiamo anche deciso, insieme all’associazione locale Sottosopra, di organizzare un percorso di turismo responsabile proprio per fare conoscere questo paese, visitare i tanti progetti legati al mondo Fairtrade ma anche per poter vivere un’esperienza “Ubuntu” all’interno di un villaggio. Sul nostro sito www.vagamondi.net sono disponibili tutte le informazioni sia per contribuire al progetto sia per partecipare ai viaggi insieme a noi

Tornare in Italia e poter condividere e continuare questo percorso non diventa solo lavoro ma impegno per coinvolgere e ricordare quanto siano importanti le nostre scelte e quanto queste abbiano ripercussioni su altri paesi e persone.

Per una Giornata della Memoria tutto l’anno

Da vent’anni  il 21 marzo in Italia si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno, per non dimenticare le vittime innocenti della criminalità organizzata.

Dal 1996, infatti, nel primo giorno di primavera, simbolo di rinascita, le reti di Libera e di Avviso Pubblico organizzano iniziative in tutto il Paese per ricordare nome per nome tutti gli innocenti morti per mano delle mafie.

Dice Don Luigi Ciotti, portavoce di Libera: “Per contrastare le mafie e la corruzione occorre sì il grande impegno delle forze di polizia e di molti magistrati, ma prima ancora occorre diventare una comunità solidale e corresponsabile.

Tutti noi cittadini, a partire dai quei gesti che compiamo quotidianamente, siamo in grado di dare concretezza ai principi di legalità e di giustizia sociale: attraverso le nostre scelte di acquisto possiamo sostenere condizioni di produzione e commercio più etiche dal punto di vista sociale ed economico.

Lo sfruttamento dei lavoratori, le discriminazioni, il pagamento di prezzi troppo bassi, non fanno altro che alimentare l’illegalità di un sistema economico che colpisce tutti, e così il commercio equo diventa un potente strumento di contrasto all’illegalità e alla criminalità.

Se l’equinozio, l’evento astronomico che segna l’inizio della primavera, dipende dalla rivoluzione della Terra, anche noi possiamo fare la nostra piccola ”rivoluzione” scegliendo prodotti che portano con sé storie di giustizia sociale e sono frutto di filiere responsabili.

Non è un caso che quest’anno l’iniziativa varchi i confini nazionali e permetta di condividere in altri Paesi questo senso di responsabilità collettiva, costruendo ponti che legano luoghi, persone e storie da ogni parte del Pianeta.

Nella foto: produttori di caffè di Norandino, organizzazione che riunisce tre importanti e storici gruppi di produttori agricoli nel nord-ovest del Perù. Foto di Danielle Villasana

Potere alle donne in America Latina

Sono molti anni che la cooperativa Chico Mendes – Modena lavora con i produttori di noci: dall’anacardio alle noci dell’Amazzonia, fino alle noci del Cile.

Ogni anno visitiamo i produttori per la stipula dei contratti, per verificare direttamente le condizioni della produzione, le problematiche locali e la logistica degli invii, così da avere uno sguardo diretto sull’evoluzione delle organizzazioni produttive.

In questi ultimi due anni ho potuto constatare che sono molte e sempre di più le donne che lavorano con le noci in tutta l’America Latina, segno che, seppure a piccoli passi, questo settore sta camminando nel giusto senso di marcia.

Bella Villareal e la produzione di noci in Cile

Si chiama Bella Villarreal, è l’anima dei produttori delle noci del Cile certificate Fairtrade della valle di Illapel. Dapprima come tecnico poi come gerente, è riuscita a costruire e dare sostenibilità ai produttori di noci di questa valle, che iniziarono a lavorare in una sorta di capannone improvvisato sul terreno di un socio al bordo della strada che collega Illapel a Santiago e che questo 2016 inaugureranno la loro nuova fabbrica.

Una sfida tutta in salita, ma senza dubbio un gran risultato per chi aveva come prospettiva solo la vendita del proprio prodotto alle grandi imprese di esportazione.

Tereza, Rejane e Cleonide nel nordest Brasiliano

Tereza invece lavora quotidianamente appoggiando Copacaju nella produzione ed esportazione di anacardi per il commercio equo dal Cearà, nel nordest brasiliano. A formare la cooperativa sono i produttori di colonie nate con l’occupazione di terre incolte e latifondi improduttivi da parte del Movimento Sem Terra (MST).

Tereza era una giovane pensionata e impiegata di banca, ma ha deciso di rimettersi in gioco trasformando questi piccoli produttori in impresari autonomi, con una loro dignità e con un reddito assicurato.

Saranno certificati tra qualche mese grazie anche all’aiuto di un’agronoma, Regiane, un’altra ragazza giovane del Piauì.

Fare l’agronoma in queste regioni del Brasile ed essere anche giovane è una bella sfida, ed è donna anche la presidente di Copacaju, Cleoneide, che ha accompagnato la prima ispezione di FLO CERT a cui ho partecipato, con l’emozione di una studentessa prima di un esame.

Sono sicura che ce la faranno, e da giugno avremo i loro primi anacardi certificati Fairtrade.

Feliciano e dona Francisca

Francisca per la difesa dei territori indigeni in Bolivia

Francisca è la presidente dei raccoglitori di noci dell’Amazzonia di Air Muije, in Beni, nell’Amazzonia boliviana. Sono comunità indigene Tacana che da qualche anno si sono organizzate per commercializzare il loro prodotto certificato Fairtrade sottraendosi alla schiavitù economica degli intermediari.

E’ un lavoro durissimo: i territori di raccolta sono nella foresta, ad ore ed ore di sentiero a piedi dai centri abitati e dai magazzini, serve quindi un lavoro di logistica ben coordinato e po’ di clemenza da parte del clima, per poter organizzare la lavorazione con le fabbriche e l’esportazione, poiché qui sono all’ordine del giorno le piogge intense, le inondazioni, l’interruzione delle comunicazioni stradali, telefoniche, elettriche, ecc.

Con un passato da dirigente della sua comunità, Francisca ha alle spalle diverse lotte combattute per la difesa dei territori indigeni; non è più giovane, ma è saggia e prudente e sa cosa vuol dire amministrare con onestà e parsimonia i pochi fondi disponibili. Dopo le ultime due gestioni economiche, non proprio all’insegna della trasparenza da parte di due gerenti uomini, tutti i soci di Air Muije hanno deciso di cambiare direzione contando su una donna: “Basta continuare a fidarci, dobbiamo puntare su una persona onesta che conosciamo bene”, ed ecco fatta la scelta.

A volte penso che abbiamo ancora tanto da imparare anche noi che veniamo da paesi per così dire sviluppati. Così quest’anno ho avuto tanti e buoni motivi per rallegrarmi nel mio consueto e faticoso viaggio verso e con i produttori.

Forse in parte sarà per il fatto che anche io sono una donna?

Nella foto in alto: Francisca, presidente della cooperativa Air Muije insieme ad alcuni lavoratori appartenenti alla comunità indigena Tacana in Beni, Amazzonia boliviana.

Nella foto centrale: dona Francisca e Feliciano.