Inaugura Expo: noi ci siamo

Colori, luci e meraviglie dell’architettura mondiale in un unico spazio: Fairtrade sembrava davvero al centro di un evento unico al mondo, venerdì primo maggio. Sarà perché siamo insieme alle delegazioni di 145 paesi, in uno spazio multietnico dove alle cerimonie ufficiali si alternano i canti tradizionali dei popoli rappresentati all’esposizione; sarà perché i padiglioni sfoggiano le più insolite arditezze architettoniche.
O sarà perchè, alla fine, ogni paese ha trovato spazio in questo grande contenitore centrato tutto sul cibo. Tra i mille stimoli sonori e visivi, è ancora una volta l’olfatto ad avere la meglio: passeggiando attraverso il decumano, sono infatti i profumi di questa enorme cucina universale a colpire i sensi, in una sorta di giro del mondo tra gli odori dei cibi.
Il clima è di festa, tra i visitatori quasi increduli nel guardarsi intorno e nel vedere che, nonostante tutte le difficoltà, Expo è partito e assume le caratteristiche delle grandi Esposizioni universali dove ogni realtà mostra le proprie eccellenze ma anche, in questo caso, le proprie contraddizioni: lo squilibrio tra paesi che sprecano il cibo e paesi che muoiono di fame a causa della sua mancanza o della speculazione.
In tutto questo, mi dicevo mentre scorrevo con lo sguardo il susseguirsi dei padiglioni, la forza di Fairtrade sta nel dimostrare, anche all’Expo, che si può produrre cibo anche senza contraddizioni: alimenti di buona qualità, coltivati senza causare sfruttamento nei paesi in via di sviluppo, rispettosi della salute dell’ambiente ma anche di quella dei contadini e delle persone che lo acquistano. Un cibo pagato il giusto prezzo, ovvero un prezzo che gli restituisca valore.
 
Nella foto: Francesco e Giulia allo street stand Fairtrade, nel Cluster Cacao e Cioccolato
 

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