Rompiamo il silenzio!

12 giugno 2015

“Non ditelo a nessuno.” Questo è quello che le insegnanti hanno detto a un gruppo di ragazze quando hanno raccontato di aver subito violenza sessuale a scuola. Se l’avessero detto a qualcuno avrebbero dovuto lasciare la scuola, la voce si sarebbe sparsa e forse sarebbero state costrette anche ad abbandonare il loro villaggio. In questa comunità di coltivatori di canna da zucchero del Sud America, i bagni delle scuole sono posti particolarmente rischiosi per le ragazze, così come le attività extrascolastiche organizzate dagli istituti. “Gli uomini ci portano dietro i bagni, dove non c’è luce, e ci costringono a fare cose che non vorremmo. Non possiamo dirlo a nessuno: anche le nostre insegnanti ci dicono di tacere.”

Oggi è la quattordicesima Giornata mondiale contro il lavoro minorile, e quest’anno il focus principale è sul ruolo cruciale di una scuola di qualità. Grazie al suo lavoro per eliminare e prevenire forme di sfruttamento dei bambini nelle organizzazioni di produttori, Fairtrade ha realizzato che un’educazione in grado di cambiare la vita ha bisogno di molto di più che di un edificio, di libri e di insegnanti: ci vuole altrettanta attenzione perché venga sconfitta la violenza di genere.

Fairtrade International ha condotto focus group in più di 10 paesi e intervistato 1000 bambini e ragazzi in età scolare all’interno delle organizzazioni dei produttori. Sia i maschi che le femmine hanno descritto barriere scoraggianti rispetto alla possibilità di accedere all’istruzione e molti di loro faticano a vedere un futuro per le loro comunità. Nelle zone in cui si coltiva il cacao, lo zucchero, il cotone e il tè le ragazze hanno riferito di molestie sessuali da parte degli insegnanti, di abuso di alcol da parte dei compagni maschi che induce ad attività sessuali e gravidanze indesiderate. Inoltre, ci si aspetta da loro che tutto ciò passi sotto silenzio.  È inaccettabile che queste ragazze lavorino nei campi della famiglia a spese della loro educazione, tuttavia per molte di loro sembra non esserci alternativa.

Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) il lavoro minorile è diminuito di un terzo dal 2000, ma ancora oggi nel mondo quasi l’11% dei bambini risulta impegnato in lavori fisicamente e mentalmente pericolosi, che li privano delle loro potenzialità e della loro dignità. Il 60% di questi 168 milioni di bambini lavora nel settore agricolo, spesso senza essere pagati, nei campi della famiglia.

Anche se ci sono stati dei miglioramenti, la comunità internazionale ha fallito il raggiungimento dell’obiettivo del millennio stabilito dall’ONU per il 2015 in tema di educazione, e mancherà anche l’obiettivo stabilito dall’ILO di eliminare le peggiori forme di lavoro minorile entro il 2016. Significa che centinaia di milioni di bambini non vedono rispettati i diritti umani basilari.

È chiaro: dobbiamo accelerare il passo. Se vogliamo dare una svolta al tema dell’educazione, così che diventi una vera alternativa al lavoro dei bambini nelle comunità rurali in via di sviluppo, noi – certificatori etici, governi, aziende e organizzazioni no-profit in egual modo – dobbiamo impegnarci a trovare soluzioni migliori, integrate e più rapide per affrontare alla radice le cause del lavoro minorile, e contemporaneamente assicurarci che le scuole frequentate dai ragazzi siano sicure.

Da parte nostra, il sistema Fairtrade crede che la chiave per affrontare la questione sia un approccio che parte dal basso, dove le organizzazioni e le comunità dei produttori Fairtrade, e in particolare i giovani, guidino lo sviluppo di obiettivi e strategie dialogando uno con l’altro. Fairtrade non significa solo pagare ai produttori un prezzo equo: è l’impegno a costruire un futuro più giusto e sostenibile, lavorando insieme per proteggere e formare la prossima generazione.

I bambini e i giovani con cui abbiamo parlato ci hanno chiesto di sostenere le attività che aumentano negli adulti la consapevolezza dei diritti dei bambini. Un gruppo di ragazzi in un’area dedicata alla coltivazione del tè hanno suggerito: “Gli insegnanti dovrebbero parlarci dei diritti umani, e gli adulti dovrebbero imparare i diritti dei bambini… se conosciamo i nostri diritti possiamo difenderci”.

Siamo accanto alle organizzazioni dei produttori che devono rispettare i the Fairtrade International producer standards, che contengono severe norme contro il lavoro minorile. Le organizzazioni dei produttori in molti Paesi in cui è alto il rischio dell’impiego di bambini in agricoltura – Paraguay, Messico, Belize, Colombia, Repubblica Dominicana, Costa d’Avorio, Madagascar, Kenya, Etiopia e India tra gli altri – stanno costituendo dei sistemi di autocontrollo per monitorare e risolvere il problema del lavoro minorile. Ancora più importante è notare che questi sistemi sono stati implementati seguendo l’input delle persone più giovani dell’organizzazione, e riflettono una comprensione profonda delle realtà delle comunità locali. Stiamo lavorando insieme alle aziende, ai governi e alla società civile perché questo lavoro sia sempre più diffuso.

Affrontare il lavoro minorile in agricoltura e raggiungere il nuovo Obiettivo di Sviluppo sostenibile richiede che i governi, l’industria, le organizzazioni di cooperazione, i certificatori etici e le agenzie educative riconoscano che il lavoro minorile è il frutto di relazioni commerciali ingiuste e delle iniquità che ne conseguono, ma è anche il risultato della violenza contro i bambini, della disparità di genere e della discriminazione. Ecco tre racocmandazioni tratte dall’invito all’azione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro per la giornata mondiale del lavoro minorile:

  • l’istruzione gratuita, obbligatoria e di qualità come chiave per sradicare il lavoro minorile dovrebbe essere accompagnata dall’appello affinché questa istruzione sia sicura, inclusiva e libera dalla violenza di genere;
  • i nuovi sforzi per assicurare politiche nazionali coerneti ed efficaci sul tema del lavoro minorile devono includere politiche di protezione. Queste attività dovrebbero garantire ambienti educativi in cui sia consentito ai bambini e alle bambine denunciare la violenza subita senza minacce o paure – e soprattutto azioni e provvedimenti in seguito alle denunce;
  • i leader mondiali devono lavorare insieme per assicurare l’accesso a un’educazione di qualità e investimenti nella formazione degli insegnanti, ma devono assicurarsi che le persone assunte per insegnare comprendano che bambini e bambine hanno dei diritti, e soprattutto il diritto di essere protetti contro le violenze.

Nessun bambino dovrebbe essere costretto a scegliere tra un lavoro che spacca la schiena e un’istruzione di qualità in grado di cambiargli la vita. Gli edifici scolastici, i libri e gli insegnanti sono un primo passo, importante, per mettere fine al lavoro minorile. Ora dobbiamo fare in modo che la scuola diventi sicura, non solo per i bambini che lavorano, ma per tutti i bambini.

 

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su CNN.com l’11 giugno 2015 ed è qui riprodotto per gentile concessione. Traduzione: Ufficio comunicazione Fairtrade Italia.

Anita Sheth è Senior Advisor, Social Compliance and Development, Fairtrade International.

Nella foto: bambine al Centro Educativo del Nivel Basico Motorcross, scuola media che nel 2012 ha ricevuto finanziamenti grazie al Premium della cooperative bananera GUIDOM, Hato Nuevo, Mao, Valverde, Repubblica Dominicana. Foto di James Rodriguez