25 Settembre 2015

Anche in un mondo iperconnesso, tra la Repubblica Dominicana a New York c’è una grande distanza. Non solo miglia aeree, ma impressionanti differenze tra i due paesi in termini di povertà, prospettive occupazionali, aspettativa di vita, mortalità infantile e molte altre ineguaglianze. Da dove sono seduta, una delle aree più povere del Paese non lontana dal confine con Haiti, la Grande Mela sembra un altro pianeta. Ma è qui, alla cooperativa bananera Banelino che ho co-fondato quasi vent’anni fa, e nelle innumerevoli altre organizzazioni di piccoli produttori nel mondo, che gli impatti delle decisioni prese a New York questo weekend saranno percepiti con più intensità.

Spero fortemente che entro la fine del summit, domenica sera, la distanza si sia ridotta almeno un po’. I leader del mondo, dal Presidente Obama a Ban Ki Monn, si stanno riunendo alle Nazioni Unite per accordarsi sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG – Sustainable Development Goals), un nuovo piano di azione per le persone, il pianeta e la prosperità, con l’obiettivo di sconfiggere la povertà estrema entro il 2030. Anche il Papa è in città, per dare ai SDG la sua benedizione.

I SDG sono un grande occasione per i 400 piccoli agricoltori che formano la cooperativa Banelino e le loro famiglie, per non citare gli oltre 500 milioni di piccoli agricoltori e il miliardo di lavoratori agricoli che forniscono il 70% del cibo mondiale. Eppure, come accade spesso, le voci di coloro che sono maggiormente coinvolti non sono quelle che si udiranno tra le persone che si mettono in mostra e si scambiano pacche sulle spalle alle Nazioni Unite. Questo è il motivo per il quale Fairtrade sarà presente al summit: per assicurarsi che i produttori vengano ascoltati e che giochino un ruolo centrale nella creazione di una società più equa, giusta e sostenibile. Non possiamo portare con noi a New York tutto il milione e mezzo di produttori e lavoratori Fairtrade, ma possiamo fare in modo che non vengano dimenticati. Il primo importante passo è stato quando la nostra posizione è stata recepita ufficialmente dall’ONU nel luglio scorso.

Se i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile saranno messi in pratica, rappresentano una grande opportunità per i produttori e i lavoratori di tutto il mondo per costruire e godere di un futuro migliore. I temi affrontati sono la dignità dei salari e delle condizioni di lavoro per i lavoratori delle piantagioni, la parità di genere (secondo le statistiche ONU, le donne sono responsabili del 60-80% della produzione globale di cibo), i cambiamenti cimatici (che colpiscono duramente soprattutto i coltivatori di caffè), i diritti umani, l’equità commerciale, la produzione e il consumo sostenibile… e la lista è ancora lunga. C’è a malapena un solo punto di azione sui 169 elencati dai SDG che non abbia a che fare con il cibo e l’agricoltura. Ma – ed è un grosso ma – gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile saranno raggiunti con successo solo se i piccoli produttori e i lavoratori giocheranno un ruolo centrale nella loro pianificazione e messa in pratica.

Per cominciare, lo sviluppo sostenibile non è gratis. Bisogna pagare prezzi giusti. L’esperienza di Fairtrade mostra che si può comprare e vendere in modo diverso e con equità: si può rimettere il commercio in equilibrio, contrastare la povertà, le disuguaglianze e lo sfruttamento e allo stesso tempo consegnare al mercato compravendite di successo, sostenibili e su larga scala. Ma i SDG devono prevedere pratiche commerciali inclusive a beneficio dei poveri, non fini a sé stesse.

Il summit delle Nazioni Unite segna la chiusura di un capitolo – l’adozione dei SDG e la fine dei loro predecessori, gli Obiettivi del Millennio – e l’inizio di uno ancora più importante. La descrizione ufficiale e solenne è “agenda dello sviluppo post-2015” – che in sostanza significa convertire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile in azioni. Qui è dove Fairtrade può davvero fare la sua parte. Abbiamo già lanciato la campagna “Fairtrade oltre il 2015”, sostenuta da 200 sindaci in tutto il mondo e supportata anche da Ban Ki Moon. In ottobre pubblicheremo il nostro piano di implementazione dei SDG, che mobiliterà le aziende, la società civile, i governi e i cittadini a unire le forze per realizzare i SDG.

Belle parole e belle ambizioni. Ma quello che conta veramente è ciò che succede nella pratica. A Banelino, e in molte altre cooperative nel mondo, stiamo già dimostrando come Fairtrade faccia la differenza. Il Fairtrade Premium è stato impiegato per finanziare un programma di scolarizzazione rurale, salari per gli insegnanti, l’acquisto di computer, formazione universitaria, uniformi e materiale scolastico, trasporti scolastici, programmi di prevenzione sanitaria, un dispensario e una clinica, oltre che programmi ambientali e di sostenibilità. E siamo solo una piccola cooperativa bananera in un piccolo paese. Pensate solo cosa possono arrivare a fare le aziende e i governi quando lavorano con Fairtrade!

Il commercio è centrale nei SDG. Il commercio sostenibile ed equo può moltiplicare le entrate e generare un impatto duraturo. Ma troppo spesso, i sistemi commerciali e la liberalizzazione lavorano contro l’interesse dei poveri. Un commercio più giusto distribuisce benefici in maniera più equa lungo la filiera, e ne risultano un maggior controllo e un business sostenibile e resiliente. Consumo e produzione, se genuinamente sostenibili, proteggono dallo sfruttamento sia le persone che il pianeta.

Quando i delegati torneranno a casa dopo la fine del summit domenica, saranno stati approvati obiettivi e target per i prossimi 15 anni. Da lì comincerà il vero lavoro: fare in modo che i SDG siano utili per gli agricoltori e i lavoratori. Che tu stia tagliando banane in una piantagione nei Caraibi o facendo affari nei corridoi del potere, dopotutto forse non c’è tutta questa distanza tra la Repubblica Dominicana e New York.

 

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su PlanetaFuturo/ElPaís il 25 settembre 2015 ed è qui riprodotto per gentile concessione. Traduzione: ufficio comunicazione Fairtrade Italia.

Nella foto: Fabio Rafael Payero, Cooperativa Banelino, Repubblica Dominicana. Foto di James Rodriguez.

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