Qualità dei prodotti e provenienza

Se c’è il marchio di certificazione del biologico, sì! Attualmente circa il 50% dei prodotti Fairtrade venduti in Italia proviene da agricoltura biologica. Risultati importanti e significativi, un chiaro segnale che i produttori dei Paesi in via di sviluppo riescono sempre più a valorizzare le loro pratiche produttive e le relazioni commerciali nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente e che i consumatori italiani premiano questa coerenza etica ed ambientale.

Entrambi! Caffè, cacao, banane, ananas, tè, zucchero di canna, frutta secca, riso, spezie, cotone, non possono crescere nei nostri territori. Oramai anche la maggior parte delle rose viene coltivata in Africa o in America Latina. Visto che vengono da lontano non è meglio essere sicuri che siano stati lavorati senza causare sfruttamento e povertà nei Paesi in via di Sviluppo e siano stati acquistati secondo gli Standard Fairtrade?

Siamo a conoscenza delle problematiche che caratterizzano alcune filiere, specie dell’agroalimentare, anche in Italia. A questo proposito Fairtrade ha avviato una profonda riflessione che ci ha portato a condurre un’indagine relativa ad alle produzione di pomodoro, arance, riso e prodotti lattiero caseari. L’idea all’origine del progetto era quella di verificare un’ipotesi di sviluppo di una certificazione etica che si ispiri a valori da sempre sostenuti dal commercio equo certificato quali la tutela dei lavoratori, l’equità nei rapporti economici, la tutela ambientale e delle risorse naturali, la legalità e la correttezza dei comportamenti aziendali, etc. Questa operazione ha portato dei risultati interessanti, tuttavia per il momento non vi sono opportunità di ulteriore sviluppo del progetto. La nostra mission resta quella di lavorare a fianco delle aziende italiane per sviluppare filiere di prodotti provenienti da Asia, Africa e America Latina.

La realtà non è così semplice: è sbagliato presupporre che i prodotti provenienti dai Paesi in via di sviluppo abbiano automaticamente un impatto maggiore rispetto ai prodotti cresciuti in Europa, moltissimo dipende dai metodi di produzione. Il viaggio che un prodotto affronta per arrivare al consumatore spesso non è significativo in termini di emissioni totali dal ciclo vitale. Sai che sono i paesi più sviluppati ad avere l’impronta ecologica più pesante? Alle giuste condizioni, le esportazioni agricole possono ridurre la povertà, fornire ai piccoli agricoltori opportunità di generare introiti, diversificare il loro sostentamento, creare lavoro per gli altri membri della comunità e ridurre la vulnerabilità data da shock esterni. Il sistema Fairtrade è stato creato con la specifica intenzione di sviluppare un commercio che permetta ai produttori poveri di competere con successo nel mercato, ed è quindi ingiusto e inappropriato penalizzare i produttori poveri che dipendono dall’esportazione verso i mercati internazionali.

La maggior parte dei prodotti Fairtrade – o meglio delle materie prime – viene trasportata via nave, mezzo che ha il minore impatto per tonnellata di qualsiasi altro mezzo di trasporto. Tra tutti i prodotti certificati Fairtrade solamente le rose che provengono dal Kenya viaggiano per via aerea.

I fiori sono un grande business mondiale. La maggior parte delle rose vendute anche nel nostro paese proviene dal Kenya, uno dei maggiori produttori di fiori al mondo, dove i lavoratori subiscono condizioni pessime e nessuna tutela, neanche per la salute. Per coltivare le rose si arriva a 80 passaggi chimici, mentre i lavoratori usano i pesticidi senza protezioni e per 20 ore al giorno. Le piantagioni in cui lavorano le organizzazioni che operano nel circuito Fairtrade, invece, sono state scelte sia per le tecniche colturali utilizzate sia per il rispetto degli standard SA 8000. I fiori vengono coltivati impiegando la coltura idroponica, in substrati a circolo chiuso che consentono la razionalizzazione dell’acqua e dei fertilizzanti impiegati. I lavoratori hanno la garanzia di contratti di lavoro a tempo indeterminato, un contributo per la casa e la possibilità di organizzarsi in sindacati.

Una serie di ricerche* hanno valutato il confronto tra l’impronta ambientale dei fiori prodotti in Olanda e quelli prodotti in Kenya e in Ecuador.
Sebbene i fiori keniani o ecuadoriani vengano trasportati per via aerea, è stato calcolato che la loro impronta è inferiore ai loro equivalenti olandesi a causa dell’energia utilizzata in Olanda per alimentare le serre. In Kenya ed Ecuador, al contrario, il clima è di per sé favorevole alla produzione di fiori.

*Ricerche effettuate tra il 2006 e il 2015:

  • Williams, Audsley, Sandars-2006 – Determining the environmental burdens and resource use in the production of agricultural and horticulture
  • Franze, Ciroth-2011 – A comparison of cut roses from Ecuador and the Netherlands
  • Sahle, Potting -2013 – Environmental life cycle assessment of Ethiopian rose cultivation
  • Soodeet al. -2015 – Carbon footprints of the horticultural products strawberries, asparagus, roses and orchids in Germany