Il dolce tesoro della foresta valdiviana

23 maggio 2016

Siamo arrivati da Apicoop nella Valdivia del Cile con qualche riserva sulle spalle, oltre ai nostri zaini carichi del bagaglio che ci portiamo in viaggio. Conoscevamo il loro miele da quando Alberta lavorava alla Bottega di Conegliano, in provincia di Treviso, e in casa l’abbiamo sempre utilizzato. Ma la famiglia che ci stava ospitando in questo periodo ci aveva espresso dei dubbi sul loro modo di lavorare.

E’ bastato il modo semplice e trasparente con cui Ervis Guenupàn Salamanca, presidente di Apicoop, ci ha accolto per fugare ogni perplessità. Le carte disposte sulla scrivania, a sottolineare il suo racconto, parlavano di quasi 20 anni di storia di questa cooperativa nata sulla scia di una missione cattolica e sostenuta inizialmente dai prefinanziamenti delle centrali di importazione italiane.

Ci racconta che la cooperativa si compone di 130 soci, tra la Regione dei Laghi e quella dei Fiumi per un’estensione di 1400 km. Questa caratteristica distintiva di Apicoop permette di avere sempre un buon livello di produzione: in 1400 km si attraversano fasce climatiche ed ecosistemi molto diversi cosicché, se ci dovessero essere problemi di produzione in un’area, possono essere compensati dalla produzione delle altre zone.

Apicoop esporta il 90% della sua produzione e vende a 16 aziende esportatrici differenti per tipologia (13 del Commercio equo europeo + altri 3 importatori “convenzionali”). Ma ha una sovrapproduzione e quindi sta cercando nuovi clienti per espandersi ulteriormente.

Ervis ci spiega che gli apicoltori vengono pagati a chilo di miele prodotto ma chi si dovesse trovare senza produzione, beneficia comunque dell’incremento delle sue quote di partecipazione per la transazione che la cooperativa realizza con i terzi. Ugualmente, i soci della cooperativa usufruiscono del ritiro dei fusti a domicilio, di canali di commercializzazione assicurati, assistenza tecnica gratuita, assistenza sanitaria per le api, sostegno all’iniziativa imprenditoriale dei soci anche in altri ambiti, oltre, naturalmente, al Fairtrade Premium.

L’utilizzo del premio Fairtrade viene deciso collegialmente una volta l’anno, in occasione dell’assemblea dei soci. Quello del 2015 lo si sta investendo per programmi di professionalizzazione dei membri, per alimentare le api e per le attrezzature.

Lasciato Ervis, abbiamo avuto la possibilità di visitare “a sorpresa” un piccolo socio di Apicoop: 20 alveari dispersi nella foresta valdiviana. E’ rimasto molto colpito dal fatto che ci sono molte persone, dall’altra parte del mondo, che spendono tempo e lavoro per sostenere la causa del commercio giusto e che parlano di lui come di altri milioni di piccoli produttori che lavorano nel sistema Fairtrade. Alla fine di questa visita, ci ha regalato un chilo del suo miele che ci darà energia fino alla prossima tappa del nostro viaggio bio e fair.

Nella foto: Alberta e Sebastien insieme a due produttori della cooperativa Apicoop