Da contadini a imprenditori

07 settembre 2017

Durante uno dei miei ultimi viaggi per documentare lo stato dell’arte dell’agricoltura equosolidale, nello specifico la produzione biologica nelle piantagioni di banane nella regione di Mallaritos, in Perù, sono capitato ad APBosmam, una cooperativa che mi ha fatto scoprire un punto di vista nuovo su Fairtrade. Qui, dove il commercio equo è sbarcato qualche decennio fa e dove l’accresciuta importanza economica dell’agricoltura e le migliorate condizioni di vita della popolazione sono un dato di fatto, sono state avviate nuove strategie di produzione, gestione ed esportazione dei prodotti coltivati.

Luoghi comuni da sfatare

L’idea che avevo del concetto del Fairtrade era quella comunemente recepita dall’opinione pubblica come mezzo per aiutare i contadini di aree del mondo poco sviluppate a migliorare le loro condizioni di vita nei campi e in famiglia, pur restando in un contesto socio-agricolo poco evoluto.
Generalmente si pensa a polverose strade sterrate percorse da mezzi di trasporto traballanti che dai campi raggiungono i luoghi di raccolta del prodotto per la lavorazione.
Oppure a bambini che seguono le lezioni davanti a lavagne segnate dal tempo e dai graffi di duri gessetti che per anni hanno lasciato sulla nera pietra chilometri di lettere e numeri.
Ovviamente tutto questo è ancora una realtà presente in molti paesi del mondo e l’idea del Fairtrade rimane di base un concetto sociale ma …

Da cooperativa a impresa

Ma le società contadine cambiano, si evolvono, si trasformano ed ecco che entra in gioco l’esperienza del mio viaggio ad APBosmam, in Perù.

Ho visto i contadini trasformarsi in moderni e dinamici imprenditori con l’obiettivo di evolvere nell’organizzazione del lavoro e nell’ndustrializzazione: non più faticosi tragitti per trasportare i caschi di banane dai campi alle aree di lavoro ma linee di trasporto via cavo che per chilometri (17 per la precisione) collegano le piantagioni dei soci produttori verso i centri di lavorazione.

Le aree di lavorazione sono in grado di ridurre i tempi di selezione, lavaggio e trattamento delle banane rientrando nei parametri di qualità imposti da Fairtrade in modo da accelerare le procedure di confezionamento e aumentare la produzione.

Anche i magazzini hanno subito una radicale trasformazione: i pavimenti sono in cemento e rialzati in modo da evitare l’ingresso e la stagnazione dell’acqua durante le piogge, sono in parte refrigerati e, all’interno, un reparto composto da una decina di lavoratori si occupa del caricamento dei pallet di legno, mentre altri procedono alla etichettatura e alla movimentazione mediante transpallet, al caricamento del prodotto imballato nei container per essere inviato ai mercantili ormeggiati in porto.

Il Fairtrade premium

La cooperativa si è quindi trasformata in moderna azienda agricola con corsi di formazione per i futuri manager che dovranno occuparsi di gestirla e di guidarla imparando tecniche e strategie.
Anche la scuola del piccolo paese di Mallaritos si è evoluta con la realizzazione di aule informatiche dotate di decine di computer.
La creazione di una scuola di calcio ha indotto inoltre molti bambini del paese ad abbandonare le strade per tornare nelle aule scolastiche all’insegna di una evoluzione del paese che va oltre l’agricoltura.
Mallaritos non è una rarità ma una realtà che si sta radicalizzando nel territorio peruviano
Il Fairtrade è fondamentale per migliorare le condizioni di vita sul lavoro e nella società per molti agricoltori, ma deve essere il trampolino di lancio verso nuove e più moderne frontiere del commercio.

 

 

Carlo Piccinelli, giornalista e videomaker