Per un modello di economia più umana!

31 maggio 2017

Nel nostro rapporto “Un’economia per il 99%” abbiamo rilevato come nel 2016, otto persone possedevano da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità.
In questo contesto, quali possono essere gli elementi per costruire un’alternativa positiva, una economia umana, in grado di contribuire ad una prosperità condivisa, e non alla crescita delle divisioni?

il modello economico attuale

Occorre, prima di tutto, ripensare il modello economico attuale. La politica economica neoliberista, si sta dimostrando infatti sempre meno adatta a favorire un benessere diffuso. Non appare in grado di tutelare il pianeta e le sue risorse naturali.  In questo senso il cambiamento climatico diventa una delle dimostrazioni più palesi della disuguaglianza e dell’ingiustizia globali.

Oxfam stima che il 10% più ricco della popolazione mondiale sia responsabile di metà delle emissioni totali. Tuttavia sono le comunità più povere a dover far fronte alle conseguenze più gravi. Come ripensarlo dunque?  In primo luogo, stimolando i governi a riassumere un ruolo chiave nella supervisione, indirizzo e controllo dell’attività economica.

come ripensarlo?

Cooperando tra loro i governi possono usare potere e strumenti politici per ottenere enormi risultati nella riduzione della disuguaglianza all’interno dei diversi paesi. In questa direzione sono quindi prioritarie politiche di sostegno dei salari minimi e di tutela del diritto dei lavoratori a condurre contrattazioni collettive e scioperare. Abbandonando la convinzione – di molti Paesi –  di dover tenere bassi i salari per attrarre investimenti di valore. Inoltre è necessario stimolare le grandi imprese ad abbandonare una logica di massimizzazione dei profitti dei loro azionisti o proprietari nel breve termine.

Governi e regole

Sono i governi in primo luogo a dover istituire un quadro di regole che incentivi le imprese ad abbandonare tali comportamenti. Ma sono anche i cittadini che possono premiare, con le loro scelte di acquisto, quelle imprese – e ce ne sono molte anche nel nostro paese – che mettono la ricerca della sostenibilità nel lungo termine al centro. 

Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha dimostrato che nei Paesi in cui la disuguaglianza è minore, la crescita è più sostenuta e duratura. In un momento in cui questo tema è centrale anche in Europa, Oxfam auspica quindi un’alleanza delle “economie del benessere”: governi responsabili e lungimiranti, assieme ad imprese che agiscono nell’interesse dei lavoratori e dei produttori, guardando alla valorizzazione dell’ambiente, dei diritti delle donne e ad un sistema fiscale più giusto.