Qualità ed equità convengono a tutti

11 giugno 2015

C’è un aspetto in particolare emerso dal nostro convegno di ieri e che costituisce un elemento di novità nel modo di raccontare l’impatto di Fairtrade: la modalità di lavoro che cerchiamo di attuare con i nostri produttori e con le aziende “conviene” a tutti. Ascoltando l’intervento di Aldo Cristiano di Ferrero, tra i protagonisti della giornata “Fairtrade, energia positiva per le persone e l’ambiente” (le presentazioni dell’incontro potete scaricarle da qui), emerge quanto anche il destino di un’azienda multinazionale dipenda dal modo in cui lavorano la terra milioni di agricoltori dei paesi in via di sviluppo. “Dopo il 2009 ci siamo trovati in una situazione produttiva tragica, ha raccontato Cristiano. La qualità del cacao che c’era sul mercato non era quella che serviva per il nostro prodotto e questo dipendeva dal modo in cui i contadini coltivavano la terra”. Ferrero ha quindi capito che l’unico modo per avere un buon cacao era quello di far star meglio quegli stessi contadini, attraverso un sistema che garantisse loro formazione, professionalizzazione, sostegno. Di qui la scelta di Fairtrade che, lavorando gomito a gomito con i produttori, anche attraverso il premio, è in grado di affiancarli nell’acquisizione di nuove competenze.

La concretezza dei produttori

Ed è stato proprio l’esempio di Emerio Santana Dominguez, con le sue grandi mani da contadino, a confermare quanto sia importante questo binomio “qualità – equità”. Coltivatore di zucchero di Cuba, uscito per la prima volta dal suo paese assieme a Manuel Alonso Padilla di Atac (Asociacion de tecnicos azucaleros de Cuba) ha portato alcuni esempi per concretizzare la sostenibilità sociale e ambientale: avvicendamento e rotazione delle colture, riposo dei terreni, riciclo del materiale di scarto per farlo diventare energia per l’impianto di trasformazione della canna, lavoro costante sulla qualità del prodotto. Fairtrade è sostanzialmente questo: un percorso verso una sempre maggiore autonomia dei produttori, che ha come obiettivo quello di portarli a camminare con le proprie gambe. Fairtrade agisce li dove ci sono situazioni di povertà estrema come quelle del Malawi, raccontato efficacemente da Ray De Allende di Illovo sugar company ma dimostra la propria efficacia solo quando rende i produttori veramente consapevoli.

Contaminazioni positive

Nessuno si è allontanato dalla sala, finchè anche l’ultimo intervento si è concluso. Avevamo appena sentito Roberto Nanni, direttore strategia prodotto a marchio Coop, impegnarsi per lo sviluppo della linea Solidal in una direzione auspicata da anni: i prodotti certificati Fairtrade in futuro potranno entrare come ingredienti anche nelle altre linee di prodotto dell’azienda. Un altro tassello si aggiunge così per concretizzare la strategia di sostenibilità che Coop sta portando avanti da vent’anni. Mentre esprimeva questo impegno, noi tutti, produttori compresi presenti in sala, abbiamo solo immaginato che cosa potrebbe significare questa dichiarazione: un ulteriore passo nella direzione della contaminazione positiva del commercio convenzionale che trent’anni fa il movimento del commercio equo aveva osato immaginare.

Ecco alcune foto dell’evento, scattate da Davide Montenovi:
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