La sfida di una nuova legge

13 maggio 2016

E’ partita ieri la Grande Sfida Fairtrade, l’iniziativa internazionale per sensibilizzare i cittadini sulle conseguenze dei cambiamenti climatici e sostenere i piccoli produttori di caffè che, nei Paesi in via di sviluppo, rischiano di esserne tra i soggetti più colpiti. Proprio per ricordare la Giornata mondiale del commercio equo che si ricorda oggi, 14 maggio.

Giovedì, per lanciare e rendere nota l’iniziativa nel nostro Paese, Fairtrade Italia ha scelto come luogo simbolo il Senato della Repubblica offrendo ai parlamentari, insieme a un caffè equo, anche l’occasione di partecipare in prima persona alla sfida per raggiungere l’obbiettivo dei cento milioni di caffè consumati nel mondo in questi giorni.

Un cammino partito dal Senato

La scelta del Senato non è stata casuale. Dopo la sua approvazione alla Camera dei Deputati, lo scorso 3 marzo, il disegno di legge “Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale” (AS 2272) è attualmente in discussione nella decima commissione del Senato prima di approdare in aula. E Fairtrade Italia ha voluto cogliere l’occasione della Grande Sfida per sensibilizzare tutti i parlamentari sugli obiettivi e sui valori del commercio equo e sulla utilità, ormai, di una normativa che ne promuova e sostenga l’iniziativa.

Del resto è proprio dal Senato che tutto questo lungo percorso è partito esattamente tredici anni fa quando, per la prima volta in Italia, in un’aula parlamentare si discusse e si approvò (con procedimento abbreviato perché sottoscritta da ben 65 senatori) la mozione 98 sul commercio equo e solidale di cui fui il promotore e primo firmatario.

Era il 6 febbraio del 2003 e la mozione prendeva proprio spunto dalla crisi mondiale del caffè in corso in quel periodo. La mozione si concludeva impegnando il Governo dell’epoca a favorire la diffusione del commercio equo e solidale, a riconoscere l’importanza dei prodotti del commercio equo e solidale garantiti secondo gli standard delle organizzazioni di certificazione del Fairtrade; a incoraggiare allo stesso modo i prodotti importati e commercializzati secondo i criteri stabiliti dalla Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale e immessi sul mercato italiano da importatori e Botteghe del Mondo che l’hanno sottoscritta; a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle esperienze di commercio equo e solidale, quale strumento di lotta alla povertà; a favorire la presenza nelle scuole di programmi di educazione allo sviluppo e alla solidarietà internazionale, contrasto alla povertà e lotta alla fame, per una maggiore conoscenza delle risorse naturali e per un loro uso consapevole.

Il miraggio sta per diventare realtà

Da lì partì un confronto positivo (ma anche faticoso) con tutte le realtà del commercio equo italiane per promuovere un primo progetto di legge che fu poi presentato nel 2007 da me al Senato e da Ermete Realacci alla Camera.

La fine anticipata della legislatura trascinò con sé anche la mancata discussione della legge che fu poi ripresentata sia nella sedicesima (ancora una volta senza esito) che nella diciassettesima legislatura, l’attuale, dove finalmente si è arrivati alla sua prima approvazione almeno in un ramo del Parlamento. Ci si augura possa concludersi presto e positivamente, in via definitiva, anche al Senato.

L’accoglienza ricevuta giovedì dall’iniziativa di Fairtrade da parte dei senatori di tutti gli schieramenti politici che vi hanno preso parte fa ben sperare. Tanti, veramente tanti, anni fa (era il 1994), nella sede della Mag di Verona dove si tenevano le riunioni per far nascere in Italia Transfair (che è poi diventata Fairtrade) campeggiava un poster su cui era riprodotto un proverbio berbero che mi è sempre rimasto in mente: “Nessuna carovana ha mai raggiunto il suo miraggio, ma solo i miraggi hanno messo in moto le carovane!”.

L’ho sempre considerato di buon auspicio. E la storia che ho provato a raccontare oggi mi sembra lo dimostri.

Nella foto: Produttrici di burro di caffè della cooperativa OCFCU in Etiopia. Foto di  Roger van Zaal.