TR4: l’ebola delle banane

25 gennaio 2016

Qualcuno parla di “bananageddon”: la fine delle banane. Rischiamo di rimanere senza a causa di un fungo, chiamato Tropical Race 4 (TR4), che attacca il sistema linfatico della pianta causandone la morte. Ha già messo in ginocchio intere piantagioni in Asia e se ne è parlato parecchio anche sui media. Sul Washington Post (tradotto da Il Post qui), per esempio, si sottolinea come questa strage sia da imputare al fatto che oggi il 99% delle banane commercializzate nel mondo sono del cultivar Cavendish, una monocultura in cui l’uguaglianza genetica dei frutti li rende più vulnerabili all’attacco di malattie come questa.

Secondo Franco De Panfilis di OrganicSur, uno dei storici licenziatari Fairtrade per le banane bio, questa epidemia è “l’ebola delle banane”. Come il virus tropicale sta colpendo un’area specifica, il Sud-Est Asiatico, propagandosi velocemente nonostante i cosiddetti corridoi ecologici – aree dedicate a coltivazioni diverse che dovrebbero evitare l’espandersi delle epidemie. “Immaginateli come le piste tagliafuoco dei nostri boschi, che servono a evitare il propagarsi degli incendi: la TR4 per i bananeti è un incendio che le piste tagliafuoco della biodiversità non riescono a fermare”, spiega De Panfilis.

Come l’ebola, il Fusarium oxysporum, la specie di fungo di cui la varietà TR4 fa parte, è difficile da curare: anche una volta eradicate le piante malate, le spore rimangono nell’acqua e nel terreno rendendo altamente probabile il ritorno della malattia.

Come per l’ebola, secondo De Panfilis, la vera soluzione è circoscrivere l’epidemia evitando di dover ricorrere a una “soluzione all’americana” con lo sviluppo di una banana OGM resistente al fungo.  Ci vogliono contromisure immediate per affrontare la diffusione della TR4, come controlli fitosanitari più accurati alle frontiere. Appena rientrato dalla zona di Piura, in Perù, dove OrganicSur ha una propria sede e personale a supporto dei produttori locali nelle loro coltivazioni biologiche, De Panfilis racconta che dal vicino Ecuador entra in Perù materiale vivaistico sul quale vengono fatti controlli fitopatologici scarsi e non accurati. De Panfilis auspica un sistema di vivai certificati e garantiti, dove la sanità delle piante venga controllata prima dell’esportazione.

“C’è chi pensa al peggio, se questi controlli non vengono applicati subito, ma alla fine forse sarà la natura a debellare la TR4, piuttosto che la previdenza o la sapienza dell’uomo. Può darsi che quello che ci aspetta sul lungo periodo sia lo spostamento massiccio delle coltivazioni di banane in zone semidesertiche, dove un clima meno umido impedisce la diffusione di questo e altri funghi.”

 

Nella foto: confezionamento delle banane nella cooperativa APBOSMAM, Perù. Foto di Santiago Engelhardt