Dalle Fiji, un grido di aiuto sul cambiamento climatico

10 novembre 2017

Quando il ciclone Winston ha percorso il suo cammino distruttivo attraverso il  Pacifico, nel febbraio 2016, ha rappresentato solo l’ultimo di una serie di eventi in condizioni meteorologiche estreme che ha colpito le Fiji.

Winston ha provocato 44 morti al suo passaggio e si stima abbia causato più di 1,4 miliardi di dollari di danni in tutta la regione. Come era già successo molte volte, le comunità di contadini sono state devastate più di tutte dal passaggio del ciclone. Come molte piccole isole dei paesi in via si sviluppo, le Fiji sono particolarmente vulnerabili all’impatto del cambiamento climatico e nessuno lo conosce meglio dei produttori di zucchero di canna che contribuiscono alle entrate del paese in una percentuale che varia tra il 12 e il 15 per cento.

Una minaccia per i produttori di zucchero

I cicloni, insieme alle siccità, le alluvioni e l’innalzamento del livello del mare che sono ormai eventi stabili qui e stanno provocando un impatto devastante tra i produttori di zucchero, le loro famiglie e comunità. Anche i produttori di zucchero Fairtrade, che sono in una posizione migliore rispetto agli altri grazie al Premio Fairtrade, sono in difficoltà. “Stiamo vedendo che il tempo sta cambiando: c’è la siccità durante la stazione delle piogge e questo mina la crescita della canna da zucchero” dice Mohammed Rafiq, direttore dell’Associazione di produttori di zucchero di canna Labasa. “I filari di canna da zucchero sono a terra, la produzione è penalizzata e gravi cicloni continuano a distruggere il nostro lavoro”. Mohammed è collega di Ronald Kuma, che gestisce Rarawai, certificata Fairtrade, e l’Associazione di produttori di zucchero Penang: “Abbiamo avuto ora un periodo di siccità per più di 6 mesi, dice. E’ cominciato dopo l’ultimo ciclone, che ha distrutto tutto. Ci vorranno 4 o 5 anni per tornare al livello precedente di produzione”.

L’impatto del cambiamento climatico sui produttori di canna da zucchero delle Fiji non è difficile da notare. Oltre l’evidente forza distruttiva delle tempeste tropicali, sono un problema l’aumento dell’impatto delle variazioni meteorologiche, la crescita delle temperature, la perdita della terra vicina alla costa e l’erosione del suolo. Ronald mostra tristemente i campi di canna da zucchero. “La pioggia dovrebbe arrivare in questo periodo, come al solito. Ma ora non è più così”.

Quello che sta facendo Fairtrade

Pravin Sawmy, Manager per lo sviluppo delle aziende per Fairtrade Australia e Nuova Zelanda, capisce perché i contadini si sentono minacciati  ma indica il lavoro che è stato fatto per provare a contrastare il cambiamento climatico: “Il Premio Fairtrade ha portato 12 milioni di dollari alle Fiji e parte di questo denaro è stato investito per progetti che aiuteranno i coltivatori di canna da zucchero a diventare più resilienti al cambiamento climatico”, dice Pravin.

“Per esempio, i contadini stanno usando una parte del denaro del Premio per scavare canali e condutture  in modo che quando piove molto possano drenare più facilmente evitando l’inondazione  delle coltivazioni. Stanno anche imparando come proteggere il suolo dall’evaporazione in modo che possano arrivare preparati ai periodi di siccità.” L’alternanza delle coltivazioni, ovvero la piantumazione di altre specie come legumi o cocomeri in alternanza alle piante di canna, è un altro modo in cui i contadini possono agire per adattarsi al cambiamento climatico. “Alternanza delle coltivazioni significa che le famiglie hanno più cibo e inoltre posso arricchire il suolo di nutrienti che aggiungono ulteriore beneficio di ridurre l’impiego di fertilizzanti, dice Pravin. “I coltivatori di canna da zucchero delle Fiji hanno un reddito molto basso e il cambiamento climatico impatta in modo forte e diretto sulle loro entrate, lasciandoli ancora più vulnerabili. L’alternanza delle colture li protegge contro l’insicurezza alimentare”. Parbindra Singh è presidente dell’Associazione dei produttori di canna da zucchero. Anche lui è stato colpito dal cambiamento climatico e dal suo impatto sulla produzione di zucchero, tanto da percorrere più di 16 mila chilometri verso la conferenza delle Nazioni Unite a Bonn, in Germania, per spingere i governi a prendere urgenti provvedimenti. “Con il giusto supporto, i contadini possono diventare più resilienti, dice Parbindra. I contadini Fairtrade sono meglio attrezzati degli altri per adattarsi e mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Ma non possiamo fare tutto da soli. E’ arrivato il momento in cui tutti, nella catena di fornitura – produttori, distributori e consumatori, facciano la loro parte per ridurre la loro impronta di carbonio”.